Abilismo: fenomeno con cui si confronta chi è ADHD

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Sempre più di spesso su internet e sui social avrai letto il termine abilismo (ableism in inglese), ma ti sei mai chiesto cosa significhi e perché è un termine da avere ben presente quando si parla di disabilità e condizioni marginanti come l’ADHD e altri disturbi del neurosviluppo?

Scopriamo perchè chi è ADHD si deve confrontare con l’abilismo!

Che cos’è l’abilismo?

Il suffisso “-ismo” nei termini come razzismo, sessismo, e ageismo indica un sistema di credenze, atteggiamenti, comportamenti o pratiche discriminatori o pregiudizievoli nei confronti di un gruppo specifico di persone.

Così è anche per l’abilismo, cioè quella di una forma di discriminazione che si verifica quando le persone con disabilità vengono svalutate o escluse a causa delle loro condizioni. 

Deriva dalla convinzione che le persone senza disabilità siano superiori a quelle con una qualche forma di disabilità, portando a trattamenti ingiusti e a esclusioni sistematiche nei vari ambiti della vita sociale, economica e culturale.

In generale possiamo dire che l’abilismo si concretizza con:

1. Preconcetti e Stereotipi

    Le persone con disabilità spesso vengono ridotte a stereotipi negativi, il che significa che vengono percepite attraverso una lente distorta e limitata che non riflette la loro vera essenza e le loro capacità individuali. Questi stereotipi negativi possono includere l’idea che le persone con disabilità siano incapaci di compiere determinate azioni o attività, anche quando queste attività rientrano pienamente nelle loro capacità. Ad esempio, qualcuno con una disabilità fisica potrebbe essere visto come incapace di svolgere un lavoro d’ufficio che richiede principalmente abilità cognitive e non fisiche. Inoltre, le persone con disabilità vengono spesso considerate deboli o bisognose di costante assistenza e pietà, il che le sminuisce e le priva della loro autonomia. Questo atteggiamento paternalistico può portare a trattamenti che le infantilizzano, negando loro l’opportunità di vivere in modo indipendente e di prendere decisioni per sé stesse. D’altro canto, esiste anche l’estremo opposto, in cui le persone con disabilità vengono celebrate come eroi straordinari per il semplice fatto di svolgere attività quotidiane, un fenomeno noto come “inspiration porn”. Questo tipo di narrazione può essere altrettanto dannoso, poiché impone standard irrealistici e riduce la persona alla sua disabilità, ignorando la sua umanità e complessità.

    2. Esclusione Sociale

      L’abilismo può portare all’esclusione delle persone con disabilità dalla partecipazione piena alla vita sociale, lavorativa, educativa e ricreativa, creando una serie di barriere sia visibili che invisibili che limitano le loro opportunità. In ambito sociale, questa esclusione può manifestarsi attraverso la mancanza di inviti a eventi, attività o riunioni, lasciando le persone con disabilità isolate e prive di un senso di appartenenza alla comunità. Sul posto di lavoro, le persone con disabilità possono affrontare discriminazioni durante il processo di assunzione o mancare di accesso a promozioni e opportunità di crescita professionale, nonostante abbiano le qualifiche e le competenze necessarie. Nel contesto educativo, gli studenti con disabilità potrebbero non ricevere i supporti necessari, come ausili tecnologici, assistenza specializzata o adattamenti del curriculum, che sono fondamentali per il loro successo accademico. Infine, nella sfera ricreativa, le persone con disabilità possono trovare difficoltà nell’accesso a strutture sportive, culturali o di intrattenimento a causa di mancanze strutturali o di attitudini escludenti da parte degli organizzatori e del pubblico. Tutti questi fattori combinati contribuiscono a una marginalizzazione sistemica che riduce significativamente la qualità della vita e le opportunità di realizzazione personale per le persone con disabilità.

