Disprassia bucco-facciale nell’autismo: cos’è e perché è frequente

Tempo di lettura: 5 minuti

Disprassia bucco-facciale nell'autismo

La disprassia bucco-facciale riguarda la difficoltà nel pianificare, coordinare ed eseguire volontariamente i movimenti della bocca, della lingua, delle labbra, della mandibola e della muscolatura facciale ed è piuttosto frequente nell’autismo.

Nelle neurodivergenze in generale, le difficoltà prassiche sono molto frequenti. Molte persone autistiche o ADHD presentano infatti alterazioni nella pianificazione motoria, nella coordinazione dei movimenti e nell’automatizzazione di alcune sequenze motorie.

Quando queste difficoltà coinvolgono il distretto motorio orale e facciale, si parla di disprassia bucco-facciale.

La disprassia bucco-facciale riguarda quindi la difficoltà nel pianificare, coordinare ed eseguire volontariamente i movimenti della bocca, della lingua, delle labbra, della mandibola e della muscolatura facciale.

Queste difficoltà possono influenzare diversi aspetti della vita quotidiana, come l’articolazione verbale, l’alimentazione, la mimica facciale, la coordinazione oro-motoria e alcune funzioni coinvolte nella comunicazione.

Nei prossimi paragrafi vedremo più nel dettaglio che cosa comporta la disprassia bucco-facciale nell’autismo, come può manifestarsi e perché spesso viene sottovalutata o confusa con altre difficoltà.

Disprassia bucco-facciale: quali aree del corpo coinvolge?

Quando parliamo di disprassia bucco-facciale, ci riferiamo a difficoltà che coinvolgono il distretto oro-facciale, cioè quell’insieme di strutture muscolari e motorie che permettono di parlare, masticare, deglutire, modulare le espressioni facciali e coordinare i movimenti della bocca e del viso.

Il termine “bucco-facciale” indica infatti due componenti principali:

  • la componente buccale/orale (“bucco”), legata alla bocca e alle strutture coinvolte nei movimenti orali
  • la componente facciale (“facciale”), legata ai muscoli del volto e dell’espressività facciale

Dal punto di vista anatomico, la disprassia bucco-facciale può coinvolgere diverse strutture e funzioni motorie, tra cui:

Bocca e labbra

Le labbra partecipano a numerose funzioni motorie fini, come:

  • articolazione dei suoni
  • chiusura della bocca
  • controllo della saliva
  • suzione
  • uso di cannucce o posate
  • mimica facciale

Nella disprassia bucco-facciale può essere difficile coordinare volontariamente questi movimenti, soprattutto su richiesta o in sequenza.

Lingua

La lingua è una delle strutture più coinvolte nella pianificazione motoria orale.

Partecipa a:

  • produzione verbale
  • articolazione dei fonemi
  • masticazione
  • deglutizione
  • gestione del cibo nella bocca

La persona può avere difficoltà a eseguire movimenti precisi della lingua, imitare movimenti richiesti o coordinare rapidamente diverse sequenze motorie orali.

Mandibola

Anche la mandibola partecipa alla coordinazione oro-motoria necessaria per:

  • parlare
  • aprire e chiudere la bocca in modo fluido
  • masticare
  • regolare la forza dei movimenti

Nella disprassia possono emergere movimenti poco coordinati, lenti o faticosi.

Muscolatura facciale

La componente facciale riguarda i muscoli del volto coinvolti nelle espressioni emotive e nella comunicazione non verbale.

Possono risultare difficili:

  • imitazione delle espressioni facciali
  • movimenti volontari del viso
  • coordinazione tra espressione facciale e linguaggio
  • passaggio fluido da un’espressione all’altra

Questo non significa necessariamente assenza di emozioni, ma possibile difficoltà motoria nell’organizzazione dell’espressività facciale.

Coordinazione respiratoria e orale

Parlare richiede anche una complessa integrazione tra:

  • respirazione
  • movimenti della bocca
  • articolazione verbale
  • ritmo motorio

Nella disprassia bucco-facciale questa integrazione può risultare meno automatica, aumentando la fatica nella produzione linguistica e nella coordinazione orale.

Per questo motivo, la disprassia bucco-facciale non riguarda semplicemente “il parlare male”, ma coinvolge un sistema motorio molto complesso che integra movimento, pianificazione, coordinazione ed esecuzione delle funzioni oro-facciali.

Autismo e disprassia bucco-facciale: quanto è frequente?

Le difficoltà prassiche sono molto frequenti nell’autismo e rappresentano una delle caratteristiche neuroevolutive più spesso osservate nella pratica clinica e nella letteratura scientifica.

Tra queste, la disprassia bucco-facciale appare particolarmente comune. Molte persone autistiche possono infatti presentare difficoltà nella pianificazione e coordinazione dei movimenti oro-facciali coinvolti nel linguaggio, nella mimica facciale, nella deglutizione e nella motricità orale volontaria.

Alcuni studi suggeriscono che le difficoltà prassiche possano riguardare una quota molto significativa delle persone autistiche, con ricerche che parlano anche di oltre metà della popolazione nello spettro autistico.

Come si manifesta la disprassia bucco-facciale nell’autismo?

La disprassia bucco-facciale nell’autismo tende a manifestarsi precocemente, spesso già nei primi anni di vita, soprattutto durante lo sviluppo delle competenze comunicative, linguistiche e oro-motorie.

