Ti starai chiedendo, perché gli uomini tendono a cercare meno aiuto quando soffrono di depressione? In che modo questo è collegato alla mascolinità tossica?
La depressione è una delle malattie mentali più diffuse al mondo e colpisce sia donne che uomini, eppure questi ultimi faticano molto più delle donne a riconoscerla e a decidere di chiedere aiuto a un professionista. Il motivo può essere trovato analizzando l’insieme complesso di fattori culturali e sociali che ruotano attorno al concetto di mascolinità tossica nella società moderna. In questo articolo esploreremo il collegamento tra depressione e mascolinità tossica.
Cos’è la mascolinità tossica?
La mascolinità tossica è un ideale frutto di una serie di costrutti sociali e di idee condivise riguardo a come un vero uomo debba essere. L’idea che l’uomo debba essere sempre forte, autonomo e imperturbabile, infatti, crea un ostacolo per l’uomo stesso nella gestione delle sue emozioni e nella ricerca di supporto psicologico da parte di uno psicologo specializzato in depressione quando esso è necessario. Questo fenomeno ha conseguenze gravi, che possono essere: alcolismo, dipendenze, isolamento e, nei casi più estremi, suicidio.
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La depressione negli uomini: un problema grave
Quando si parla di depressione, sembra che statisticamente i casi delle donne superino di gran lunga quelli degli uomini. La difficoltà maschile nell’ammettere il proprio malessere potrebbe portare a una sottostima del problema nella popolazione maschile, come afferma la ricerca “Effect of gender socialization on the presentation of depression among men: A pilot study”.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry “The Experience of Symptoms of Depression in Men vs Women: Analysis of the National Comorbidity Survey Replication”, la prevalenza della depressione negli uomini è sottostimata, con solo il 5-10% degli uomini diagnosticati rispetto al 15-20% delle donne.
I maschi tendono ad esprimere la depressione in un modo completamente diverso rispetto alle donne, il che comporta principalmente molte azioni di autolesionismo invece di sentimenti tristi e apatici. Questo rende più difficile per gli altri riconoscere i segnali di depressione nei maschi e, di conseguenza, non viene fornito il supporto necessario.
Gli uomini, infatti, spesso non mostrano apertamente i segni della loro sofferenza, ma manifestano invece comportamenti autodistruttivi, come l’abuso di sostanze, che possono essere facilmente fraintesi o non riconosciuti come segnali di depressione.
Inoltre, un articolo dell’AMA Journal of Ethics, “Depression’s problem with men” evidenzia come gli uomini siano meno propensi a cercare aiuto per la depressione a causa di norme sociali che associano la vulnerabilità alla debolezza. Questo riflette una tendenza più generale a nascondere il proprio malessere, che può essere legata a norme culturali e sociali che vedono gli uomini come “forti” e “indipendenti”.
Il legame tra la mascolinità tossica e il rifiuto della vulnerabilità
La mascolinità tossica impone un modello di uomo forte, indipendente e capace di affrontare qualsiasi difficoltà senza cedere alle emozioni. Trovarsi in uno stato di depressione diventa un problema che viene classificato sotto “problemi da donne”. La debolezza, a questo punto, diventa qualcosa di inconcepibile per un uomo tradizionale. Ammettere di avere bisogno di aiuto viene percepito come una debolezza incompatibile con l’ideale maschile tradizionale. Una buona parte degli uomini interiorizzano queste convinzioni e finiscono per vergognarsi della loro sofferenza.
Questa auto-emarginazione porta a sottovalutare il proprio malessere, eludere i segnali e procrastinare il contattare un professionista. La richiesta di supporto resta a livelli in cui ci si sente incomprensibili, in uno stato fortemente depresso. In tante culture, compresa quella italiana, il ruolo dell’uomo è strettamente legato all’idea di capo famiglia e punto di riferimento. Questo può rendere ancora più difficile per gli uomini condividere il loro malessere con i propri cari.
Spesso preferiscono mantenere un’immagine di solidità, anche a costo di soffrire in silenzio. Anche l’autostima personale può essere un blocco nella ricerca di aiuto, poiché la vulnerabilità viene vista come una minaccia al proprio valore e alla propria identità di uomo.

Come si può migliorare l’accesso alla salute mentale per gli uomini?
Avvicinare gli uomini all’idea di poter chiedere aiuto può sembrare un procedimento difficile, dato che bisognerebbe intervenire sia sul piano sociale che culturale. Esistono tuttavia alcune strategie che possono essere utili nel raggiungimento di questo obiettivo. A poter contribuire sono:
- I medici di base: essi rappresentano un supporto cruciale e un punto di contatto tra gli uomini e i servizi di salute mentale. Tuttavia, molti uomini tendono a evitare di parlare di problemi psicologici durante le visite mediche. Per questa ragione, sarebbe utile formare i medici affinché siano in grado di riconoscere i segnali della depressione e incoraggiare i pazienti maschi a intraprendere un percorso di supporto, offrendo un primo passo verso un aiuto concreto.
- La comunicazione: campagne di sensibilizzazione che promuovano il benessere maschile possono essere utili a smuovere un cambiamento culturale, anche attraverso l’educazione scolastica, i media e le istituzioni. Tali campagne potrebbero sfidare gli stereotipi legati alla mascolinità tossica e incoraggiare gli uomini a cercare supporto senza vergogna, creando un ambiente che promuove la salute mentale come una priorità.

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Il ruolo delle nuove mascolinità
Per combattere il problema della depressione maschile, è fondamentale ridefinire il concetto di mascolinità, allontanandosi dagli stereotipi del passato. Sarebbe utile promuovere un’ideologia in cui essere uomini non significa essere invulnerabili, ma avere il coraggio di affrontare le proprie emozioni e chiedere aiuto quando serve. Per questo è necessario costruire una società che accetti la fragilità maschile come parte naturale dell’essere umano.
Le nuove generazioni, fortunatamente, si stanno già mostrando più propense ad un approccio aperto alla salute mentale, grazie anche all’influenza di figure pubbliche che parlano apertamente di questi temi. La depressione è una malattia e non deve più essere considerata come una debolezza o una scelta. È sempre essenziale cercare il giusto supporto quando si affronta un disturbo emotivo, proprio come faremmo con qualsiasi altra condizione medica.
Un supporto fondamentale nella lotta alla depressione maschile e alla promozione della salute mentale è rappresentato da centri specializzati come la Clinica per la depressione GAM Medical.
Solo attraverso il cambiamento culturale è quindi possibile superare il tabù della salute mentale maschile e garantire a tutti il diritto di stare bene, senza paura di essere giudicati e senza avere problemi nel richiedere il supporto professionale. Promuovere una visione inclusiva e accogliente della vulnerabilità maschile è il primo passo per creare una società più sana e comprensiva, dove ogni individuo può ricevere l’aiuto di cui ha bisogno senza sentirsi meno “uomo” per farlo.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fonti:
- https://www.frontiersin.org/journals/psychiatry/articles/10.3389/fpsyt.2020.599039/
- Men and depression – PMC
- Effect of gender socialization on the presentation of depression among men: A pilot study – PMC
- The Experience of Symptoms of Depression in Men vs Women: Analysis of the National Comorbidity Survey Replication | Depressive Disorders | JAMA Psychiatry | JAMA Network
- Depression’s Problem With Men | Journal of Ethics | American Medical Association