Se soffri di ansia o di attacchi di panico, potresti aver sperimentato una sensazione molto particolare: quella di pensare che ciò che stai provando in questo momento non finirà mai.
Attraverso la nostra pratica clinica nel nostro centro specializzato in ansia, ci capita spesso di parlare con persone che ci riportano con molta preoccupazione e disperazione questa sensazione.
Durante un episodio di forte ansia, infatti, può sembrare che quel malessere sia destinato a durare per sempre, come se non ci fosse una fine possibile. È una sorta di “estensione temporale” dello stato ansioso, che porta a vivere l’ansia o l’attacco di panico come un’esperienza eterna e senza via d’uscita.
Nelle prossime righe cercheremo di capire perché succede, quali meccanismi psicologici sono coinvolti e perché questa percezione, per quanto intensa e spaventosa, non corrisponde alla realtà.

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Sensazione che l’ansia che si prova non passerà mai
La sensazione che l’ansia non finirà mai può manifestarsi in modi diversi, ma ha un elemento comune: la difficoltà a immaginare un futuro in cui ci si sentirà meglio.
Quando l’ansia è molto intensa, il cervello tende a “fotografare” lo stato emotivo del momento e a viverlo come se fosse permanente.
Questo può accadere sia durante episodi acuti, come un attacco di panico, sia durante periodi più lunghi in cui l’ansia è presente in modo costante.
Ad esempio, durante un attacco di panico una persona può pensare:
- “Non finisce più.”
- “Questa sensazione non passerà mai.”
- “D’ora in poi mi capiterà sempre”
Quando invece l’ansia è più persistente, la percezione cambia leggermente ma il meccanismo rimane lo stesso. Dopo giorni o settimane di forte tensione possono comparire pensieri come:
- “Ormai sono diventato così.”
- “Non riuscirò mai più a stare tranquillo.”
- “Non ricordo più cosa significhi stare bene.”
- “La mia vita sarà sempre dominata dall’ansia.”
Ciò che accomuna tutte queste esperienze è una particolare distorsione della percezione del tempo.
Lo stato emotivo presente sembra espandersi fino a occupare anche il futuro: la mente fatica a ricordare che in passato l’ansia è già diminuita altre volte e, soprattutto, fatica a immaginare che possa diminuire anche questa volta.
Per questo motivo, durante uno stato ansioso, non si ha semplicemente la sensazione di stare male adesso. Si ha la sensazione che quel “adesso” coincida con il “per sempre”.
Ed è proprio questa percezione a rendere l’ansia ancora più spaventosa, perché alla sofferenza del momento si aggiunge l’idea che non ci sarà mai una fine.

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Perché il cervello ansioso perde la prospettiva temporale?
Uno dei motivi per cui l’ansia può sembrare eterna è che, durante uno stato di forte attivazione emotiva, il cervello modifica il proprio modo di ragionare sul tempo.
Quando siamo tranquilli, riusciamo abbastanza facilmente a pensare in termini di probabilità. Sappiamo che le emozioni cambiano, che una giornata negativa non significa necessariamente che anche quella successiva lo sarà e che ciò che proviamo oggi potrebbe essere molto diverso da ciò che proveremo domani.
Quando l’ansia diventa molto intensa, però, questo meccanismo tende a ridursi. Il cervello smette di ragionare in termini di possibilità e inizia a ragionare quasi esclusivamente in termini di presente assoluto.
In altre parole, il ragionamento diventa inconsapevolmente questo:
- “Se mi sento così adesso, continuerò a sentirmi così.”
- “Se in questo momento non riesco a stare bene, significa che non ci riuscirò più.”
- “Se l’ansia è così intensa, allora sarà sempre così.”
È come se il cervello perdesse la capacità di immaginare che il proprio stato interno possa cambiare. Il presente diventa l’unico punto di riferimento disponibile e viene inconsapevolmente proiettato nel futuro.
Questo accade perché, quando il sistema nervoso è fortemente attivato, il cervello concentra gran parte delle proprie risorse sulla gestione della minaccia percepita. In queste condizioni diventa molto più difficile prendere le distanze dall’esperienza del momento e ricordarsi che le emozioni, per loro natura, sono transitorie.
Il risultato è un vero e proprio schiacciamento del tempo: il presente sembra espandersi fino a occupare anche il futuro. Non si pensa semplicemente “sto male in questo momento”, ma “starò male anche domani, la settimana prossima e probabilmente per sempre”.
È importante ricordare che questa non è una previsione accurata del futuro, ma una distorsione prodotta dall’ansia stessa. Più l’attivazione emotiva è intensa, più il cervello fatica a immaginare che lo stato attuale possa cambiare, alimentando così la sensazione che quel malessere sia destinato a non finire mai.

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