Il “prima e dopo” traumatico: quando il trauma diventa spartiacque

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Il “prima e dopo” traumatico: quando il trauma diventa spartiacque

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Un evento traumatico appartiene, per definizione, a un momento della propria storia. È accaduto in un tempo preciso, ha avuto un inizio e una fine. Sul piano psicologico, però, i suoi confini possono essere molto meno definiti.

Dopo un trauma, infatti, non è necessariamente soltanto il presente a cambiare. Può cambiare anche il modo in cui viene ricordato il passato e il modo in cui viene immaginato il futuro.

Si crea così, in alcune persone, una netta divisione temporale: prima dell’evento e dopo l’evento.

Il trauma diventa uno spartiacque attorno al quale viene progressivamente riorganizzata la propria storia.

Il trauma come spartiacque: “prima ero un’altra persona”

Una delle esperienze che possono emergere dopo un evento traumatico è la sensazione che esistano due versioni della propria vita: quella precedente e quella successiva.

Il “prima” può essere ricordato come un periodo in cui ci si sentiva più sicuri, spontanei, fiduciosi o semplicemente diversi. Il confronto con il presente può rendere questa distanza ancora più evidente.

Possono comparire pensieri come:

  • prima stavo bene;
  • prima riuscivo a fare queste cose senza pensarci;
  • prima non avevo paura;
  • prima ero una persona diversa.

Naturalmente il passato reale è quasi sempre molto più complesso di così. Ma dopo un trauma può essere riletto attraverso il contrasto con ciò che è venuto dopo.

Il rischio è che il “prima” diventi progressivamente un luogo idealizzato e irraggiungibile, mentre l’evento traumatico viene percepito come il punto preciso in cui qualcosa si è definitivamente spezzato.

Quando il trauma occupa anche il passato

Può verificarsi anche un movimento apparentemente opposto.

Invece di dividere nettamente la vita in un “prima buono” e un “dopo traumatico”, l’esperienza traumatica può arrivare a colorare retrospettivamente una parte molto più ampia della propria storia.

Il trauma diventa centrale nella narrazione autobiografica. Alcuni ricordi possono perdere rilevanza, mentre altri vengono reinterpretati alla luce di ciò che è accaduto.

Non significa necessariamente dimenticare tutto ciò che c’era prima. Piuttosto, l’evento traumatico può acquisire un peso tale da diventare una sorta di lente attraverso cui guardare anche ciò che lo precede.

È uno dei modi in cui il trauma può sembrare più grande dei propri confini cronologici: è avvenuto in un determinato momento, ma psicologicamente finisce per occupare molto più spazio.

Il presente dopo un evento traumatico

Naturalmente, è nel presente che la sofferenza diventa più immediatamente visibile.

Ricordi intrusivi, evitamento, ipervigilanza, alterazioni del sonno, intensa attivazione emotiva o fisiologica, difficoltà di concentrazione e cambiamenti dell’umore possono mantenere l’esperienza traumatica psicologicamente vicina anche quando l’evento è terminato.

Una delle caratteristiche dell’esperienza traumatica può essere proprio questa difficoltà nel percepire pienamente la distanza tra “è successo” e “sta succedendo”.

La persona sa razionalmente che l’evento appartiene al passato, ma alcune reazioni emotive e corporee continuano ad attivarsi come se il pericolo fosse ancora rilevante nel presente.

Il passato, in questo senso, continua a entrare nell’oggi.

“Nulla sarà più come prima”: il significato di questa frase

“Nulla sarà più come prima” è una frase che può contenere significati molto diversi.

In parte può esprimere una realtà: alcune esperienze modificano profondamente una persona e la sua storia. L’obiettivo psicologico non è necessariamente tornare esattamente alla persona che si era prima.

Ma questa frase può assumere anche un significato più rigido: se non posso tornare come prima, allora non potrò più stare bene.

È un passaggio importante.

“Non tornerà tutto identico” e “non esisterà più nulla di buono” non sono la stessa cosa.

Quando queste due idee si sovrappongono, il cambiamento prodotto dal trauma rischia di essere interpretato come una condanna permanente.

