ADHD e mangiare per noia: il cibo come fonte di stimolazione

Tempo di lettura: 4 minuti

ADHD e mangiare per noia: il cibo come fonte di stimolazione

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Tante persone ADHD mangiano per noia.

Può capitare a tutti: aprire la dispensa senza avere davvero fame. Cercare qualcosa da sgranocchiare mentre si lavora al computer. Sentire improvvisamente voglia di qualcosa di croccante, dolce o particolarmente saporito proprio quando quello che stiamo facendo comincia ad annoiarci.

Nell’ADHD, però, questo fenomeno può intrecciarsi con alcune caratteristiche specifiche, tra cui il bisogno di stimolazione, l’impulsività e la ricerca di esperienze capaci di catturare rapidamente l’attenzione.

A volte il cibo può diventare semplicemente uno degli stimoli più immediati e accessibili a disposizione.

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ADHD e mangiare per noia: cosa c’entra la ricerca di stimolazione?

Per alcune persone ADHD, mangiare può rappresentare anche un modo per cercare stimolazione nei momenti in cui ci si sente annoiati, irrequieti o poco coinvolti da ciò che si sta facendo.

Pensiamo, per esempio, a quelle situazioni in cui dobbiamo portare avanti un’attività monotona o ripetitiva. Un pomeriggio davanti al computer, una lunga sessione di studio, un compito poco interessante o semplicemente un momento della giornata in cui sembra che non stia succedendo nulla.

Quando quello che stiamo facendo non riesce a coinvolgerci abbastanza, può emergere più facilmente il desiderio di cercare qualcosa di nuovo, interessante o immediatamente gratificante.

Ed è proprio qui che il cibo può diventare particolarmente interessante.

Perché mangiare è uno stimolo così efficace?

Mangiare è un’esperienza molto più complessa del semplice “sentire un sapore”.È un’attività fortemente sensoriale.

Quando mangiamo entrano contemporaneamente in gioco diversi elementi:

  • il sapore;
  • l’odore;
  • la consistenza;
  • la temperatura;
  • il movimento della masticazione;
  • il suono prodotto da alcuni alimenti.

Pensiamo anche solo alla sensazione di mordere qualcosa di croccante o al classico crunch di determinati cibi.

Oppure al contrasto tra consistenze diverse, a un gusto particolarmente intenso o alla temperatura di ciò che stiamo mangiando.

Sono tutte caratteristiche che possono fornire una stimolazione immediata e multisensoriale.

Non sorprende, quindi, che in alcuni momenti mangiare riesca a interrompere temporaneamente quella sensazione di monotonia o sottostimolazione che stavamo sperimentando.

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Noia, ADHD e cibo: perché mangiare è così immediato?

Di fronte alla noia o all’irrequietezza potremmo teoricamente cercare stimolazione in moltissimi modi: alzarci, parlare con qualcuno, cambiare attività, ascoltare musica, fare movimento, uscire, iniziare qualcosa di nuovo.

Il cibo, però, ha alcune caratteristiche particolari: è spesso immediatamente disponibile, richiede pochissimo sforzo e produce rapidamente un’esperienza sensoriale.

Non bisogna organizzare quasi nulla: apro un cassetto, prendo qualcosa, lo mangio.

In questo senso, nei momenti di sottostimolazione il cibo può rappresentare una risposta particolarmente accessibile al bisogno di “fare qualcosa”.

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ADHD, mangiare per noia e impulsività

Alla ricerca di stimolazione può aggiungersi un altro aspetto frequentemente associato all’ADHD: l’impulsività.

Immaginiamo che compaia improvvisamente il pensiero: “Mi andrebbe qualcosa da mangiare”.

Tra quel pensiero e l’azione esiste potenzialmente uno spazio nel quale possiamo chiederci se abbiamo effettivamente fame, decidere di aspettare oppure scegliere di fare altro.

In alcune persone ADHD, però, può risultare più difficile creare e mantenere questo spazio prima di agire sull’impulso.

Il passaggio tra “mi va qualcosa” e “lo prendo e lo mangio” può quindi diventare molto rapido.

Questo non significa che ogni scelta alimentare impulsiva sia causata dall’ADHD, né che tutte le persone con una diagnosi di ADHD abbiano lo stesso rapporto con il cibo. Significa, piuttosto, che impulsività e ricerca di stimolazione possono essere alcuni dei fattori da considerare all’interno di un quadro molto più ampio.

ADHD e rapporto con il cibo: non c’è una sola spiegazione

È importante infatti non ridurre il rapporto con il cibo a un unico meccanismo.

Il modo in cui mangiamo può essere influenzato da moltissimi elementi: abitudini, emozioni, stress, sonno, organizzazione delle giornate, disponibilità degli alimenti, segnali corporei, contesto sociale e storia personale.

Nelle persone ADHD, a questi elementi possono aggiungersi aspetti legati alla regolazione dell’attenzione, all’impulsività e alla ricerca di stimolazione.

Per questo il rapporto con il cibo può diventare, per alcune persone, più difficile da interpretare o apparentemente più “disordinato”: non necessariamente perché manchi la volontà di regolarsi, ma perché fame, stimolazione, automatismi e impulsi possono intrecciarsi tra loro.

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Mangiare per noia con l’ADHD: iniziare a riconoscere il bisogno

Comprendere questi meccanismi non significa dover controllare ogni volta che si apre il frigorifero o giudicarsi quando si mangia senza avere una fame evidente.

Può essere più utile sviluppare curiosità verso ciò che accade.

Quando compare improvvisamente la voglia di mangiare, per esempio, possiamo provare a osservare il contesto:

  • Sto facendo qualcosa che mi annoia?
  • Mi sento irrequieto o poco stimolato?
  • Sto cercando proprio un determinato sapore o una determinata consistenza?
  • Ho fame oppure sento soprattutto il bisogno di una pausa?
  • In quali momenti della giornata mi succede più spesso?

L’obiettivo non è trovare ogni volta una risposta perfetta, ma iniziare a distinguere bisogni che, sul momento, possono sembrare molto simili.

Per alcune persone ADHD adulte, riconoscere che dietro la voglia improvvisa di mangiare può esserci anche una ricerca di stimolazione rappresenta già un’informazione importante per comprendere meglio i propri automatismi e il proprio rapporto con il cibo.

Perché qualche volta la domanda non è soltanto “Perché ho voglia di mangiare?”. Può essere anche: “Di che tipo di stimolazione ho bisogno in questo momento?”

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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