In molti bambini autistici, le difficoltà nella pianificazione e coordinazione dei movimenti della bocca e del volto possono contribuire al ritardo nell’emersione del linguaggio parlato.

Questo accade perché parlare non dipende soltanto dalla comprensione linguistica o dal desiderio comunicativo, ma richiede anche una complessa organizzazione motoria. Per produrre parole, infatti, il cervello deve pianificare e coordinare rapidamente movimenti molto precisi di lingua, labbra, mandibola, respirazione e muscolatura facciale.

Quando questa programmazione motoria risulta inefficiente o instabile, il linguaggio può manifestarsi in modi differenti:

  • faticoso e poco fluente;
  • fluente ma difficile da comprendere;
  • poco fluente e poco comprensibile.

Alcuni bambini possono sapere esattamente cosa desiderano comunicare ma incontrare grande difficoltà nel trasformare l’intenzione comunicativa in movimenti articolatori efficaci e coordinati.

Le manifestazioni possono essere molto variabili e includere:

  • difficoltà nell’imitazione dei movimenti della bocca;
  • fatica nell’articolazione di alcuni suoni o parole;
  • eloquio poco chiaro o scarsamente intelligibile;
  • difficoltà a concatenare rapidamente i movimenti necessari per parlare;
  • lentezza nella produzione verbale;
  • alterazioni della prosodia, del ritmo o dell’intonazione;
  • incoordinazione tra respirazione e linguaggio;
  • ridotta mimica facciale volontaria;
  • difficoltà nelle funzioni oro-motorie come soffiare, usare cannucce o coordinare i movimenti della lingua.

In alcuni casi, il bambino può riuscire a produrre determinate parole in modo corretto in alcuni momenti ma non in altri, proprio perché la difficoltà riguarda la stabilità della programmazione motoria e non la semplice conoscenza della parola.

Queste difficoltà emergono frequentemente durante l’infanzia e vengono spesso prese in carico all’interno di percorsi riabilitativi dedicati, come la logopedia e gli interventi neuropsicomotori, finalizzati a sostenere lo sviluppo delle competenze comunicative e della coordinazione oro-facciale.

È importante sottolineare che la disprassia bucco-facciale non implica necessariamente assenza di comprensione, mancanza di intenzionalità comunicativa o ridotte capacità cognitive. Molti bambini autistici con difficoltà prassiche comprendono molto più di quanto riescano ad esprimere verbalmente.

Per questo motivo, riconoscere la presenza di una componente disprassica può essere fondamentale per comprendere meglio alcune difficoltà linguistiche e comunicative presenti nell’autismo.

Disprassia bucco-facciale nell’autismo adulto: quali difficoltà possono rimanere nel tempo

Nell’autismo adulto, le difficoltà legate alla disprassia bucco-facciale non sempre scompaiono completamente con la crescita. In molte persone, alcuni aspetti della coordinazione oro-motoria possono persistere anche in età adulta, seppur in forme molto variabili da persona a persona.

Spesso, con il tempo, l’adulto autistico sviluppa strategie compensatorie che rendono le difficoltà meno evidenti dall’esterno. Tuttavia, ciò non significa necessariamente che il carico motorio e cognitivo associato alla comunicazione orale sia scomparso.

In alcuni adulti autistici possono rimanere:

  • fatica articolatoria durante conversazioni lunghe;
  • difficoltà nella fluidità verbale sotto stress;
  • rallentamento nell’organizzazione del linguaggio parlato;
  • sensazione di “inceppamento” nella produzione verbale;
  • difficoltà a coordinare rapidamente pensiero e articolazione;
  • eloquio percepito come poco naturale o atipico;
  • ridotta spontaneità della mimica facciale;
  • affaticamento comunicativo dopo interazioni sociali prolungate.

In molte situazioni, queste difficoltà diventano più evidenti quando aumenta il carico cognitivo o emotivo. Stress, sovraccarico sensoriale, ansia sociale, stanchezza o forte richiesta relazionale possono infatti ridurre ulteriormente l’efficienza della pianificazione motoria orale.

Alcuni adulti descrivono la sensazione di sapere perfettamente cosa vogliono dire ma di fare fatica a trasformarlo rapidamente in linguaggio fluido. Altri riferiscono di sentirsi verbalmente più lenti, meno coordinati o meno espressivi rispetto a quanto percepiscono internamente.

La disprassia bucco-facciale può inoltre influenzare anche la comunicazione non verbale. Alcune persone autistiche adulte possono avere difficoltà nel coordinare in modo spontaneo:

  • espressioni facciali;
  • sorriso sociale;
  • modulazione della voce;
  • sincronizzazione tra mimica, linguaggio e intenzione emotiva.

Questo può contribuire alla sensazione, spesso riportata dagli adulti autistici, di dover “costruire volontariamente” aspetti della comunicazione che per altre persone risultano automatici.

In alcuni casi, le esperienze ripetute di fatica comunicativa durante l’infanzia e l’adolescenza possono lasciare anche conseguenze emotive e relazionali, come:

  • insicurezza nel parlare;
  • paura di essere fraintesi;
  • evitamento sociale;
  • maggiore autocontrollo durante le conversazioni;
  • affaticamento sociale dopo le interazioni.

Per questo motivo, comprendere gli strascichi della disprassia bucco-facciale nell’autismo adulto può essere importante non solo sul piano linguistico e motorio, ma anche per comprendere meglio alcune esperienze soggettive legate alla comunicazione, alla socialità e alla fatica relazionale nelle persone autistiche adulte.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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