Ti capita di riconoscere di star facendo fatica a gestire i sintomi, ma di non riuscire comunque a chiedere aiuto e supporto?
Molte persone ADHD, adolescenti e adulti, descrivono una forte resistenza nel chiedere aiuto, anche quando le difficoltà diventano evidenti, ma perché questo si verifica nello specifico?
In questo articolo esploreremo insieme perché questa esperienza è così frequente nel Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività e quali fattori psicologici e clinici possono contribuire a mantenerla nel tempo, rendendo così difficile chiedere il supporto necessario.
ADHD e difficoltà a chiedere aiuto
La difficoltà nel chiedere aiuto dell’ADHD non riguarda un singolo ambito della vita, ma tende a manifestarsi in modo trasversale: a scuola, in famiglia, nelle relazioni sociali e nel lavoro. Non si tratta di una mancanza di volontà o di consapevolezza, ma di una dinamica complessa che coinvolge il funzionamento attentivo, esecutivo ed emotivo.
Chiedere aiuto implica una serie di passaggi cognitivi ed emotivi che, nel funzionamento ADHD, possono risultare particolarmente impegnativi. Nello specifico, la richiesta di supporto presuppone fermarsi, valutare la situazione e comunicare il proprio bisogno in modo chiaro e in questo processo possono emergere alcune difficoltà ricorrenti, come ad esempio:
- Riconoscere il limite prima che la situazione diventi critica.
- Interrompere l’azione in corso, tollerando frustrazione e incertezza.
- Formulare una richiesta esplicita, senza minimizzare o rimandare.
- Accettare la risposta dell’altro, che può non essere immediata o risolutiva.
Quando questi passaggi risultano faticosi, la persona in questione si spinge a gestire tutto da sola, anche a costo di un forte sovraccarico. Comprendere questa dinamica aiuta a leggere la difficoltà nel chiedere aiuto come parte del funzionamento del cervello ADHD, non come una scelta intenzionale.
Stando a quanto riportato dallo studio scientifico del 2010 “Differential diagnosis of adults with ADHD: the role of executive function and self-regulation” di Russell A Barkley, le difficoltà nelle funzioni esecutive rappresentano uno degli elementi centrali della condizione ADHD, sia in età evolutiva sia in età adulta.
Le funzioni esecutive sono coinvolte anche nel comportamento di richiesta di aiuto. Pianificazione, monitoraggio dell’azione e regolazione dell’impulso permettono infatti di valutare quando è necessario fermarsi e attivare una risorsa esterna, quindi nel funzionamento ADHD questo può tradursi in alcune dinamiche tipiche, ovvero:
- Continuare a provare da soli, anche quando la strategia non sta funzionando.
- Rimandare la richiesta, nella speranza che il problema si risolva spontaneamente.
- Accorgersi della difficoltà solo in fase avanzata, quando il carico è già elevato.
Negli adolescenti questo può emergere attraverso la difficoltà nel chiedere aiuto o spiegazioni per quanto riguarda il supporto scolastico. Negli adulti invece può manifestarsi nel non chiedere aiuto sul lavoro o nelle relazioni, con il rischio di accumulare stress e frustrazione: in entrambi i casi, la difficoltà non riguarda il desiderio di autonomia, ma il funzionamento esecutivo che rende complesso interrompere il flusso dell’azione.
Per quanto ogni persona che vive un qualche tipo di difficoltà a livello mentale prova vergogna e imbarazzo nel condividerlo con gli altri, per paura di venire giudicati, le persone DDAI in particolare possono sviluppare una maggiore sensibilità al giudizio, soprattutto dopo esperienze ripetute di critica o incomprensione durante la propria infanzia, dovute a difficoltà nell’area scolastica o con i rapporti sociali.
Nel tempo, chiedere aiuto può essere associato a vissuti emotivi negativi che rendono la richiesta più difficile e, in particolare, possono emergere:
- Timore di apparire incapaci o inadeguati.
- Paura di confermare un’immagine negativa di sé costruita nel tempo.
- Evitamento del confronto, per ridurre il disagio emotivo immediato.
Questa dinamica può manifestarsi in modo silenzioso e poco visibile, in quanto la persona di riferimento non rifiuta esplicitamente il supporto, ma tende a cavarsela da sola, anche quando il costo emotivo e pratico è elevato. L’evitamento della richiesta può ridurre l’ansia nel breve periodo, ma nel lungo termine favorisce isolamento, accumulo delle difficoltà e senso di inefficacia.
Secondo lo studio scientifico del 2021 “Metacognition in adult ADHD: subjective and objective perspectives on self-awareness of cognitive functioning” di Marah Butzbach, Anselm B M Fuermaier, Steffen Aschenbrenner, Matthias Weisbrod, Lara Tucha e Oliver Tucha, nell’ADHD possono essere presenti difficoltà metacognitive, ovvero nella capacità di monitorare il proprio funzionamento e riconoscere precocemente i segnali di difficoltà, sottovalutando la propria condizione e prendendola inconsciamente alla leggera.
Questo aspetto ha un impatto diretto sulla capacità di chiedere aiuto e spesso il bisogno di supporto viene riconosciuto solo quando la situazione è già compromessa, rendendo la richiesta più urgente e carica a livello emotivo.
In particolare, possono verificarsi alcune situazioni, come:
- Sottovalutare il carico iniziale, continuando senza supporto.
- Accorgersi del bisogno solo in fase critica, quando lo stress è già elevato.
- Vivere la richiesta come un’emergenza, rendendola più difficile da comunicare.
Negli adolescenti questo può emergere come un crollo improvviso del rendimento scolastico, mentre negli adulti come un blocco lavorativo o relazionale percepito come improvviso: in realtà, il bisogno di aiuto era presente da tempo, ma non era stato intercettato in modo consapevole.

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ADHD e chiedere aiuto: strategie utili
La capacità di chiedere aiuto è un muscolo che può essere sostenuto e allenato, anche per chi è più restio alla cosa. L’obiettivo non è aumentare la dipendenza dagli altri, ma rendere la richiesta di supporto una risorsa utilizzabile in modo più tempestivo e sostenibile, eliminando la vergogna latente che si prova nel farlo:
Per riuscirci può essere utile:
- Ridurre l’ampiezza della richiesta, formulando domande circoscritte e concrete.
- Anticipare i momenti critici, riconoscendo segnali ricorrenti di sovraccarico come confusione o procrastinazione.
- Scegliere contesti e persone adeguate, in cui la richiesta risulti più sicura.
- Separare la richiesta dal giudizio su di sé, riconoscendola come una strategia funzionale.
La difficoltà a chiedere aiuto nel Disturbo da Deficit dell’Attenzione è un’esperienza comune e trasversale, che riguarda il funzionamento attentivo, esecutivo ed emotivo. Non è un difetto caratteriale, ma una dinamica che può essere compresa e affrontata con maggiore consapevolezza.

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Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fonti:
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20667287/
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8295131/



