Dipendenza affettiva: cos’è e come uscirne senza sentirti “cattivo”

Tempo di lettura: 4 minuti

dipendenza affettiva

Con lo spopolare della psicologia sui social media e con la sua forte accessibilità, negli ultimi tempi il termine dipendenza affettiva” è sulla bocca di tutti, spesso utilizzato anche in modo improprio, e sta riscuotendo molta curiosità e domande, permettendo a molte persone di scoprirne l’esistenza e di poter rivedere in questa condizione la propria esperienza personale: ma di cosa si tratta nello specifico? E come uscirne?

In questo articolo vedremo insieme cos’è la dipendenza affettiva, quali sono i suoi sintomi e segnali, e in generale come uscirne in caso ci si ritrovi coinvolti senza sentirsi “cattivi”.

Cos’è la dipendenza affettiva? Segnali tipici e come fare a riconoscerla senza sentirti “cattivo”

Innanzitutto è importante sottolineare come dipendere e contare su qualcuno a noi stretto non è un problema o un qualcosa da risolvere, ma è la base di un buon rapporto umano fatto di amore e fiducia, che sia platonico, romantico o familiare, e che non è di per sé problematico o disfunzionale.

Stando allo studio scientifico del 2023 “Love Addiction, Adult Attachment Patterns and Self-Esteem: Testing for Mediation Using Path Analysis” di Alessio Gori, Sara Russo ed Eleonora Topino, quando si parla di “dipendenza affettiva”, invece, si fa riferimento ad un comportamento e dinamica relazione disfunzionale dentro alla quale la relazione con l’altro, che sia romantica, platonica o familiare, è il centro ed unico motivo della propria esistenza, caratterizzato da un attaccamento morboso e ossessivo, dove i propri bisogni vengono messi da parte per soddisfare ed onorare unicamente quelli dell’altro, a discapito di sé e della propria salute e del proprio benessere emotivo. Quando si è emotivamente dipendenti da qualcuno si ha il desiderio di diventare indispensabile e, allo stesso tempo, anche l’altro diventa indispensabile per sé, portando con il tempo a vivere ogni piccola distanza o disattenzione come una minaccia di abbandono o mancanza d’amore, alterando i propri comportamenti per evitare che accada e vivendo in costante ansia e angoscia, sviluppando con il tempo un attaccamento ansioso e una visione idealizzata dell’altro.

Il motivo per il quale molte persone sviluppano una dipendenza affettiva è che ciò che si ricerca nell’altro non è condivisione, ma una conferma di valore, di riempire un vuoto interiore e di soddisfare quel bisogno enorme di amore, che però non si crede di meritare.

Imparare a riconoscere la dipendenza affettiva è importante ed è possibile farlo facendo attenzione a diversi comuni segnali, tipici anche di altre dipendenze comportamentali, come:

  • Euforia e appagamento, caratterizzati da un intenso senso di piacere e completezza quando si è con la persona da cui si è dipendenza, dove tutto sembra perfetto e ci si sente finalmente completi.
  • Bisogno crescente dell’altro, dove gli spazi personali si azzerano e si sente il bisogno di passare tutto il tempo con l’altra persona.
  • Crisi di astinenza, durante la quale la distanza dall’altra persona provoca un forte malessere, ritrovandosi a pensare di non avere ed essere nulla al di fuori dell’altro.

Oltre ai sintomi elencati, ci sono anche dei comportamenti tipici che una persona emotivamente dipendente da un’altra mette in atto, come ad esempio: 

  • Annullamento di sé, ovvero la totale abnegazione dei propri bisogni e delle proprie emozioni, ma anche dei propri hobby, spazi e amicizie, ponendo al centro soltanto l’altra persona, cosa che a lungo andare può scaturire in manipolazione affettiva.
  • Autostima dipendente dall’altro, e quindi fortemente condizionata dall’approvazione dell’altro, approvazione e autostima che di conseguenza sparisce se il legame si interrompe.
  • Controllo e dedizione all’altro assoluta, dove ciò che viene fatto ha lo scopo di prevenire l’abbandono.

Quanti tipi di dipendenza affettiva esistono?

La dipendenza affettiva può essere di diversi tipi e può manifestarsi in modi diversi a seconda delle diverse persone coinvolte, e può dividersi in:

  • Dipendenza affettiva ossessiva, caratterizzata da un assorbimento totale della persona dal partner.
  • Dipendenza dalla relazione, dove è centrale l’incapacità di stare da soli al di fuori della relazione.
  • Co-dipendenza, dove entrambi i partner sono dipendenti l’uno dall’altro.
  • Dipendenza affettiva ambivalente, tipica di chi ha un disturbo di personalità, dove il forte bisogno di amore si scontra con una profonda paura dell’intimità.

Come uscire dalla dipendenza affettiva senza sentirti in colpa e “cattivo”

Nonostante la dipendenza affettiva possa avere un forte impatto a livello psicologico e possa alle volte sembrare insormontabile è in realtà possibile uscirne con il tempo, e può essere utile:

  • Riconoscere il problema e accettarlo.
  • Prendere coscienza delle conseguenze.
  • Decidere di cambiare per costruire relazioni più sane.
  • Chiedere supporto psicologico tramite la psicoterapia.
  • Parlarne con le persone che si hanno intorno con sincerità e vulnerabilità.
dipendenza affettiva e relazioni
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Vorresti saperne di più sulla dipendenza affettiva?

Se dopo questo articolo pensi di soffrire di dipendenza affettiva, credi di rientrare nei sintomi e comportamenti descritti o in generale stai vivendo una situazione difficile e avresti bisogno di un supporto psicologico, potrai trovare presso GAM Medical una clinica psicologica e psichiatrica specializzata in neurodivergenze e salute mentale

Nonostante la sua area di intervento sia principalmente quella dell’ADHD, essendo la clinica specializzata in questa condizione, offre supporto anche in condizioni correlate, come Autismo, Depressione, Ansia, DOC, PTSD, DCA, ma anche molte altre; la nostra clinica, per questo motivo, offre percorsi diagnostico-terapeutici integrati, anche in presenza di comorbidità e quindi in presenza anche di più disturbi e problematiche contemporaneamente.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36836480/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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