      3. Barriere Fisiche e Architettoniche

      La mancanza di accessibilità nelle infrastrutture pubbliche e private è una manifestazione dell’abilismo, che impedisce alle persone con disabilità di muoversi liberamente e di accedere ai servizi di cui hanno bisogno. Queste barriere possono presentarsi in molteplici forme, come la presenza di scalini senza alternative accessibili come rampe o ascensori, porte strette che non permettono il passaggio delle sedie a rotelle, e bagni non adattati alle esigenze delle persone con disabilità fisiche. Anche i mezzi di trasporto pubblico spesso non sono adeguatamente attrezzati per ospitare persone con mobilità ridotta, costringendole a dipendere da soluzioni di trasporto privato costose e meno convenienti. Nelle infrastrutture private, come negozi, ristoranti e luoghi di intrattenimento, la mancanza di accessibilità continua a rappresentare una barriera significativa, limitando le opportunità di partecipazione sociale e di svago. Queste barriere fisiche non solo restringono l’autonomia delle persone con disabilità, ma contribuiscono anche a un senso di esclusione e isolamento, rendendo difficile la loro piena inclusione nella società.

        4. Discriminazione Istituzionale

        Le leggi, le politiche e le pratiche che non tengono conto delle esigenze delle persone con disabilità perpetuano l’abilismo, creando un ambiente che non solo non supporta, ma spesso ostacola attivamente la loro partecipazione equa e piena. Ad esempio, nei sistemi scolastici, la mancanza di programmi educativi inclusivi o di risorse adeguate per supportare gli studenti con disabilità significa che questi studenti possono non ricevere l’istruzione personalizzata di cui hanno bisogno per avere successo. I piani educativi individualizzati (IEP), sebbene esistenti, potrebbero non essere implementati in modo efficace a causa di risorse insufficienti o di personale non adeguatamente formato. Nei luoghi di lavoro, la mancata offerta di adattamenti ragionevoli, come orari flessibili, postazioni di lavoro ergonomiche o la possibilità di lavorare da remoto, può limitare le opportunità di impiego e di avanzamento per le persone con disabilità. Inoltre, le politiche governative che non prevedono adeguati supporti economici e sociali possono lasciare le persone con disabilità in condizioni di povertà o dipendenza, limitando ulteriormente la loro capacità di partecipare pienamente alla società. Questa discriminazione istituzionale riflette una mancanza di riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità e perpetua un ciclo di esclusione e disuguaglianza.

        5. Lingua e Comunicazione

        L’uso di un linguaggio denigratorio o infantilizzante nei confronti delle persone con disabilità è una forma comune di abilismo, che contribuisce a perpetuare pregiudizi e a sminuire l’autonomia e la dignità di queste persone. Il linguaggio denigratorio può includere termini dispregiativi o riduttivi che riducono la persona alla sua disabilità, trascurando la sua individualità e complessità. Ad esempio, usare parole come “ritardato” o “handicappato” in modo dispregiativo crea uno stigma negativo e riduce l’immagine pubblica delle persone con disabilità. L’infantilizzazione si manifesta attraverso l’uso di un tono condiscendente o trattando le persone con disabilità come se fossero bambini, indipendentemente dalla loro età o capacità intellettuali. Questo tipo di linguaggio può implicare che le persone con disabilità non siano in grado di prendere decisioni per sé stesse o che abbiano bisogno di essere controllate e guidate in ogni aspetto della loro vita. Inoltre, la mancanza di sforzo nel fornire comunicazioni accessibili, come sottotitoli per i non udenti o testi in Braille per i non vedenti, limita ulteriormente l’accesso delle persone con disabilità all’informazione e alla partecipazione sociale. Combattere queste forme di abilismo linguistico richiede una sensibilizzazione diffusa e un impegno a utilizzare un linguaggio rispettoso e inclusivo che riconosca e valorizzi la piena umanità e capacità delle persone con disabilità.

        L’abilismo non riguarda solo le disabilità fisiche, ma si estende anche alle neurodivergenze come l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), l’autismo, la dislessia, e altre condizioni neuropsichiatriche.