Il trauma e la percezione del futuro

Il trauma può modificare profondamente anche il modo in cui viene rappresentato ciò che deve ancora accadere.

Il futuro può apparire più pericoloso, meno prevedibile o semplicemente meno desiderabile. Può diventare difficile immaginare esperienze positive, fare progetti oppure pensarsi nuovamente al sicuro.

Non è necessario che compaia un pensiero esplicito come “succederà di nuovo”. La trasformazione può essere più sottile.

Il mondo può essere percepito come un luogo in cui le cose brutte possono accadere improvvisamente, le persone possono non essere affidabili, la sicurezza può essere perduta da un momento all’altro oppure ciò che si costruisce può essere nuovamente distrutto.

Da qui possono derivare aspettative come:

non sarò mai più tranquillo,
non riuscirò più a fidarmi,
ormai sarò sempre così,
non riesco a immaginare qualcosa di bello davanti a me.

Il trauma, quindi, pur appartenendo al passato, può produrre una sorta di anticipazione negativa permanente.

PTSD e alterazioni negative delle cognizioni

Ciò che abbiamo descritto finora assume una forma definita nel Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD).

Tra i criteri diagnostici del PTSD sono infatti comprese le alterazioni cognitive associate all’evento traumatico.

Possono comprendere, tra gli altri aspetti, convinzioni persistentemente negative su di sé, sugli altri o sul mondo, attribuzioni distorte di colpa, stati emotivi negativi persistenti e difficoltà nell’esperire emozioni positive.

Questo aiuta a comprendere un punto essenziale: il PTSD non riguarda soltanto il “ricordare troppo” l’evento traumatico.

Può riguardare anche ciò che quell’esperienza ha portato la persona a concludere: su di sè, sugli altri, sul mondo, sul futuro.

Non tutte le persone che attraversano un trauma sviluppano un PTSD e la presenza di singoli pensieri di questo tipo non equivale a una diagnosi.

È la loro persistenza, insieme agli altri sintomi post-traumatici e al loro impatto sul funzionamento della persona, ad assumere rilevanza clinica.

Quando l’evento traumatico sembra non avere più confini

Possiamo quindi immaginare il trauma come un evento che, in alcuni casi, tende psicologicamente a espandere i propri confini temporali.

Nel presente continua a manifestarsi attraverso sintomi, emozioni e reazioni corporee.

Verso il passato può diventare lo spartiacque che divide la vita in un “prima” e un “dopo”, oppure una lente attraverso cui rileggere ciò che è accaduto prima.

Verso il futuro può produrre aspettative negative e la sensazione che ciò che è accaduto abbia già deciso ciò che accadrà.

L’evento finisce così per occupare tre tempi contemporaneamente: ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà.

Ed è proprio questa espansione a poter contribuire alla sensazione che il trauma sia diventato totalizzante.

Ridare al trauma dei confini

Uno degli aspetti importanti del lavoro psicologico sul trauma consiste anche nel permettere all’esperienza traumatica di tornare ad avere dei confini.

Non cancellarla, né convincersi che “non sia successo niente”. E nemmeno necessariamente tornare a essere esattamente la persona di prima.

Piuttosto, poter progressivamente riconoscere:

è qualcosa che mi è accaduto, ma non coincide con tutta la mia storia.

Esisteva qualcosa prima del trauma che non viene annullato dall’evento. Esiste un presente che può progressivamente non essere più organizzato interamente attorno alla minaccia. Ed esiste soprattutto un futuro che, pur non potendo essere previsto, non è già stato scritto da ciò che è successo.

In questo senso, elaborare un trauma significa anche ricollocarlo nel tempo: trasformarlo da un’esperienza che sembra invadere passato, presente e futuro a un capitolo importante, talvolta dolorosissimo, della propria storia, senza che debba necessariamente diventare la storia intera.

Se ti riconosci nel “prima e dopo” traumatico che abbiamo brevemente descritto e pensi che un evento, nella tua vita, può aver avuto per te questo ruolo da “spartiacque”, puoi fare il nostro test sul trauma, che non ha valore diagnostico, oppure contattarci per un colloquio con i nostri professionisti della salute mentale.

GAM Medical, clinica specializzata nei traumi e PTSD.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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