Uno dei criteri diagnostici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è che le ossessioni e le compulsioni occupino molto tempo durante la giornata – in genere più di un’ora al giorno – oppure provochino un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento nella vita quotidiana.
Tuttavia, non tutte le persone con DOC sperimentano compulsioni lunghe o particolarmente evidenti. Esistono infatti persone che mettono in atto rituali molto brevi, della durata di pochi secondi, oppure compulsioni mentali che, pur essendo frequenti, non sembrano far perdere così tanto tempo nell’arco della giornata.
Questo porta spesso a una domanda: se le compulsioni sono brevi e non mi fanno perdere molto tempo, significa che il mio DOC è meno grave o ha un impatto minore sulla mia vita?
La risposta non è così semplice. La durata delle compulsioni rappresenta certamente un elemento importante nella valutazione del disturbo, ma non è l’unico aspetto da considerare. Esistono infatti persone che dedicano pochi minuti ai rituali, ma convivono con un’intensa sofferenza psicologica, con un costante stato di ansia o con un forte senso di limitazione nella vita quotidiana.
Nei prossimi paragrafi cercheremo di capire perché il tempo impiegato nelle compulsioni non coincide necessariamente con la gravità del disturbo e quali altri aspetti è importante considerare quando si valuta l’impatto del DOC.
Non tutte le compulsioni fanno perdere tempo
Come già accennato nel paragrafo introduttivo, tra i criteri diagnostici del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, si legge che le ossessioni o le compulsioni occupino molto tempo durante la giornata, generalmente più di un’ora al giorno. Questo porta molte persone a pensare che, se le proprie compulsioni sono brevi o durano pochi secondi, allora il loro DOC abbia necessariamente un impatto minore.
In realtà, non è così semplice.
Innanzitutto, è importante ricordare che per ricevere una diagnosi di Disturbo Ossessivo-Compulsivo non è necessario soddisfare tutti i criteri diagnostici contemporaneamente. Il DSM-5, infatti, specifica che le ossessioni e/o le compulsioni devono essere dispendiose in termini di tempo oppure causare un marcato disagio clinico o una significativa compromissione del funzionamento. Non è quindi indispensabile che facciano perdere molto tempo.
Esistono, inoltre, persone che presentano prevalentemente ossessioni, senza compulsioni evidenti, e altre che mettono in atto compulsioni molto rapide: piccoli controlli, rituali mentali o comportamenti che richiedono solo pochi secondi ma vengono ripetuti frequentemente durante la giornata.
Per questo motivo, la presenza di compulsioni brevi può portare la persona a percepire il proprio disturbo come “meno importante” o “meno grave”. Tuttavia, la durata delle compulsioni, da sola, non è sufficiente per valutare quanto il DOC incida realmente sulla vita di una persona.
Esempi di compulsioni “brevi”
Si tratta di rituali che durano pochi secondi o pochi minuti, ma che possono essere ripetuti molte volte nel corso della giornata.
- Controllare di aver chiuso la porta.
- Rileggere una frase una volta in più per essere sicuri di averla capita.
- Ripetere mentalmente una parola o una preghiera per neutralizzare un pensiero.
- Chiedere una rapida rassicurazione a un familiare (“Sei sicuro che non sia successo niente?”).
- Controllare velocemente il proprio corpo per verificare la presenza di un sintomo.
- Ripensare per qualche secondo a un evento per essere certi di non aver commesso un errore.
Esempi di compulsioni “lunghe”
Sono rituali più complessi, che possono richiedere molti minuti o addirittura ore.
- Lavarsi le mani seguendo una sequenza rigida che deve essere ripetuta più volte.
- Controllare ripetutamente porte, finestre o fornelli prima di uscire di casa.
- Riordinare gli oggetti finché non risultano “perfetti” o “al posto giusto”.
- Ripetere un’intera sequenza di azioni se qualcosa interrompe il rituale.
- Tornare più volte sui propri passi per verificare di non aver causato un danno o investito qualcuno.
- Rileggere più volte email, messaggi o documenti prima di inviarli, impiegando anche decine di minuti.
Se le compulsioni sono brevi, il DOC è meno grave?
Non necessariamente. È vero che compulsioni molto lunghe e ritualizzate possono compromettere in modo importante la quotidianità: pensiamo, ad esempio, a controlli che durano ore, rituali di lavaggio particolarmente complessi o sequenze di azioni che impediscono alla persona di svolgere normalmente le proprie attività.
Questo, però, non significa che un DOC con compulsioni brevi abbia automaticamente un impatto minore. La gravità del disturbo dipende da molti altri fattori, tra cui:
- L’intensità delle ossessioni: anche se la compulsione dura pochi secondi, l’ansia provocata dall’ossessione può essere estremamente intensa. Il tempo necessario a ottenere un momentaneo sollievo non dice nulla sull’intensità della sofferenza vissuta.
- La frequenza delle compulsioni: un rituale che dura pochi secondi ma viene ripetuto decine o centinaia di volte durante la giornata può avere un impatto significativo sulla qualità di vita.
- Il carico mentale: molte compulsioni sono mentali e non sono visibili agli altri: ripetere mentalmente parole, controllare ricordi, cercare continue rassicurazioni interne o analizzare incessantemente i propri pensieri può essere estremamente faticoso, anche se richiede poco tempo per ogni singolo episodio.
- L’evitamento: alcune persone impiegano poco tempo nelle compulsioni perché, nel tempo, hanno iniziato a evitare tutte le situazioni che potrebbero attivare le ossessioni. In questi casi il tempo dedicato ai rituali diminuisce, ma la vita della persona può risultare comunque fortemente limitata.
- L’impatto emotivo: il DOC non si misura solo in minuti. Si misura anche nella quantità di ansia, senso di colpa, vergogna, dubbio e sofferenza che accompagna la persona durante la giornata.
Per questo motivo, la durata delle compulsioni rappresenta solo uno degli elementi da considerare. Un rituale breve non equivale necessariamente a un disturbo lieve, così come un rituale lungo non è l’unico indicatore della gravità del Disturbo Ossessivo-Compulsivo.