        Infatti, anche in questi casi è possibile riscontrare:

        1. Preconcetti e Stereotipi: Le persone con neurodivergenze come l’ADHD spesso vengono ridotte a stereotipi negativi che non riflettono accuratamente le loro capacità e la loro individualità. Questi stereotipi possono includere l’idea che le persone con ADHD siano sempre distratte, disorganizzate o iperattive in maniera incontrollabile. Viene spesso ignorato il fatto che l’ADHD è un disturbo complesso che varia notevolmente da persona a persona. Alcune persone con ADHD possono essere altamente creative, innovative e capaci di concentrazione intensa su attività di loro interesse (iperfocalizzazione), ma questi aspetti positivi vengono spesso trascurati a favore di una visione unidimensionale del disturbo. Questo porta a una narrativa che minimizza le loro capacità e potenzialità, contribuendo a una percezione generale di incompetenza.
        2. Esclusione Sociale: L’abilismo può portare all’esclusione delle persone con neurodivergenze dalla partecipazione piena alla vita sociale, lavorativa, educativa e ricreativa. Ad esempio, gli studenti con ADHD possono essere esclusi da attività scolastiche o sociali perché vengono percepiti come “difficili” o “problematici” a causa dei loro comportamenti inattesi o della loro difficoltà a seguire le regole standardizzate. Sul posto di lavoro, le persone con ADHD possono affrontare discriminazioni durante il processo di assunzione o possono essere sottovalutate rispetto ai loro colleghi. Le loro difficoltà di gestione del tempo e organizzazione potrebbero essere interpretate come mancanza di professionalità o impegno, anziché essere riconosciute come caratteristiche gestibili del loro disturbo.
        3. Barriere Fisiche e Architettoniche: Sebbene le barriere fisiche e architettoniche siano spesso associate a disabilità fisiche, anche le persone con neurodivergenze possono affrontare ambienti non progettati per le loro esigenze. Ad esempio, gli spazi di lavoro o scolastici che non tengono conto delle esigenze sensoriali possono essere estremamente stressanti per le persone con ADHD. Rumori di fondo, luci fluorescenti intense o un ambiente visivamente caotico possono rendere difficile la concentrazione e la produttività. La mancanza di spazi tranquilli o di pause frequenti può aggravare i sintomi dell’ADHD, rendendo l’ambiente meno accessibile e accogliente per queste persone.
        4. Discriminazione Istituzionale: le leggi, le politiche e le pratiche che non tengono conto delle esigenze delle persone con neurodivergenze perpetuano l’abilismo, creando un ambiente che ostacola la loro partecipazione equa e piena. Nei sistemi scolastici, la mancanza di riconoscimento delle esigenze specifiche degli studenti con ADHD può portare a una gestione inadeguata del loro percorso educativo. Ad esempio, possono mancare piani educativi individualizzati (IEP) o supporti specifici come tempi estesi per le prove o la possibilità di seguire lezioni in un ambiente meno distratto. Nei luoghi di lavoro, la mancanza di adattamenti ragionevoli, come la flessibilità oraria o la possibilità di lavorare in ambienti meno stimolanti, limita le opportunità di impiego e di avanzamento per le persone con ADHD. Anche a livello di politiche governative, la mancanza di supporti adeguati può lasciare le persone con neurodivergenze senza le risorse necessarie per vivere in modo indipendente e partecipare pienamente alla società.
        5. Lingua e Comunicazione: L’uso di un linguaggio denigratorio o infantilizzante nei confronti delle persone con neurodivergenze è una forma comune di abilismo, che contribuisce a perpetuare pregiudizi e a sminuire l’autonomia e la dignità di queste persone. Il linguaggio denigratorio può includere termini come “iperattivo” o “disattento” utilizzati in modo dispregiativo, che riducono la persona alla sua condizione neuropsichiatrica. Infantilizzare le persone con ADHD, trattandole come se fossero incapaci di prendere decisioni autonome o necessitassero di una supervisione costante, le priva della loro capacità di autodeterminazione e di riconoscimento come individui competenti. Inoltre, la mancanza di sforzo nel fornire comunicazioni chiare e accessibili, come istruzioni dettagliate o feedback costruttivi, può limitare ulteriormente l’accesso delle persone con neurodivergenze all’informazione e alla partecipazione sociale.

