Spesso ci si chiede se i film d’animazione e i cartoni animati, generalmente destinati a un pubblico infantile, possano davvero traumatizzare i bambini.
Da adulti, infatti, ricordiamo ancora con dispiacere, tristezza o persino spavento alcune scene viste durante l’infanzia.
Ci vengono in mente la morte di Mufasa, il padre di Simba, ne Il Re Leone, la morte della mamma di Bambi in Bambi o la separazione di Dumbo dalla madre.
Proprio questi ricordi portano molte persone a domandarsi se alcuni film d’animazione possano essere realmente traumatici per i bambini o se, invece, si tratti di scene molto intense che hanno lasciato una forte impressione emotiva.
Nelle prossime righe cercheremo di capire se i contenuti che definiamo “traumatizzanti” nella nostra infanzia lo siano stati davvero e se i cartoni animati possano effettivamente avere un impatto traumatico sui bambini.
Perché alcuni film d’animazione vengono definiti traumatici?
Alcuni film d’animazione vengono definiti traumatici perché presentano eventi e immagini particolarmente intensi per un pubblico infantile.
Spesso la storia prende avvio da una tragedia, come la morte di un genitore, una separazione improvvisa o la perdita della propria casa e della propria famiglia.
A questi elementi si aggiungono scene violente, personaggi minacciosi, inseguimenti, pericoli, suoni improvvisi e immagini cupe, capaci di suscitare paura e forte tristezza.
Anche le trame possono essere catastrofiche e mettere i protagonisti di fronte a lutti, abbandono, solitudine o situazioni di grande pericolo.
Per questo motivo, si tende a pensare che tali contenuti possano essere troppo intensi e, in alcuni casi, traumatici per un bambino.
Perché i cartoni e i film di animazione possono spaventare i bambini?
Si pensa che alcuni film d’animazione possano essere traumatici per i bambini perché certe scene possono provocare una paura molto intensa.
I più piccoli possono continuare a ripensare alle immagini viste, riportarle nei sogni o avere incubi, soprattutto quando il contenuto riguarda la morte, l’abbandono, la separazione dai genitori o la presenza di personaggi minacciosi.
Inoltre, in base all’età e allo sviluppo del bambino, può esserci una maggiore difficoltà nel distinguere completamente la realtà dalla fantasia: ciò che accade nel cartone animato può quindi essere percepito come più concreto, vicino o possibile.
Per questo alcune scene possono lasciare un’impressione forte e continuare a spaventare anche dopo la fine del film.
La funzione educativa dei cartoni animati per bambini
Le separazioni, gli abbandoni e le perdite presenti nei film d’animazione non hanno soltanto la funzione di rendere la storia più drammatica.
Spesso rappresentano il punto di partenza del percorso del protagonista, che viene costretto ad affrontare la paura, la solitudine e il cambiamento, imparando gradualmente a trovare nuove risorse e nuovi legami.
Attraverso una storia di fantasia, il bambino può entrare in contatto con emozioni difficili come tristezza, rabbia e paura all’interno di un contesto protetto, osservando come i personaggi le affrontano e le superano.
Questi film possono quindi aiutare a dare un nome alle emozioni, comprendere che le difficoltà fanno parte della vita e trasmettere messaggi di crescita, resilienza e speranza.
La presenza di un adulto disponibile a parlarne può inoltre trasformare le scene più intense in un’occasione di ascolto e condivisione.
Quando un film d’animazione può diventare traumatico?
Un film d’animazione molto spaventoso non provoca automaticamente un trauma o un disturbo post-traumatico da stress.
Tuttavia, alcune scene possono essere vissute dal bambino come emotivamente travolgenti, soprattutto quando richiamano paure già presenti, esperienze personali difficili o angosce tipiche della sua fase di sviluppo.
Nei bambini, il disagio legato a un’esperienza spaventosa può manifestarsi in modi diversi rispetto agli adulti.
