Se sei ADHD, con ogni probabilità almeno una volta nella vita ti sei sentito dire uno di questi detti popolari. Sono modi di dire che, sulla carta, dovrebbero aiutare: frasi fatte nate per semplificare la vita, dare una direzione, motivare.
Il problema è che l’ADHD spesso non rientra dentro quello che un detto riesce a racchiudere.
E così, quelle che per altri sembrano banalità “di buon senso”, per una persona con ADHD possono suonare come una presa in giro, oppure come un rimprovero mascherato da consiglio. Perché non parlano di volontà o di impegno: parlano di un cervello che funziona come se tutto fosse lineare, prevedibile, costante.
Nelle prossime righe vedremo quali sono questi detti, perché nel caso dell’ADHD non funzionano, e quali caratteristiche e comportamenti quotidiani fanno sì che una persona ADHD se li senta ripetere così spesso.

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1) “Volere è potere.”
Questo detto dà per scontato che desiderare qualcosa sia sufficiente a mettersi in moto. Nell’ADHD, invece, il volere non si traduce automaticamente in azione: tra intenzione e comportamento c’è spesso un blocco legato ad attivazione, pianificazione e regolazione dell’attenzione. Una persona ADHD può desiderare intensamente fare una cosa (anche importante, anche voluta) e non riuscire comunque a iniziarla o portarla avanti. È per questo che questo detto viene ripetuto spesso: perché dall’esterno si vede una persona piena di idee, interessi, motivazione, che però fatica a concretizzare, cambia strada, si interrompe o lascia le cose a metà.
2) “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi.”
Nell’ADHD la procrastinazione non è un vizio morale: è spesso un effetto della cecità temporale e della difficoltà nel sentire il tempo in modo lineare. Per molte persone ADHD, “oggi” e “domani” non hanno la stessa consistenza mentale che hanno per gli altri: ciò che non è previsto, strutturato, o immediatamente urgente tende a sparire dallo schermo mentale. E infatti la frase che descrive meglio questa esperienza non è “non rimandare a domani”, ma “non fare oggi ciò che non è previsto per oggi”. Questo detto viene ripetuto spesso perché chi è ADHD tende a accumulare, rimandare senza volerlo, dimenticare compiti non immediati, e poi ritrovarsi a fare tutto quando la scadenza è vicina.
3) “Batti il ferro finché è caldo.”
Questo proverbio è quasi perfetto… se l’energia fosse disponibile quando serve. Nell’ADHD, invece, motivazione e attivazione sono spesso irregolari: ci sono momenti di iperfocus e slancio, e momenti in cui iniziare è quasi impossibile. Il “ferro caldo” arriva spesso in orari assurdi (notte, tardi, in situazioni non adatte) e si spegne quando ci sarebbe davvero bisogno di produttività. Per questo una persona ADHD se lo sente dire: perché gli altri vedono che quando è preso da qualcosa lavora tantissimo, ma non riesce a replicare quello stesso livello di energia su richiesta o in modo costante.
4) “Chi ben comincia è a metà dell’opera.”
È un detto sensato, ma nell’ADHD il problema principale non è “fare bene”, è iniziare. L’avvio di un compito richiede funzioni esecutive: organizzare, scegliere da dove partire, tollerare la frustrazione, reggere lo sforzo iniziale. Per una persona ADHD, iniziare può essere il 90% dell’opera. E quando finalmente parte, spesso il resto fila. Questo proverbio viene ripetuto perché dall’esterno si nota un pattern tipico: rimuginare, pensarci, volerlo fare… ma restare bloccati davanti al primo passo, oppure partire nel modo sbagliato e dover ricominciare.
5) “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.”
Questo detto viene spesso usato per accusare qualcuno di parlare troppo e fare poco. Nell’ADHD però tra il dire e il fare, più che il mare, c’è la dopamina: l’energia mentale necessaria per trasformare un’intenzione in un’azione. Molte persone ADHD hanno idee, piani, entusiasmo e una grande capacità di immaginare. Ma la parte esecutiva (sequenziare, sostenere, completare) può crollare. È per questo che se lo sentono ripetere: perché raccontano progetti, iniziano mille cose, promettono (in buona fede), e poi faticano a portare a termine o a mantenere costanza, dando l’impressione di incoerenza.
6) “Roma non è stata fatta in un giorno.”
Questo proverbio invita alla pazienza e alla gradualità, ma non considera un aspetto tipico dell’ADHD: molte persone non vengono gratificate dal processo, ma dal risultato. Il “cantiere” dà poca ricompensa, perché la dopamina arriva soprattutto quando c’è una novità o una chiusura netta. Il lavoro lento, ripetitivo, progressivo, può risultare emotivamente vuoto. Per questo una persona ADHD può mollare proprio nella parte “di mezzo”, quando la cosa non è più nuova ma non è ancora finita. E quindi si sente dire questo detto perché tende a volere risultati rapidi, fatica a sostenere la costanza e viene percepita come impaziente, discontinua o incapace di reggere i tempi lunghi.
7) “Chi ha tempo non aspetti tempo.”
In teoria significa “approfitta del tempo libero”. Ma con l’ADHD spesso esiste un fenomeno chiamato waiting mode: se c’è un appuntamento più tardi, anche lontano ore, il cervello ADHD entra in modalità attesa. Il tempo prima non viene vissuto come libero, ma come sospeso. Si rimane bloccati, incapaci di iniziare altro, con la sensazione di dover restare pronti. Questo proverbio viene ripetuto perché dall’esterno sembra incomprensibile: “Avevi tutta la mattina e non hai fatto nulla”. Ma dentro la persona ADHD non aveva una mattina libera: aveva una mattina occupata dall’attesa.
8) “Meglio tardi che mai.”
Questo detto sembra indulgente, ma per molte persone ADHD è quasi una descrizione di vita. Il ritardo può essere un effetto collaterale: rispondere tardi ai messaggi, consegnare progetti all’ultimo minuto, arrivare quando la cena è già a metà. Non perché non importi, ma perché l’organizzazione del tempo, la stima della durata, le transizioni e la gestione delle priorità sono faticose. Questo proverbio viene ripetuto spesso perché l’ADHD produce un pattern visibile agli altri: corse all’ultimo, ritardi cronici, risposte lasciate in sospeso, dimenticanze e recuperi tardivi.

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Se sei ADHD, con ogni probabilità alcuni di questi detti te li sei sentiti ripetere tante volte.
E forse, mentre leggi, te ne stanno venendo in mente altri.
Il punto è che spesso le persone neurodivergenti non hanno bisogno di un rimprovero mascherato da proverbio, né di un consiglio racchiuso in una frase fatta.
Hanno bisogno di strumenti concreti, di spiegazioni chiare, di strategie personalizzate.
Hanno bisogno di comprensione, non di semplificazioni.
Un percorso di psicoterapia o di psicoeducazione sull’ADHD può aiutare a capire come funziona il proprio cervello e a costruire modalità più efficaci per gestire tempo, energia, organizzazione e motivazione.
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