        Effetti dell’abilismo sul Disturbo da Deficit dell’attenzione e Iperattività (ADHD)

        Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD o DDAI) è un disturbo del neurosviluppo cronico, quindi che caratterizza anche gli adulti. Nonostante l’incidenza del 3,5% nella popolazione adulta (ancora largamente sottodiagnosticata), le persone ADHD  tendono ad affrontare uno stigma e vere e proprie discriminazioni a causa dell’abilismo che spesso può:

        • indurre sentimenti di vergogna rispetto alla condizione dell’ADHD, 
        • spingere nei casi peggiori all’isolamento e alla bassa autostima
        • rendere ancora più gravose le difficoltà nei contesti della vita quotidiana.

        Gli adulti con Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) sperimentano tra i vari sintomi dell’ADHD la difficoltà nel restare concentrati e attenti su un compito specifico, l’iperattività e l’impulsività nei gesti e tutta una serie di manifestazioni che possono portare sfide nella vita di tutti giorni: ad esempio le richieste in contesti accademici, lavorativi e sociali.

        Come si manifesta l’abilismo verso chi è ADHD?

        Ecco due principali manifestazioni della discriiminazione dell’Abilismo verso gli adulti con Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD o DDAI):  

        1. Fraintendimento del Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD): Per l’ADHD negli adulti, l’abilismo può manifestarsi in diversi modi ma forse il più comune è il fraintendimento del disturbo stesso. Molte persone con Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) sono accusate di essere pigre, demotivate o disattente, quando in realtà i loro comportamenti sono dovuti alla condizione neurologica sottostante. Questo malinteso può portare ad atteggiamenti negativi nei confronti delle persone ADHD, che a loro volta possono portare a discriminazione ed esclusione.
        1. Stereotipi Negativi rivolti agli adulti ADHD: Infatti, l’altra faccia della medaglia è quella degli stereotipi negativi. Gli adulti ADHD sono spesso descritti come iperattivi, disorganizzati e incapaci di concentrarsi, tutti stereotipi potenzialmente dannosi poiché perpetuano l’idea che le persone con Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività siano del tutto inaffidabili e non in grado di adempiere agli impegni, e ciò può influenzare negativamente possibili progressi professionali. Vi è una tendenza a minimizzare il disturbo, considerando i sintomi come una scusa per la mancanza di disciplina o di volontà.

        L’abilismo ha portato a situazioni di discriminazione e incomprensione in contesti accademici, professionali e sociali e determinato in capo a larga parte della comunità ADHD:

        • esclusione;
        • costruzione di barriere istituzionali;
        • riluttanza a riconoscere esigenze specifiche del disturbo.

        Preconcetti e incomprensioni sono alla base dell’abilismo. 

        L’abilismo oscura i tratti positivi dell’ADHD

        I due casi estremi sopra citati e soprattutto la generale sottostima delle diagnosi ADHD in Italia hanno fatto sì che, fino a tempi recenti, non si siano mai considerati i tratti positivi che spesso caratterizzano le persone ADHD, come:

        • la creatività,
        • la curiosità,
        • la sensibilità
        • l’iperfocalizzazione.

        Molte persone con Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) spiccano per creatività e curiosità e talvolta denotano capacità nel riconoscere schemi e relazioni dove altri invece non riescono. Inoltre gli adulti ADHD possono piegare a loro vantaggio la capacità di iperfocalizzazione (classica manifestazione del disturbo) per essere estremamente produttivi e padroneggiare determinati soggetti di interesse.