È quindi importante osservare se il contenuto continua a riemergere nella vita quotidiana attraverso:
- sogni ricorrenti o incubi, nei quali possono comparire direttamente le scene viste oppure situazioni simili di pericolo, perdita e separazione;
- giochi ripetitivi, in cui il bambino mette continuamente in scena morti, abbandoni, inseguimenti o separazioni, cercando di rappresentare e rielaborare ciò che lo ha colpito;
- nuove paure o fobie, come il timore del buio, di alcuni animali, di personaggi specifici o di restare solo;
- evitamento, con il rifiuto di rivedere il film, entrare in determinati ambienti o affrontare situazioni che ricordano la scena;
- maggiore agitazione e bisogno di rassicurazione, soprattutto al momento di dormire o quando deve separarsi dai genitori;
- riattivazione di angosce tipiche dell’età evolutiva, come la paura dell’abbandono, dell’allontanamento dalle figure di riferimento, della morte propria o di quella dei genitori.
In questi casi, il film non crea necessariamente da solo un PTSD, ma può intensificare paure già presenti o offrire immagini concrete a un’angoscia che il bambino non riesce ancora a comprendere ed esprimere a parole.
Più che la singola scena, contano quindi l’intensità e la durata delle reazioni, le caratteristiche del bambino, le sue esperienze precedenti e la possibilità di trovare un adulto capace di accogliere e spiegare ciò che lo ha spaventato.
Cosa dice la letteratura su film d’animazione e traumi nei bambini?
Per capire che cosa dice la letteratura sul possibile impatto dei film d’animazione sui bambini, abbiamo esaminato alcune pubblicazioni e scelto di presentare uno studio del 2016 dal titolo Violence in Animated Feature Films: Implications for Children.
La ricerca ha analizzato il contenuto di 23 film d’animazione di grande successo (tra i quali Il Re Leone, Alla ricerca di Nemo, Up, Aladdin, Toy Story, Shrek e Monsters & Co.).
Da quest’analisi sono stati registrati complessivamente 1.245 atti violenti, con una media di 54 episodi per film.
La violenza fisica rappresentava il 72,4% degli episodi osservati e comprendeva pugni, calci, ferimenti, tentativi di uccisione e prese in ostaggio. Nei film esaminati sono state inoltre rilevate 18 scene di uccisione.
Lo studio suggerisce quindi che i film d’animazione pur essendo generalmente considerati prodotti innocui e adatti ai bambini, possono contenere immagini e situazioni molto intense.
La presenza di animali, personaggi fantastici, colori vivaci e momenti comici può rendere la violenza meno evidente agli occhi degli adulti, senza necessariamente impedirle di spaventare i bambini più piccoli.
Questi ultimi, infatti, possono avere maggiori difficoltà nel distinguere pienamente ciò che è reale da ciò che appartiene alla fantasia e possono essere particolarmente impressionati da mostri, animali minacciosi o scene catastrofiche.
I film di animazione possono determinare un PTSD nei bambini?
L’articolo citato nel paragrafo precedente sottolinea inoltre che l’effetto di tali contenuti non è uguale per tutti, ma può dipendere dall’età e dalla fase di sviluppo del bambino, dalla quantità di violenza alla quale è esposto, dalla sua sensibilità e dal contesto familiare.
Guardare il film insieme a un adulto, avere la possibilità di fare domande e ricevere spiegazioni può aiutare il bambino a comprendere le scene e a distinguere meglio la fantasia dalla realtà.
È però importante precisare che questo studio non dimostra che i film d’animazione provochino direttamente un trauma psicologico o un disturbo post-traumatico da stress.
D’altrone si tratta di un’analisi del contenuto dei film e non delle reazioni dei bambini.
La ricerca mostra quindi la presenza di numerose scene potenzialmente violente o spaventose, ma riconosce la necessità di studi sperimentali e longitudinali per comprendere quali conseguenze possano avere nel tempo.



