Sovrastima della minaccia nel disturbo ossessivo-compulsivo

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Sovrastima della minaccia nel disturbo ossessivo-compulsivo

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Contenuto verificato

Revisione clinica a cura di

Dott.ssa Debora Galli

Coordinatrice della revisione psicologico-clinica, esperta in psicodiagnostica e disturbi del neurosviluppo.

Ultima revisione clinica: 2 Agosto 2026

Coordinamento editoriale: Denise Puglisi

Supervisione medico-scientifica

Dott. Giancarlo Giupponi

Completata il 2 Agosto 2026

Nel disturbo ossessivo-compulsivo, alcuni pensieri ossessivi possono essere accompagnati da una percezione sproporzionata della minaccia e delle possibili conseguenze di un evento temuto.

La persona può attribuire a una possibilità negativa un livello di importanza, responsabilità o pericolosità molto elevato, anche quando riconosce razionalmente che lo scenario temuto è poco probabile.

Nel DOC, tuttavia, la questione non riguarda semplicemente la paura di qualcosa di pericoloso. Il punto centrale è spesso il modo in cui la persona interpreta il dubbio e la responsabilità rispetto a ciò che potrebbe accadere.

Un pensiero come “e se avessi contaminato qualcuno?”, “e se avessi lasciato il gas aperto?” oppure “e se potessi fare del male a qualcuno?” può diventare difficile da ignorare non tanto perché la persona ritenga necessariamente certa la conseguenza, ma perché sente di dover raggiungere un livello di certezza assoluta prima di poter andare avanti.

Il tentativo di eliminare il dubbio può quindi alimentare il ciclo ossessivo-compulsivo: l’ossessione genera una sensazione di minaccia o responsabilità, la persona mette in atto una compulsione per ridurre l’incertezza e il sollievo ottenuto rinforza temporaneamente il comportamento.

Nelle prossime righe vedremo come questo meccanismo può manifestarsi nel Disturbo Ossessivo Compulsivo e perché può trasformarsi in una vera e propria trappola psicologica.

Che cos’è la sovrastima della minaccia?

La sovrastima della minaccia può essere descritta come la tendenza a valutare un possibile evento negativo come più probabile, grave o difficile da gestire di quanto sia effettivamente.

Nel disturbo ossessivo-compulsivo, però, questo meccanismo deve essere considerato all’interno di un sistema più ampio di interpretazioni e comportamenti ossessivo-compulsivi.

Una possibilità negativa può assumere un’importanza sproporzionata perché viene collegata a una responsabilità personale, a un bisogno di certezza o alla convinzione di dover prevenire qualsiasi conseguenza dannosa.

Per esempio, una persona può pensare di aver lasciato accidentalmente aperto il gas. Il problema non è soltanto la paura che possa verificarsi un incidente: il dubbio può trasformarsi nella convinzione di dover verificare nuovamente, perché non riuscire a escludere completamente il rischio viene percepito come irresponsabile.

La persona può quindi controllare una volta, poi una seconda, poi ancora una terza, senza riuscire a raggiungere la certezza desiderata.

La compulsione non elimina realmente l’incertezza: offre soltanto un sollievo temporaneo, contribuendo a mantenere il ciclo ossessivo-compulsivo.

Per approfondire il ruolo dei bias e delle distorsioni cognitive nel disturbo ossessivo-compulsivo, puoi leggere il nostro articolo Errori e bias cognitivi nella mente ossessivo-compulsiva.


Come si manifesta la sovrastima della minaccia nel disturbo ossessivo-compulsivo?

Nei nostri articoli utilizziamo spesso esempi concreti, non per creare checklist diagnostiche, ma per aiutare chi legge a riconoscere alcuni schemi di pensiero e comportamento, comprendere meglio ciò che sta vivendo e valutare se possa essere utile chiedere un aiuto professionale.

Nel DOC, la sovrastima della minaccia può assumere forme differenti a seconda del contenuto delle ossessioni. Alcuni esempi possono essere:

  • sopravvalutare il rischio di aver contaminato sé stessi o altre persone, anche dopo un’esposizione oggettivamente poco significativa, e sentire il bisogno di lavarsi o mettere in atto altre compulsioni;
  • attribuire un’importanza eccessiva alla possibilità di aver commesso un errore, percependo la necessità di controllare ripetutamente per escludere completamente eventuali conseguenze;
  • sentirsi eccessivamente responsabili della prevenzione di possibili eventi negativi, anche quando non esistono elementi concreti che rendano probabile lo scenario temuto;
  • interpretare un pensiero intrusivo come qualcosa che deve essere neutralizzato, per esempio attraverso controlli, rituali mentali, evitamenti o altri comportamenti;
  • vivere l’incertezza come intollerabile, sentendo di dover raggiungere una certezza assoluta prima di poter interrompere un controllo o proseguire con un’attività;
  • attribuire conseguenze eccessivamente gravi a una possibilità remota, soprattutto quando la persona ritiene di avere una responsabilità diretta nel prevenirla;
  • ricercare ripetutamente rassicurazioni, perché la conferma ricevuta dagli altri permette di ridurre temporaneamente il dubbio, ma il bisogno di rassicurazione tende poi a ripresentarsi.

Questi esempi non descrivono necessariamente un disturbo ossessivo-compulsivo. Ciò che assume particolare rilevanza nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo è il ciclo tra ossessione, aumento della minaccia o della responsabilità percepita, compulsione e sollievo temporaneo.

