Ti è mai capitato di pensare: “Se riuscissi a mettere ordine nella mia testa, funzionerei meglio”?
Nell’ADHD (Disturbo da Deficit dell’Attenzione e iperattività) questa sensazione è comune: pensieri che corrono, priorità che si accavallano, emozioni intense e una reale difficoltà nel trasformare le intenzioni in azioni concrete.
In questo contesto, una pratica semplice come scrivere un diario può diventare uno strumento di supporto per attenzione, organizzazione e regolazione emotiva, senza pretendere di essere una cura miracolosa.
ADHD: Qual è lo scopo del diario terapeutico?
Lo scopo principale del diario nell’ADHD è aumentare consapevolezza, continuità e autoregolazione nella vita quotidiana. In un disturbo caratterizzato da difficoltà di attenzione sostenuta, memoria di lavoro e gestione del tempo, il diario funziona come uno strumento esterno che aiuta a rendere più visibili pensieri, emozioni, impegni e comportamenti.
Poiché nel disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività non esiste una strategia “valida per tutti”, il diario non è una soluzione unica né sostitutiva di altri interventi, ma si inserisce come strumento di supporto all’interno di un approccio integrato. In particolare, può affiancare la psicoeducazione adhd, il trattamento farmacologico adhd (quando indicato) e gli interventi adhd psicologici orientati alle abilità, facilitando il trasferimento delle strategie apprese nella vita reale.
In pratica, il diario può avere diversi scopi funzionali:
- Monitoraggio dei sintomi e dei pattern quotidiani, aiutando a riconoscere cosa facilita o ostacola attenzione, motivazione ed energia;
- Supporto alla memoria di lavoro, riducendo il carico mentale legato a impegni, idee e compiti;
- Strutturazione del tempo, rendendo più concreti obiettivi, priorità e micro-attività;
- Regolazione emotiva, offrendo uno spazio per osservare reazioni emotive, frustrazione e stress senza esserne travolti;
- Ponte tra una seduta e l’altra, favorendo continuità nel lavoro terapeutico.
In questo senso, il diario può essere visto come una “protesi gentile”: non corregge il disturbo, ma compensa alcune vulnerabilità tipiche dell’ADHD, sostenendo autonomia e senso di efficacia. Utilizzato in modo flessibile e personalizzato, diventa uno strumento concreto che aiuta a tradurre gli interventi clinici in cambiamenti pratici nella vita di tutti i giorni.

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Scrivere un diario aiuta l’ADHD?
Scrivere un diario può essere utile, soprattutto se viene inteso come strumento funzionale e non come un compito da svolgere “perfettamente”. Il suo valore, nell’ADHD, si basa su alcuni meccanismi chiave.
- Auto-monitoraggio (senza giudizio): Monitorare i sintomi quotidianamente, ad esempio attraverso un diario o valutazioni in tempo reale, può aiutare a migliorare la percezione e la gestione dei sintomi dell’ADHD, poiché studi con ecological momentary assessment (EMA) mostrano che il completamento regolare di rilevazioni dei sintomi è associato a una riduzione acuta dell’intensità dei sintomi stessi (Kennedy et al., 2024).
- Esternalizzare la memoria di lavoro: Quando la mente è sovraccarica, scrivere aiuta a “scaricare”. Un diario pratico diventa uno spazio esterno in cui raccogliere idee, priorità, promemoria, decisioni e prossimi passi.
- Regolazione emotiva: Molte persone ADHD descrivono emozioni rapide e intense. Mettere per iscritto ciò che si prova aiuta a dare un nome alle emozioni, creare distanza e recuperare una prospettiva più ampia. Spesso bastano poche righe.
- Costruire continuità e feedback: Nell’ADHD la motivazione può variare molto: un giorno alta, il giorno dopo quasi assente. Il diario aiuta a creare continuità perché rende visibili piccoli progressi che altrimenti passerebbero inosservati, anche quando la sensazione è di non avanzare.
Un punto importante è che il diario funziona meglio quando resta breve, realistico e orientato all’azione. Se diventa un compito “perfetto” da rispettare, rischia di aumentare frustrazione e senso di colpa. In ottica clinica, conta più la continuità che la durata: pochi minuti al giorno sono più utili di sessioni lunghe ma sporadiche.

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Cosa scrivere in un diario terapeutico adhd?
Un diario terapeutico non è un esercizio di scrittura creativa, ma uno strumento di auto-monitoraggio. Serve a raccogliere in modo rapido e ripetibile informazioni su sintomi, emozioni, abitudini e contesto, così da riconoscere pattern e scegliere strategie più efficaci. Per questo è utile mantenerlo semplice, standardizzato e breve.
- Check-in (1 minuto): Annotare energia, umore e stress su una scala da 0 a 10, più una parola che descriva lo stato del momento (“scarico”, “teso”, “carico”).
- Tre priorità reali: Scrivere solo tre obiettivi fattibili. Se uno è troppo grande, va ridotto subito a una micro-azione (es. “aprire il file e leggere 10 minuti”).
- Cosa ha peggiorato / cosa ha aiutato: Cosa ha reso la giornata più difficile e cosa ha aiutato anche solo un po’. Questo costruisce nel tempo un elenco personale di “trigger” e strategie utili.
- Distrazioni: osservare, non giudicare: Annotare quando e dove si è verificata la distrazione e chiedersi cosa si stava evitando o rimandando.
- Un piano “Se… allora…” per domani: Una sola frase concreta per il giorno dopo (es. “Se apro i social, allora metto un timer da 10 minuti”).
- Chiusura (30 secondi): Una cosa fatta, anche piccola, e una cosa preparata per il giorno successivo. Aiuta motivazione e continuità.
Chi è in terapia può aggiungere una breve sezione “per la seduta”, con tre episodi della settimana e alcune domande da discutere, rendendo il diario un supporto concreto al percorso clinico.

Quali sono i benefici di tenere un diario adhd?
Nell’ADHD, il diario può essere considerato una forma di auto-monitoraggio strutturato. Anche se non è una cura, può produrre benefici pratici perché aumenta la consapevolezza, riduce il carico cognitivo e facilita l’uso di strategie comportamentali.
I benefici più frequenti includono:
- Maggiore consapevolezza dei pattern;
- Maggiore chiarezza decisionale;
- Riduzione del sovraccarico mentale;
- Migliore gestione del tempo;
- Supporto alla regolazione emotiva;
- Maggiore aderenza alle strategie;
- Comunicazione più efficace con i professionisti.
Un beneficio spesso sottovalutato è che il diario rende visibili i progressi. Nell’ADHD è facile ricordare ciò che non funziona; rileggere dopo qualche settimana può cambiare la percezione di sé.
Tenere un diario può quindi essere una prova utile: non per “scrivere bene”, ma per capire cosa funziona davvero e rendere più semplice organizzarsi. Bastano pochi minuti al giorno, tre priorità e un breve check-in.
Se però i sintomi stanno incidendo su studio, lavoro, relazioni o benessere, la scelta più efficace resta un percorso clinico strutturato. Presso GAM Medical, centro ADHD, un’équipe specializzata può aiutare a chiarire il profilo, definire obiettivi realistici e costruire un trattamento su misura, in cui anche strumenti semplici come il diario trovano il loro spazio all’interno di una strategia completa.
Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fonti:
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9877248/



