Ti sei mai chiesto perché, durante il doposcuola, un bambino con ADHD sembra perdere motivazione proprio quando l’adulto “insiste di più”?
Il modo in cui parliamo ai bambini e ragazzi con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) ha un impatto diretto non solo sull’apprendimento, ma anche sull’autostima, sulla regolazione emotiva e sul rapporto con lo studio. Il doposcuola, in particolare, è uno dei contesti più delicati: è qui che le difficoltà attentive emergono con forza e che alcune frasi, seppur comuni, possono risultare profondamente demoralizzanti.
Questo articolo affronta il tema spiegando cosa dice la ricerca e offrendo indicazioni pratiche per comunicare in modo più efficace.
Frasi da non dire ad un bambino ADHD nel doposcuola
Nel contesto del doposcuola, molte frasi vengono pronunciate con l’intento di motivare o “spronare” il bambino. Tuttavia, nel caso dell’ADHD, alcune espressioni risultano controproducenti, perché attribuiscono implicitamente la difficoltà a una mancanza di volontà, impegno o interesse. Questo tipo di attribuzione è problematica, poiché l’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che coinvolge in modo diretto le funzioni esecutive, e non la motivazione in sé.
Dire a un bambino ADHD “Se ti impegnassi di più, ce la faresti” trasmette l’idea che il fallimento dipenda esclusivamente da una scelta personale. Questa frase ignora il fatto che il bambino può essere già fortemente impegnato, ma privo degli strumenti neurocognitivi necessari per sostenere l’attenzione o organizzare il compito. Il risultato è che il bambino interiorizza l’idea di non impegnarsi abbastanza, anche quando sta già facendo il massimo possibile.
L’espressione “Non è difficile, stai attento” è ugualmente problematica. Dire che un compito “non è difficile” invalida l’esperienza soggettiva del bambino e nega la reale fatica cognitiva che sta vivendo. Inoltre, chiedere di “stare attento” presuppone che l’attenzione sia una funzione volontaria e sempre disponibile, quando nell’ADHD la capacità di mantenerla nel tempo è biologicamente instabile.
Frasi come “Ancora distratto?” introducono una connotazione di giudizio e di esasperazione. Anche se dette con tono ironico o apparentemente neutro, segnalano al bambino che il suo comportamento è inaccettabile o ripetitivo. Questo tipo di commento rinforza la percezione di essere “sbagliato” e aumenta il carico emotivo associato al compito.
Dire “Lo sai fare, perché non lo fai?” crea una frattura tra competenza e prestazione. Nel bambino ADHD questa frattura è reale: sapere come si fa qualcosa non significa riuscire a farla in quel momento. La frase, invece, suggerisce una mancanza di volontà o una scelta oppositiva, favorendo incomprensioni e conflitti.
Il confronto implicito contenuto in “Guarda gli altri come lavorano” è particolarmente dannoso. Paragonare un ragazzo ADHD ai pari che non condividono le stesse difficoltà esecutive aumenta il senso di inadeguatezza e di esclusione. Inoltre, il confronto sociale negativo non migliora la performance, ma aumenta ansia e ritiro.
Dal punto di vista scientifico, queste frasi sono problematiche perché non tengono conto delle difficoltà esecutive tipiche dell’ADHD, come la ridotta memoria di lavoro, la difficoltà di pianificazione e la scarsa capacità di mantenere lo sforzo cognitivo nel tempo. Quando l’adulto attribuisce l’errore all’impegno, il bambino non riceve indicazioni utili su come affrontare il compito, ma solo un giudizio su chi è.
La letteratura mostra inoltre che i bambini e gli adolescenti ADHD presentano una maggiore sensibilità al feedback sociale, soprattutto quando questo viene percepito come critico o svalutante. Uno studio pubblicato sul Journal of Attention Disorders ha evidenziato differenze nella risposta al feedback di accettazione e rifiuto nei ragazzi ADHD, suggerendo una vulnerabilità specifica ai segnali sociali negativi (Babinski et al., 2019).
Questo significa che frasi apparentemente banali possono avere un impatto emotivo amplificato. Il bambino può smettere di provare non perché non gli importi, ma perché l’esperienza diventa emotivamente troppo costosa. Nel tempo, il rischio non è solo una riduzione della motivazione allo studio, mala costruzione di un’immagine di sé come “incapace”, “pigro” o “sbagliato”.
Nel contesto del doposcuola, quindi, il linguaggio dell’adulto non è neutro. Le parole utilizzate contribuiscono a modellare il modo in cui il bambino interpreta le proprie difficoltà e il proprio valore personale. Sostituire frasi giudicanti con indicazioni operative e supporto strutturato non è solo una scelta educativa, ma un intervento coerente con ciò che sappiamo sul funzionamento dell’ADHD.

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Il ruolo dell’adulto nel doposcuola e nelle interazioni con ADHD
Nel doposcuola, l’adulto non è solo un “controllore dei compiti”, ma un co-regolatore. Questo significa:
- Prestare attenzione ai segnali di sovraccarico;
- Anticipare le difficoltà;
- Modulare richieste e tempi;
- Offrire supporto senza sostituirsi al bambino.
Il linguaggio usato dall’adulto diventa uno strumento di regolazione emotiva. I bambini con ADHD sperimentano spesso un ciclo negativo: difficoltà → rimproveri → demotivazione → peggioramento della prestazione. Interrompere questo ciclo è possibile, e passa anche dalle parole.
Studi longitudinali mostrano che l’esperienza scolastica e il tipo di feedback ricevuto influenzano in modo significativo l’autostima e il rischio di difficoltà emotive in adolescenza (Chronis-Tuscano et al., 2010).
Il doposcuola può diventare uno spazio di frustrazione oppure un contesto di apprendimento, sicurezza e fiducia, la differenza la fa l’approccio.
Parlare a un bambino ADHD non è una questione di “essere più buoni”, ma di essere più efficaci. Le evidenze scientifiche mostrano che un linguaggio adeguato, strutturato e non giudicante migliora l’apprendimento, riduce i conflitti e protegge l’autostima.
Il centro ADHD GAM Medical offre la valutazione e il trattamento dell’ADHD in adolescenti e adulti ADHD. Il centro offre percorsi integrati con psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e formatori, e supporto specifico anche per genitori ed educatori.
Contattare GAM Medical significa affidarsi a un approccio basato su evidenze scientifiche, per costruire interventi mirati e realmente utili nel quotidiano, anche nel contesto del doposcuola.
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Fonti:
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30155685/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20921120