        Interiorizzazione dell’abilismo nella comunità ADHD

        Sfortunatamente, a causa dell’attitudine all’abilismo a cui molti, se non tutti noi, siamo stati esposti, è più comune che quelli che emergano siano i difetti a dispetto dei punti di forza e anche quando ciò non accade spesso la comunità ADHD non è consapevole del legame tra tali pregi e il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività. 

        Questo fenomeno che viene chiamato di ‘interiorizzazione dell’abilismo’ è purtroppo molto diffuso e produce danni seri all’autostima e all’identità della comunità ADHD poiché va contro la nozione fondamentale di accettazione della condizione come parte della persona. 

        Le cause dell’abilismo, sia come attitudine che come processo interiorizzato, influenzano il modo in cui la comunità ADHD  percepisce e interagisce con il mondo. Il primo passo per riconoscere e smantellare la concezione abilista dell’ADHD è quello di comprendere che il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività oltre ad essere una condizione ha anche valenza di identità e in quanto tale deve essere validata. 

        Come si sconfigge l’abilismo nei confronti di chi è ADHD?

        Se pensi di aver avuto atteggiamenti che riconosci essere abilisti, ecco cosa potresti fare per non incoraggiare questo fenomeno e le sue conseguenze, con le quali chi è ADHD si deve confrontare.

        1. Educare: l’istruzione è la chiave per affrontare l’abilismo. Educando gli altri sul Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) e sul suo impatto, possiamo ridurre lo stigma e aumentarne la comprensione evitando preconcetti sbagliati. 
        1. Sensibilizzare: l’attivismo è fondamentale per promuovere i diritti delle persone ADHD. Sostenendo la parità di trattamento, con una particolare attenzione a determinate esigenze e necessità, si può garantire che gli adulti ADHD abbiano accesso alle risorse necessarie ad avere successo.
        1. Supportare: il supporto di familiari, amici e operatori sanitari può essere determinante nell’aiutare le persone ADHD ad affrontare le sfide del disturbo. Fornendo incoraggiamento e offrendo un percorso di psicoeducazione per il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD), possiamo aiutare gli adulti ADHD a raggiungere i propri obiettivi e vivere una vita appagante priva di stigma.
        1. Includere: l’inclusione è essenziale per promuovere la diversità e ridurre la discriminazione. Includendo chi è ADHD nei contesti accademici, lavorativi e sociali possiamo promuovere la comprensione e l’accettazione sia del disturbo sia dell’identità della comunità.

        La psicoeducazione ADHD contro l’abilismo

        L’abilismo, o discriminazione basata sull’abilità, è una problematica diffusa nella società che spesso colpisce coloro che vivono con disturbi dell’attenzione, come l’ADHD. In un mondo sempre più digitalizzato, è fondamentale cercare soluzioni accessibili per supportare chi affronta queste sfide quotidiane

        In questo contesto, la clinica online ADHD di GAM Medical emerge come una risorsa preziosa. Offrendo servizi specialistici attraverso la telemedicina, questa clinica si propone di abbattere le barriere geografiche e migliorare l’accessibilità alle cure. Le persone con ADHD possono beneficiare della comodità di consultare esperti da casa propria per seguire la psicoeducazione del Disturbo da Deficit dell’Attenzione Iperattività (ADHD)

        GAM Medical si impegna a fornire un approccio personalizzato, adattando e consigliando il miglior percorso di psicoeducazione ADHD in base alle esigenze specifiche dell’adulto adhd. Questa iniziativa non solo contribuisce a combattere l’abilismo, ma promuove anche un ambiente terapeutico per il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività inclusivo, dove l’attenzione si focalizza sulla persona e non sulle barriere logistiche. La clinica online ADHD di GAM Medical si presenta come un passo avanti nel favorire l’uguaglianza nelle cure del Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD), rispondendo alle esigenze di una comunità spesso trascurata. Il tuo benessere psicologico ci sta a cuore!

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