ADHD e crisi di pianto: riconoscerle e affrontarle 

Tempo di lettura: 4 minuti

crisi di pianto e adhd

Ti stai chiedendo come comportarsi in caso di crisi di pianto nei soggetti ADHD?

Le crisi di pianto non rientrano tra i sintomi diagnostici principali dell’ADHD, che restano disattenzione, iperattività e impulsività. Tuttavia, molte persone ADHD — bambini, adolescenti e adulti — sperimentano anche difficoltà nella regolazione delle emozioni, con reazioni molto intense alla frustrazione, allo stress o al senso di fallimento. Per questo motivo, il pianto può diventare una possibile manifestazione di sovraccarico emotivo, soprattutto quando la persona fatica a fermarsi, calmarsi e ritrovare equilibrio. 

In questo articolo di GAM Medical, clinica ADHD, vedremo come riconoscere e affrontare le crisi di pianto nell’ADHD.

Quali sono le cause del pianto nell’ADHD?

Le cause del pianto nel Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività, noto anche come DDAI o ADHD, possono essere molteplici e non riconducibili a un unico fattore. 

La letteratura scientifica si concentra in particolare su un elemento ricorrente: la disregolazione emotiva. Con questa espressione si intende la difficoltà nel modulare intensità, durata ed espressione delle emozioni in modo proporzionato alla situazione. In termini pratici, emozioni come frustrazione, vergogna, rabbia o tristezza possono emergere rapidamente e risultare difficili da gestire. Nell’ADHD, le difficoltà più evidenti riguardano soprattutto la reattività o labilità emotiva, seguite da una ridotta capacità di regolazione emotiva.

Secondo lo studio del 2019 “Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD) and Emotion Regulation Over the Life Span” di Hanna Christiansen, Oliver Hirsch, Björn Albrecht & Mira-Lynn Chavanon ,la disregolazione emotiva è una caratteristica frequente dell’ADHD lungo tutto l’arco della vita e contribuisce in modo significativo alla compromissione del funzionamento quotidiano.

Non si tratta quindi solo di una maggiore sensibilità emotiva, ma di un aspetto che può incidere concretamente su relazioni familiari, percorso scolastico, lavoro e autostima.

In particolare, può manifestarsi con:

  • difficoltà a recuperare la calma dopo una delusione o una correzione;
  • reazioni emotive sproporzionate rispetto allo stimolo;
  • maggiore conflittualità nelle relazioni, a casa, a scuola o nel contesto lavorativo.

Come riconoscere una crisi di pianto se sei ADHD?

Non ogni episodio di pianto è legato alla DDAI (Disturbo dell’attenzione), e non ogni crisi emotiva dipende esclusivamente da questa condizione. Per questo è fondamentale osservare il contesto, l’intensità e la frequenza.

Una crisi può essere legata alla disregolazione emotiva quando:

  • nasce da frustrazioni, richieste percepite come eccessive o delusioni anche minime;
  • cresce rapidamente ed è difficile da interrompere;
  • la persona fatica a spiegare cosa sta provando;
  • dopo il pianto restano stanchezza, irritabilità, vergogna o senso di colpa;
  • episodi simili si ripetono in contesti diversi.

Le crisi di pianto nell’ADHD non riguardano solo l’infanzia, ma possono manifestarsi anche in età adulta, spesso in modo meno visibile ma ugualmente intenso. Negli adulti, queste reazioni possono emergere in contesti lavorativi, relazionali o in situazioni di forte pressione, come scadenze, conflitti o senso di inadeguatezza. A differenza dei bambini, il pianto può essere trattenuto o vissuto in modo più interno, ma ciò non significa che l’intensità emotiva sia minore. Anzi, in molti adulti un accumulo di tensione sfocia improvvisamente in momenti di forte vulnerabilità emotiva. In questi casi, è frequente la presenza di pensieri autocritici e senso di fallimento. 

Le crisi di pianto non sono specifiche dell’ADHD: possono comparire anche in presenza di ansia, depressione, disturbi del sonno o altre condizioni. Per questo una valutazione clinica non si basa su un singolo comportamento, ma sull’insieme dei sintomi e sul loro impatto nella vita quotidiana.

adhd e pianto
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ADHD: Come affrontare una crisi di pianto?

La prima regola è semplice: durante la crisi non serve discutere, spiegare troppo o correggere. Quando l’attivazione emotiva è molto alta, la priorità non è “far ragionare” la persona, ma aiutarla a tornare in una condizione di maggiore regolazione.

Lo studio del 2020 “Efficacy of psychosocial interventions for children with ADHD and emotion dysregulation: a systematic review” di Cécile Vacher, Allison Goujon, Lucia Romo, Diane Purper-Ouakil, indica che gli approcci più efficaci sono multimodali e personalizzati, e possono includere supporto psicologico, strategie comportamentali e, quando necessario, trattamento farmacologico.

Sul piano pratico, durante una crisi di pianto ADHD può essere utile:

  • ridurre gli stimoli e le richieste, 
  • usare un tono calmo e frasi brevi, 
  • validare l’emozione senza alimentare l’escalation, 
  • rimandare spiegazioni e confronto a dopo, 
  • osservare nel tempo i vari trigger ricorrenti.

Dopo la crisi, è utile riflettere su cosa l’ha attivata: stanchezza, sovraccarico, frustrazione o senso di blocco. L’obiettivo non è colpevolizzare, ma aumentare la consapevolezza dei segnali precoci.

Conoscere questi consigli è importante per evitare strategie disfunzionali come evitamento o isolamento. Un lavoro terapeutico mirato può aiutare a sviluppare strumenti di autoregolazione emotiva e a migliorare la gestione dello stress quotidiano.

Hai bisogno di aiuto professionale?

Qualora la crisi di pianto sia reiterata, senza un’apparente ragione o interferisca con la vita di tutti i giorni, il consiglio è quello di consultare un professionista, come uno psicoterapeuta, per gestire il disagio sottostante. Non esistono strategie che eliminino del tutto queste crisi, ma è possibile gestirle meglio con il giusto supporto. Rivolgersi a uno specialista della salute della mente è spesso il passo più efficace: in età evolutiva, pediatra e neuropsichiatra infantile; negli adulti, psicoterapeuti, psicologo o psichiatra esperto in ADHD.

La valutazione permette di distinguere ciò che dipende dall’ADHD da eventuali condizioni associate, come ansia o disturbi dell’umore.

Puoi valutare il supporto di psicoterapeuti specializzati in ADHD, esperti nella valutazione, diagnosi e trattamento della condizione.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://link.springer.com/article/ 
  • https://www.sciencedirect.com/science/article

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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