Resistenza all’aiuto nella depressione: perché succede?

Tempo di lettura: 5 minuti

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Può sembrare paradossale, ma proprio nei momenti di maggiore difficoltà alcune persone con depressione possono avere più fatica a chiedere aiuto.

La richiesta di supporto, in particolare di tipo professionale, può essere rifiutata, rimandata o evitata anche per periodi prolungati.

Questo fenomeno può dipendere da diverse ragioni e comprenderle è un passaggio importante per interpretare alcuni comportamenti che, a prima vista, possono apparire contraddittori.

Nelle righe che seguono verranno approfonditi i principali fattori che possono ostacolare o ritardare la richiesta di aiuto nella depressione.

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La richiesta di aiuto nella depressione

Come accennato nel paragrafo introduttivo, tra le persone che soffrono di depressione, alcune possono mostrare una particolare difficoltà nel chiedere aiuto.

Con il termine “aiuto” ci riferiamo sia al supporto professionale offerto da psicologi, psicoterapeuti o psichiatri, sia alla possibilità di rivolgersi a familiari, amici o altre persone significative.

In alcuni casi, sembra emergere una sorta di riluttanza o resistenza alla richiesta di sostegno: la persona può evitare di parlare apertamente della propria sofferenza, rimandare il momento in cui chiedere aiuto oppure scegliere di affrontare da sola il proprio disagio, anche quando questo è intenso e persistente.

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Perché può essere difficile chiedere aiuto per una persona depressa?

Le ragioni per cui una persona con depressione può esitare, rimandare o evitare di chiedere aiuto possono essere diverse.

Non pretendiamo, in questo articolo, di fornire un elenco esaustivo, ma possiamo individuare alcuni fattori che possono contribuire a questa difficoltà:

  • Non riconoscere immediatamente la depressione
  • Paura del giudizio e stigma
  • Convinzione di poterne uscire da soli
  • Pensare che chiedere aiuto sia inutile

Esploriamo ognuno di questi fattori più nel dettaglio.

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1. Non riconoscere immediatamente la depressione

Una prima ragione per cui una persona può non chiedere aiuto è, semplicemente, non riconoscere immediatamente ciò che sta vivendo come depressione.

I sintomi depressivi possono comparire gradualmente e, almeno inizialmente, essere interpretati come la conseguenza di un periodo particolarmente stressante, della stanchezza, di difficoltà lavorative o familiari, oppure come una fase che prima o poi passerà da sola.

La perdita di interesse, la riduzione delle energie, le difficoltà di concentrazione, l’irritabilità o la tendenza a isolarsi possono quindi essere vissute senza essere necessariamente ricondotte a un problema depressivo.

Se una persona non riconosce la propria sofferenza come una condizione per la quale è possibile ricevere aiuto, è anche meno probabile che percepisca la necessità di rivolgersi a qualcuno.

La letteratura ha infatti evidenziato come una minore conoscenza dei problemi di salute mentale possa contribuire a un riconoscimento più lento del problema e, di conseguenza, a un ritardo nella ricerca di un aiuto professionale (Thompson, Hunt & Issakidis, 2004).

In alcuni casi può inoltre essere difficile accettare l’idea stessa di essere depressi: riconoscersi in questa condizione può entrare in contrasto con l’immagine che la persona ha di sé e favorire inizialmente forme di evitamento o minimizzazione della propria sofferenza (Farmer, Farrand & O’Mahen, 2012).

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2. Paura del giudizio e stigma

In altri casi, la persona può riconoscere di stare male, ma avere difficoltà a parlarne o a chiedere aiuto per paura del giudizio degli altri. Rivolgersi a un familiare, a un amico o a un professionista significa infatti rendere visibile una parte della propria sofferenza e questo, per alcune persone, può essere particolarmente difficile. Può esserci il timore di essere considerati deboli, fragili, esagerati o incapaci di affrontare autonomamente le proprie difficoltà.

A questo si aggiunge il tema dello stigma legato alla depressione e, più in generale, ai problemi di salute mentale. Lo stigma può riguardare ciò che si teme possano pensare gli altri, ma può anche essere interiorizzato dalla persona stessa: chiedere aiuto può allora essere vissuto con vergogna o come qualcosa che modifica negativamente l’immagine che si ha di sé. In uno studio specificamente dedicato alla depressione, Barney e colleghi (2006) hanno evidenziato come l’imbarazzo legato alla richiesta di aiuto e l’aspettativa di una reazione negativa da parte degli altri fossero associati a una minore propensione a rivolgersi a un professionista.

3. La convinzione di poterne uscire da soli

Una persona può anche essere consapevole della propria sofferenza ma essere convinta di dover riuscire a superarla autonomamente. Possono comparire pensieri come “devo farcela da solo”, “devo reagire”, “è solo una questione di forza di volontà” oppure la convinzione che chiedere sostegno significhi non essere stati abbastanza forti da affrontare il problema.

Il desiderio di essere autonomi e di affrontare personalmente le proprie difficoltà non rappresenta, naturalmente, un problema di per sé. Può però diventare un ostacolo quando porta a rimandare sistematicamente la richiesta di aiuto nonostante la sofferenza persista o aumenti. La letteratura sul comportamento di help-seeking individua infatti la self-reliance, cioè la tendenza a fare affidamento esclusivamente su se stessi, tra le possibili barriere alla ricerca di supporto.

In un’indagine internazionale, il desiderio di gestire il problema autonomamente è risultato una delle principali ragioni per non iniziare un trattamento anche tra le persone che riconoscevano di averne bisogno (Andrade et al., 2014).

Anche studi qualitativi hanno rilevato, tra le ragioni per non rivolgersi a un professionista, la percezione di essere persone “forti” o autosufficienti e la convinzione che le proprie strategie fossero sufficienti (Savage et al., 2016).

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4. Quando chiedere aiuto sembra inutile o troppo difficile

In altri casi, invece, la persona può riconoscere di stare male ma sviluppare comunque una resistenza verso la possibilità di prendersi cura di sé. Qui il problema non consiste necessariamente nel non comprendere ciò che sta accadendo o nel pensare di dovercela fare da soli. Può essere la depressione stessa a rendere molto più difficile immaginare che qualcosa possa cambiare.

La depressione può infatti modificare profondamente il modo in cui si guarda al futuro, a se stessi e alle proprie possibilità. Quando prevalgono perdita di speranza, scarsa motivazione e mancanza di energie, anche un’azione apparentemente semplice può essere percepita come estremamente impegnativa. Cercare un professionista, prendere un appuntamento, raccontare a qualcuno come ci si sente o anche soltanto rispondere alla domanda “come stai?” possono richiedere risorse che, in quel momento, la persona sente di non avere.

In queste condizioni, chiedere aiuto può sembrare inutile, troppo faticoso o persino irrealizzabile. La persona può pensare che parlare non servirebbe, che nessuno potrebbe realmente aiutarla o che la propria situazione non sia destinata a migliorare.

Le ricerche sul comportamento di richiesta di aiuto nella depressione descrivono infatti aspettative negative nei confronti dell’aiuto e diverse barriere cognitive e attitudinali che possono contribuire al ritardo nell’accesso alle cure (Doblyte & Jiménez-Mejías, 2017; Savage et al., 2016).

Se vuoi approfondire direttamente l’argomento, ecco le fonti che abbiamo consultato e citato in questo articolo:

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Depressione, Psicologia generale

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