Dipendenza affettiva da parte dei genitori: come riconoscerla e affrontarla

Tempo di lettura: 4 minuti

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Si parla spesso di dipendenza affettiva e di quanto sia comune come problematica all’interno di relazioni romantiche, ma esistono altri tipi di dinamiche dentro le quali la dipendenza affettiva può manifestarsi, come ad esempio nelle dinamiche familiari: ma come si fa a riconoscerla e poi ad affrontarla?

In questo articolo vedremo insieme come fare a riconoscere la dipendenza affettiva da parte dei genitori e quali possono essere i metodi per affrontarla al meglio, esplorando i motivi per i quali nasce.

Dipendenza affettiva da parte dei genitori: cos’è e perché succede

Ma quindi, che aspetto ha la dipendenza affettiva da parte dei genitori e perché si manifesta?

Partiamo dallo specificare che spesso questo tipo di dipendenza prende la forma di una vera e propria codipendenza, dove sia il genitore che il figlio sentono un forte ed esagerato attaccamento nei confronti dell’altro, con il genitore che manifesta un eccessivo bisogno di controllo ed il figlio che è alla costante ricerca di approvazione e validazione.

La codipendenza di un genitore, secondo lo studio scientifico del 2018 “The Lived Experience of Codependency: an Interpretative Phenomenological Analysis” di Ingrid Bacon, Elizabeth McKay, Frances Reynolds e Anne McIntyre, è una tendenza comportamentale tipicamente tramandata fra generazioni: consiste nel sentir bisogno di controllare eccessivamente la vita del proprio figlio e volere che abbia bisogno del proprio genitore ad ogni costo, aspettandosi in cambio gratitudine e approvazione esagerata; questo è a volte causato dal fatto che il genitore di riferimento non è in contatto con le sue emozioni o in negazione di esse, attribuendo al comportamento del proprio figlio la funzione di regolazione emotiva

Anche la bassa autostima e la mancanza di un senso di sé stessi gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della dipendenza affettiva, portando il genitore a prendersi più responsabilità e compiti di quel che dovrebbe per ovviare a questo malessere e adottando una mentalità vittimistica nei casi in cui i suoi sforzi non vengano apprezzati e lodati dal proprio figlio, nutrendo un circolo vizioso di bisogno di controllo ed approvazione.

Come già citato in precedenza, la dipendenza affettiva spesso ha radici molto forti nel passato dei genitori, che quindi tramanda di conseguenza nella relazione con i propri figli e così via, questo fino a quando il trauma generazionale non viene interrotto.

In particolare, le cause della codipendenza genitoriale possono essere sintomo di:

  • Forte controllo, aspettativa di perfezione e critiche da parte del proprio ambiente familiare.
  • Presenza ambivalente sia di forte controllo e rigidità, ma anche di assenza di supporto e presenza emotiva da parte dei propri genitori.
  • Presenza di una figura genitoriale fisicamente o emotivamente assente, e quindi non sicura.
  • Sensazione sia di essere abbandonati che di essere soffocati e controllati dal proprio ambiente familiare.

Tutto questo può comportare la presenza all’interno della famiglia disfunzionale di sentimenti come paura, dolore, rabbia e vergogna, che se non resi coscienti e risolti nel tempo possono sfociare in codipendenza, per via dell’assenza di sicurezza emotiva e relazionale.

Dipendenza affettiva da parte dei genitori: come riconoscerla e affrontarla?

I segnali che ci permettono di riconoscere la dipendenza affettiva possono essere diversi e spesso molto evidenti e tangibili e, stando allo studio scientifico del 1991 “What is codependency?” di J P Morgan Jr, sono:

  • Comportamento controllante, perché si crede che il proprio figlio non sia in grado di prendersi cura di sé, quindi il genitore fornisce consigli insistenti, cerca di convincere suo figlio a pensare o a sentirsi in un certo modo e prova risentimento se il proprio aiuto non viene accettato.
  • Mancanza di senso di sé, mutando e adattando la propria personalità alla situazione e alla persona che ci si trova di fronte.
  • Bassa autostima, avendo difficoltà nel prendere decisioni, sentire di non essere abbastanza giudicando cosa si fa, si dice e si pensa, non riuscire ad identificare i propri bisogni e quindi a soddisfarli e non ritenersi degni di amore.
  • Parentification”, ovvero quando il figlio ha il ruolo di genitore con il proprio padre o con la propria madre, portando su di sé le responsabilità e i compiti di una figura genitoriale, fungendo da regolatore emotivo.
  • Negazione ed evitamento, caratterizzato da incapacità di riconoscere il proprio comportamento sbagliato giustificandolo come solo interesse per il benessere del proprio figlio, vedendo le emozioni e l’espressione di esse come una debolezza, focalizzando la propria attenzione soltanto sulla relazione genitore-figlio e trascurando le altre.
  • Difficoltà a mettere e rispettare i limiti, agendo ignorando i bisogni o le richieste del proprio figlio e facendo ciò che si crede sia meglio per loro, superando i limiti.
  • Paura dell’abbandono da parte del proprio figlio, facendo difficoltà a distaccarsi e a gestire la sua crescita, ponendo resistenza ai cambiamenti.

Per gestire e superare la dipendenza affettiva è fondamentale come prima riconoscere e accettare di star perpetuando dei comportamenti ed una dinamica disfunzionale, così da poter ricostruire il proprio rapporto genitore-figlio, nello specifico:

  • Prendersi cura di sé, non aspettandosi che sia il proprio figlio a farlo.
  • Fare un passo indietro, permettendo al proprio figlio di avere l’indipendenza di cui ha bisogno e che gli spetta.
  • Ascoltare attivamente, dando al proprio figlio l’attenzione giusta e la possibilità di esprimere con sincerità i suoi bisogni così da poterli soddisfare.
  • Cominciare un percorso di terapia, così da esplorare e lavorare sulle radici di questa disfunzionalità.
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Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://link.springer.com/article/10.1007/s11469-018-9983-8
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1939721/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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