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Quando ogni rischio diventa una catastrofe: l’impatto della sovrastima della minaccia nel DOC

Nel disturbo ossessivo-compulsivo, una possibilità negativa può diventare difficile da tollerare non perché la persona sia necessariamente convinta che accadrà, ma perché sente di non poterla escludere completamente.

È proprio il dubbio a mantenere attivo il meccanismo.

Un pensiero come “e se avessi contaminato qualcuno?” può portare a ripercorrere mentalmente ciò che è accaduto, lavarsi, controllare, chiedere rassicurazioni o evitare determinate situazioni.

Il sollievo ottenuto dopo la compulsione può essere molto intenso, ma generalmente è temporaneo. Quando il dubbio ritorna, la persona può sentire nuovamente il bisogno di controllare o neutralizzare.

In questo modo, il tentativo di ottenere certezza finisce paradossalmente per rafforzare il bisogno di certezza.

Il problema, quindi, non è semplicemente avere paura di una possibile conseguenza negativa. È il rapporto che la persona sviluppa con il dubbio, con la responsabilità percepita e con la necessità di neutralizzare la minaccia.

Per questo motivo, nel DOC può diventare difficile accettare una quota normale di incertezza: anche quando la persona sa razionalmente che il rischio è molto basso, può sentire di dover fare qualcosa per essere completamente sicura.

La compulsione diventa così una strategia per ottenere certezza o ridurre il disagio, ma contribuisce a mantenere il ciclo ossessivo-compulsivo.

Con il tempo, questo meccanismo può restringere progressivamente la libertà della persona, portandola a dedicare sempre più tempo a controlli, rituali, evitamenti o richieste di rassicurazione.

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“E se fosse successo davvero?”: quando la paura del rischio diventa un problema

Se ti accorgi di essere frequentemente tormentato da dubbi relativi a possibili conseguenze negative e senti il bisogno di controllare, verificare, chiedere rassicurazioni, evitare determinate situazioni o ripetere mentalmente alcuni passaggi per sentirti sicuro, può essere utile chiedere una valutazione professionale.

Nel DOC, infatti, non è soltanto la presenza di una paura a essere rilevante, ma il ciclo che può instaurarsi tra pensiero ossessivo, dubbio, minaccia o responsabilità percepita e comportamento compulsivo.

Riconoscersi in alcuni esempi non significa necessariamente avere un disturbo ossessivo-compulsivo. Una valutazione clinica può aiutare a distinguere il DOC da altri problemi caratterizzati da ansia, paura o preoccupazione e a comprendere quali meccanismi siano effettivamente presenti.

Puoi rivolgerti agli specialisti di GAM Medical, centro specializzato nel disturbo ossessivo-compulsivo, per comprendere meglio ciò che stai vivendo e valutare il percorso più adatto alle tue esigenze.

Intanto, puoi anche svolgere il test online gratuito sul disturbo ossessivo-compulsivo: non sostituisce una diagnosi, ma può offrire un primo orientamento.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

2 risposte

  1. Proprio ieri sera per l’ennesima volta mi sono ritrovata a non riuscire a spegnere la testa.
    Negli ultimi due anni ho notato un peggioramento nel mio modo di affrontare certe situazioni e lo riconosco in questa frase:

    “…una semplice possibilità può assumere il peso di una certezza…Anche quando una parte della persona riconosce che il rischio è remoto o sproporzionato, il dubbio continua a essere così incalzante e realistico da rendere difficile ignorarlo.”

    Da sempre, quando esco di casa sapendo che starò via per giorni, controllo le cose cento volte, ma se prima controllavo e poi mi facevo assalire dal dubbio di aver dimenticato qualcosa, adesso per evitare il problema faccio un video per rassicurarmi di aver chiuso e spento tutto e se per caso non lo faccio torno indietro o soffro, perchè il dubbio non mi molla.
    Da sempre vado in montagna, ma nell’ultimo anno mi è capitato due volte di trovarmi su sentieri stretti e pensare a quello che sarebbe potuto succedere se fossi scivolata (sarei morta, la mia vita buttata via) e continuare a pensarci fino a perderci il sonno quasi come se avessi davvero rischiato la pelle.
    Mi capita anche di guidare e magari superare un ciclista e poi controllare nello specchietto che sia ancora li per paura di averlo preso dentro o addirittura tornare indietro e ripercorrere la strada. Se calcolo male una manovra d’ immissione continuo a pensare a cosa poteva succedere se…
    E la cosa più fastidiosa è che anche quando la parte razionale di me dice: “Ma stai cercando di convincerti di aver commesso un errore o un crimine? Pensa bene a come sono andate le cose…non è successo nulla!” nell’immaginario si aprono mille scenari che iniziano con “E se…”

    1. Gentile Effy, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. I dubbi persistenti, i controlli ripetuti e gli scenari che iniziano con “e se…” sembrano causarle molta sofferenza e interferire con il sonno e la serenità. Da un commento non è possibile formulare una diagnosi, ma il peggioramento negli ultimi due anni merita un confronto con uno psicologo, psicoterapeuta o psichiatra esperto di disturbo ossessivo-compulsivo. Chiedere aiuto non significa arrendersi: può essere il primo passo per tornare a sentirsi più libera e al sicuro.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

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