ADHD: smettere con il gioco d’azzardo

Tempo di lettura: 5 minuti

gioco d'azzardo

Perché le persone ADHD sembrano più vulnerabili al gioco d’azzardo e perché smettere risulta spesso così difficile?

Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ha mostrato con sempre maggiore chiarezza che il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) rappresenta un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di comportamenti di gioco problematico e di disturbo da gioco d’azzardo (ludopatia). Questa associazione non è casuale, ma affonda le sue radici in meccanismi psicologici, neurobiologici e comportamentali condivisi.

Questo articolo analizza il legame tra ADHD e ludopatia, le cause psicologiche del gioco d’azzardo patologico, le persone più a rischio, le conseguenze cliniche e le principali strategie terapeutiche per affrontare il disturbo.

Quali sono le cause psicologiche della ludopatia?

La ludopatia è classificata come una dipendenza comportamentale, caratterizzata dalla perdita di controllo sul comportamento di gioco nonostante le conseguenze negative. Dal punto di vista psicologico, diversi fattori contribuiscono al suo sviluppo.

Tra i principali meccanismi coinvolti vi sono:

  • Impulsività, intesa come difficoltà a inibire comportamenti immediati;
  • Ricerca di gratificazione rapida, con scarsa tolleranza all’attesa;
  • Distorsioni cognitive, come l’illusione di controllo o la convinzione di poter “recuperare” le perdite;
  • Regolazione emotiva disfunzionale, con uso del gioco come strategia per alleviare stress, noia o emozioni negative.

Nel contesto dell’ADHD, questi fattori risultano spesso amplificati. Studi osservazionali e meta-analisi mostrano che i sintomi ADHD, in particolare l’impulsività e la disattenzione, sono fortemente associati alla gravità del gioco d’azzardo problematico (Jacob et al., 2018; Koncz et al., 2023).

Uno degli elementi chiave che lega ADHD e gioco d’azzardo è la disregolazione del sistema dopaminergico, responsabile dei meccanismi di ricompensa e motivazione. Nelle persone ADHD è stata descritta una minore efficienza della trasmissione dopaminergica, che favorisce la ricerca di stimoli intensi e immediati.

Il gioco d’azzardo attiva in modo potente il sistema della ricompensa grazie a vincite imprevedibili (rinforzo intermittente), un’elevata attivazione emotiva e aspettative di guadagno rapido. Queste caratteristiche rendono il gioco particolarmente “attrattivo” per un cervello ADHD, aumentando il rischio di uso ripetuto e perdita di controllo (Kayser et al., 2019).

Chi colpisce maggiormente la ludopatia?

La ludopatia può colpire persone di ogni età e contesto sociale, ma alcune categorie risultano più vulnerabili. Le evidenze epidemiologiche indicano un rischio maggiore in presenza di:

  • ADHD, soprattutto se non diagnosticato o non trattato;
  • Sesso maschile;
  • Esordio precoce del comportamento di gioco;
  • Comorbilità con disturbi dell’umore, ansia o uso di sostanze.

In particolare, la presenza di ADHD è associata a un esordio più precoce del gioco, a una maggiore frequenza delle giocate e a una più rapida evoluzione verso forme problematiche o patologiche (Groen et al., 2013). Questo rende fondamentale una valutazione clinica accurata nei soggetti che presentano comportamenti di gioco persistenti.

Che disturbi porta la ludopatia?

Il gioco d’azzardo patologico ha conseguenze che vanno ben oltre l’aspetto economico. Dal punto di vista clinico, la ludopatia è associata a:

  • Aumento di ansia e sintomi depressivi;
  • Disregolazione emotiva;
  • Difficoltà relazionali e familiari;
  • Problemi lavorativi e legali;
  • Incremento del rischio suicidario nei casi più gravi.

Nei soggetti ADHD, la compresenza di ludopatia può aggravare ulteriormente le difficoltà di funzionamento quotidiano, aumentando impulsività, instabilità emotiva e comportamenti a rischio. La letteratura evidenzia che la comorbilità tra ADHD e gioco d’azzardo è associata a una maggiore severità clinica e a un decorso più complesso (Ioannidis et al., 2019).

smettere con il gioco d'azzardo
smettere con il gioco d’azzardo

Come togliersi il vizio del gioco?

