Fear e safe food: contraddizioni nei disturbi alimentari restrittivi

Tempo di lettura: 4 minuti

Fear e safe food: contraddizioni nei disturbi alimentari restrittivi

Fear e safe food: ci sono interessanti contraddizioni nei disturbi alimentari restrittivi al riguardo.

Si tratta di un tema importante, perché mostra molto bene quanto il rapporto con il cibo, in questi disturbi, non segua sempre una logica nutrizionale reale.

Nei disturbi alimentari restrittivi, infatti, i cosiddetti fear food e safe food possono apparire profondamente contraddittori: alcuni cibi vengono evitati come se fossero pericolosi, mentre altri vengono tollerati o percepiti come sicuri anche quando, dall’esterno, questa distinzione sembra non avere alcun senso.

Il punto è che, nei disturbi alimentari restrittivi, il cibo non viene vissuto solo per ciò che è, ma per il significato psicologico che assume.

In questo articolo vedremo quindi perché i fear e safe food nei disturbi alimentari possono sembrare illogici, e perché proprio queste contraddizioni aiutano a capire meglio il funzionamento del disturbo.

Fear e Safe food nei disturbi alimentari di tipo restrittivo

Nei disturbi alimentari restrittivi, i fear food e i safe food sono categorie mentali attraverso cui il disturbo organizza il rapporto con il cibo.

Non si tratta semplicemente di preferenze alimentari, ma di alimenti vissuti in modo molto diverso sul piano emotivo e cognitivo: alcuni vengono percepiti come minacciosi, altri come più tollerabili o gestibili.

Questa distinzione può diventare molto rigida e influenzare in modo significativo ciò che la persona si sente in grado di mangiare.

  • Fear food: sono i cibi temuti, cioè alimenti che generano ansia, paura, senso di colpa o timore di ingrassare, perdere il controllo o “aver mangiato troppo”. Nei disturbi alimentari restrittivi, i fear food non sono necessariamente i cibi più calorici in senso oggettivo, ma quelli che il disturbo ha etichettato come pericolosi. (Se vuoi approfondire l’argomento dei Fear Food, leggi l’articolo del nostro blog di psicologiaFear Food: cosa sono?
  • Safe food: sono i cibi percepiti come sicuri, cioè alimenti che la persona riesce a mangiare con minore ansia perché vissuti come più controllabili, prevedibili o compatibili con le regole del disturbo. Anche i safe food, però, non sono sempre “sicuri” in senso nutrizionale: sono piuttosto cibi che il disturbo consente più facilmente di tollerare.

Esempi di “cibi sicuri” nell’anoressia nervosa

Il cibo può essere considerato sicuro se, ad esempio:

  • ha calorie chiaramente visibili, quindi dà l’idea di poter essere controllato
  • è confezionato in monoporzioni, e quindi appare più prevedibile
  • è sempre uguale a se stesso, senza variazioni di preparazione o quantità
  • è facile da pesare o misurare, e quindi riduce l’incertezza
  • dà un forte senso di controllo, anche se non è necessariamente poco calorico
  • è stato già “autorizzato” dal disturbo, perché rientra nelle regole abituali
  • non è associato a perdita di controllo o abbuffata
  • non richiede condimenti, miscele o preparazioni complesse
  • è percepito come “pulito”, “leggero” o “semplice”
  • è diventato familiare e ritualizzato, quindi mangiarlo genera meno ansia

Contraddizioni nei safe e fear food nell’anoressia

Nei disturbi alimentari restrittivi, come l’anoressia, i fear food e i safe food possono apparire profondamente contraddittori, soprattutto se osservati dall’esterno.

Può succedere, per esempio, che una persona tema un alimento considerato “leggero” o “sano”, ma riesca a tollerarne un altro più zuccherato, più processato o apparentemente più calorico.

Questo accade perché il disturbo alimentare non necessariamente classifica i cibi secondo una logica nutrizionale oggettiva, ma secondo una logica interna fatta di paura, controllo, rigidità e associazioni soggettive.

Nei disturbi alimentari restrittivi, quindi, un cibo può diventare un fear food non per ciò che è davvero, ma per ciò che rappresenta; allo stesso modo, un safe food può essere percepito come sicuro non perché lo sia in senso reale, ma perché è stato mentalmente autorizzato dal disturbo.

Ed è proprio in queste contraddizioni che si vede quanto il problema non riguardi solo il cibo, ma il significato psicologico che il cibo assume.

Perché alcuni safe food sembrano logici e altri no?

Non tutti i safe food, quindi, appaiono uguali.

Alcuni possono sembrare “logici” anche agli occhi di chi osserva da fuori, perché sono alimenti effettivamente semplici, ripetitivi, poco conditi, facili da misurare e spesso associati all’idea di leggerezza. È il caso, per esempio, di gallette di riso, yogurt magri o light, verdure crude o cotte, insalate semplici, zuppe o brodi, riso in bianco o tonno al naturale. In questi casi, è più facile capire perché il disturbo li classifichi come safe food: sono cibi prevedibili, controllabili e spesso percepiti come “puliti”.

Accanto a questi, però, esistono anche safe food molto meno logici in apparenza, che mostrano bene quanto nei disturbi alimentari restrittivi il problema non sia il cibo in sé, ma il significato mentale che gli viene attribuito. Una persona può, per esempio, sentirsi al sicuro con caramelle, prodotti confezionati molto zuccherati o snack industriali, ma provare ansia davanti a frutta, verdure condite o pasti preparati da altri.

Da fuori questo può sembrare assurdo: come può un alimento più dolce o più processato far meno paura di uno percepito come sano?

Eppure è proprio qui che si vede la logica del disturbo: un cibo può diventare “sicuro” non perché sia oggettivamente più leggero o salutare, ma perché è più misurabile, più ritualizzabile, più familiare o semplicemente perché è stato autorizzato mentalmente.

In questo senso, la contraddizione non è un dettaglio secondario: è una delle prove più evidenti del fatto che nei fear food e nei safe food dei disturbi alimentari restrittivi non conta soltanto la composizione del cibo, ma soprattutto il suo valore simbolico, il grado di controllo che consente e le regole arbitrarie che il disturbo ha costruito intorno a esso.

Se pensi di soffrire di un disturbo del comportamento alimentare, contatta GAM-Medical, clinica specializzata in DCA.

Offriamo percorsi diagnostici e terapeutici per i disturbi alimentari e disponiamo di un ampia gamma di professionisti specializzati.

Intanto, se ti è sorto qualche dubbio sulla sanità del tuo rapporto con il cibo, fai il nostro test online gratuito per i DCA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

Condividilo

Pensi di soffrire di un disturbo d'ansia?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’ansia.

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di soffrire di qualche disturbo?

I nostri test psicologici possono essere il primo passo verso la richiesta di un supporto clinico, in presenza dei sintomi di disturbi comuni come ansia, depressione, stress, ADHD, autismo e altro ancora.

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.