“Smettere di giocare” non significa semplicemente esercitare maggiore forza di volontà. Le evidenze scientifiche mostrano che il gioco d’azzardo patologico è sostenuto da meccanismi neuropsicologici profondi, che richiedono un intervento strutturato.

Alcuni passaggi fondamentali includono:

  • Riconoscere il problema, superando la minimizzazione del comportamento;
  • Interrompere l’accesso agli stimoli di gioco, ad esempio limitando l’uso di piattaforme online;
  • Lavorare sulle distorsioni cognitive, che mantengono il comportamento;
  • Sviluppare strategie alternative di regolazione emotiva;
  • Valutare la presenza di ADHD, che può ostacolare il controllo degli impulsi.

Nel caso di ADHD, affrontare solo il comportamento di gioco senza considerare il disturbo sottostante riduce significativamente l’efficacia degli interventi.

Quali sono le terapie per la ludopatia?

Il trattamento della ludopatia non si basa su un unico intervento, ma su un percorso personalizzato, costruito in base alle caratteristiche della persona e alla presenza di eventuali disturbi associati, come l’ADHD. Le linee guida internazionali indicano l’importanza di un approccio integrato, che può includere diversi livelli di intervento.

Tra i trattamenti psicologici, la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è attualmente quella con le maggiori evidenze di efficacia nel trattamento del gioco d’azzardo patologico. Questo approccio aiuta a lavorare su aspetti centrali del disturbo, come:

  • La difficoltà nel controllo degli impulsi;
  • Le distorsioni cognitive legate al gioco;
  • La prevenzione delle ricadute;
  • Lo sviluppo di strategie alternative per gestire stress ed emozioni.

Meta-analisi e revisioni della letteratura mostrano che interventi CBT strutturati sono associati a una riduzione significativa della frequenza e della gravità del comportamento di gioco (Ioannidis et al., 2019).

Quando la ludopatia è associata all’ADHD, è fondamentale intervenire anche sul disturbo attentivo. Una gestione adeguata dei sintomi ADHD, attraverso interventi psicologici e, quando indicato, terapia farmacologica ADHD, può contribuire a:

  • Ridurre l’impulsività;
  • Migliorare l’autoregolazione;
  • Facilitare il controllo del comportamento di gioco.

Le evidenze scientifiche suggeriscono che trattare l’ADHD in modo mirato può aumentare l’efficacia complessiva del percorso terapeutico per la ludopatia (Krupa et al., 2021).

La psicoeducazione adhd rappresenta un elemento centrale del trattamento, soprattutto negli adulti ADHD. Comprendere il proprio funzionamento attentivo, emotivo e comportamentale permette di:

  • Riconoscere precocemente i segnali di rischio;
  • Prevenire le ricadute;
  • Adottare strategie più consapevoli e funzionali nella gestione del comportamento.

Questo tipo di intervento favorisce una maggiore consapevolezza e un ruolo attivo della persona nel percorso di cambiamento.

Le evidenze scientifiche indicano che il gioco d’azzardo patologico, quando associato all’ADHD, non dovrebbe essere trattato come un problema isolato. Un approccio efficace richiede l’integrazione di:

  • Valutazione neuropsicologica;
  • Trattamento del comportamento di gioco;
  • Interventi mirati sull’impulsività e sulla regolazione emotiva;
  • Supporto psicoeducativo adhd continuativo.

Trascurare il ruolo dell’ADHD significa aumentare il rischio di fallimento terapeutico e di ricadute.

Smettere con il gioco d’azzardo, in presenza di ADHD, è possibile, ma richiede consapevolezza, trattamento adeguato e supporto specialistico

Per le persone che desiderano approfondire la comprensione del proprio funzionamento attentivo ed emotivo e sviluppare strumenti più efficaci per la gestione dei comportamenti a rischio, presso GAM Medical, Centro ADHD e Psicologia sono disponibili percorsi di psicoeducazione individuale sull’ADHD, strutturati e basati su evidenze scientifiche.

Interventi di questo tipo possono favorire una maggiore consapevolezza dei meccanismi alla base dell’impulsività e sostenere la costruzione di strategie di autoregolazione più stabili nel tempo, contribuendo a interrompere pattern comportamentali disfunzionali come il gioco d’azzardo.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti: 

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37883910/ 
  • https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6426384/ 
  • https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6855253/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23950872/ 
  • https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6588525/ 
  • https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9471747/ 

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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