La violenza assistita è una forma di violenza psicologica che coinvolge bambini e minori costretti ad assistere, direttamente o indirettamente, ad atti di violenza compiuti all’interno del contesto familiare, soprattutto tra le figure adulte di riferimento.
Non si tratta quindi solo di episodi visti con i propri occhi, ma anche di urla, minacce, insulti, umiliazioni, aggressioni, oppure delle conseguenze che i bambini percepiscono e vivono ogni giorno nell’ambiente in cui crescono.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di violenza assistita, soprattutto in relazione ai bambini, perché le sue conseguenze possono essere profonde e durature, anche quando i minori non sono colpiti fisicamente in prima persona.
Vivere in un clima di paura, tensione e sopraffazione incide infatti sullo sviluppo emotivo, relazionale e psicologico del bambino, lasciando segni che possono emergere sia nell’immediato sia nel corso della crescita.
In questo articolo esploreremo che cosa si intende per violenza assistita, quali sono le diverse forme in cui può manifestarsi e quali effetti può produrre sui minori.
Cos’è la violenza assistita (witnessed violence)?
La violenza assistita è una forma di maltrattamento che si verifica quando un bambino o un minore assiste, in modo diretto o indiretto, a episodi di violenza all’interno del proprio contesto familiare o affettivo.
Può trattarsi di aggressioni fisiche, minacce, insulti, umiliazioni, ricatti, comportamenti persecutori o altre forme di sopraffazione tra adulti di riferimento, in particolare tra i genitori.
Il minore non deve necessariamente vedere la scena per esserne coinvolto: anche ascoltare urla, percepire la paura, osservare le conseguenze della violenza o vivere in un clima costante di tensione significa esserne esposto.
Per questo la violenza assistita è considerata a tutti gli effetti una forma di violenza psicologica, capace di compromettere profondamente il senso di sicurezza, la serenità e lo sviluppo emotivo del bambino.
Esiti della violenza assistita sui minori
La violenza assistita può avere effetti profondi sul benessere psicologico, emotivo e comportamentale di bambini e ragazzi.
Secondo la letteratura, l’esposizione alla violenza è associata
- sia a problemi internalizzanti, come ansia, paura, tristezza, depressione e pensieri suicidari
- sia a problemi esternalizzanti, come aggressività, oppositività e comportamenti antisociali o devianti.
A questi si possono aggiungere sintomi traumatici, difficoltà relazionali, maggiore tendenza ad assumere comportamenti a rischio e un possibile peggioramento del rendimento e dell’adattamento scolastico.
In altre parole, anche quando il minore non subisce direttamente la violenza, il solo fatto di viverla o testimoniarla può compromettere in modo significativo il suo equilibrio e il suo sviluppo.
Fonte: Witnessed Violence and Youth Behavior Problems: A Multi-Informant Study
Conseguenze traumatiche della violenza assistita
La violenza assistita rappresenta un’esperienza traumatica e fortemente stressante a tutti gli effetti.
Dal punto di vista clinico, questo aspetto è fondamentale: tra i criteri diagnostici dei disturbi post-traumatici, il primo riguarda proprio l’esposizione a un evento traumatico o stressante, e tale esposizione può avvenire anche assistendo alla violenza.
Per questo motivo, la violenza assistita può favorire l’insorgenza di una vera e propria condizione traumatica, soprattutto quando gli episodi sono ripetuti, imprevedibili e avvengono all’interno del contesto familiare, cioè proprio nel luogo che dovrebbe garantire protezione e sicurezza.
Le conseguenze traumatiche possono manifestarsi in molti modi, ad esempio:
- stato di allerta costante, con paura, tensione e difficoltà a rilassarsi;
- incubi, immagini intrusive o ricordi angosciosi legati agli episodi vissuti;
- evitamento di situazioni, luoghi, persone o discorsi che possano richiamare la violenza;
- difficoltà nella regolazione emotiva, con crisi di pianto, rabbia, chiusura o reazioni sproporzionate;
- problemi di concentrazione e apprendimento, spesso legati a un persistente stato di stress;
- alterazione del senso di sicurezza, con la sensazione che il pericolo possa ripresentarsi in ogni momento;
- sfiducia nelle relazioni e difficoltà a sentirsi protetti dagli adulti di riferimento;
- nei casi più gravi e prolungati, possibile sviluppo di PTSD o di forme di trauma complesso (CPTSD), soprattutto quando la violenza si ripete nel tempo e diventa parte della quotidianità.
Quando la violenza assistita è continua, il trauma non riguarda solo il singolo episodio, ma può incidere in profondità sullo sviluppo emotivo, relazionale e identitario del minore.
In questi casi, il bambino non vive soltanto la paura del momento, ma può crescere in una condizione di insicurezza costante che lascia effetti duraturi anche nel tempo.
Segnali che indicano la violenza assistita nei bambini e nei ragazzi.
La violenza assistita nei bambini e nei ragazzi non sempre si riconosce in modo immediato, perché spesso non viene raccontata apertamente, ma si manifesta attraverso segnali emotivi, comportamentali, corporei e relazionali.
I minori che vivono in contesti di violenza possono presentare sintomi post-traumatici come ipervigilanza, spavento facile, incubi, difficoltà ad addormentarsi, pensieri intrusivi, paura intensa della separazione, evitamento di situazioni che ricordano ciò che accade in casa e una costante sensazione di pericolo.
Nei bambini più piccoli, il trauma può emergere anche attraverso il gioco traumatico, cioè un gioco ripetitivo, rigido o angosciante in cui compaiono scene di aggressione, paura, controllo, salvataggio o distruzione. (se vuoi approfondire l’argomento, leggi l’articolo del nostro blog di psicologia “gioco infantile post-traumatico“)
In altri casi si osservano irritabilità, scoppi di rabbia, chiusura emotiva, regressioni, somatizzazioni, difficoltà di concentrazione e calo nel rendimento scolastico.
Negli adolescenti possono prevalere ritiro sociale, vergogna, ansia, depressione, comportamenti oppositivi o a rischio.
Contesti di osservazione della violenza assistita: come e dove riconoscerla:
I segnali che indicano la possibilità dell’esposizione a violenza assistita nei giovani possono essere osservati in diversi contesti della vita quotidiana, tra cui:
- a casa, attraverso paura di un genitore, eccessiva allerta, silenzi improvvisi, bisogno di controllare l’umore degli adulti;
- a scuola, con difficoltà di attenzione, agitazione, assenze frequenti, isolamento, aggressività o calo del rendimento;
- nel gioco, soprattutto nei bambini piccoli, tramite rappresentazioni ripetitive di violenza, minaccia o salvataggio;
- nelle relazioni con i pari, con difficoltà a fidarsi, eccessiva passività oppure conflittualità e impulsività;
- nel corpo, attraverso mal di pancia, mal di testa, disturbi del sonno, tensione fisica e altri sintomi somatici senza una causa medica chiara;
- nei colloqui clinici o educativi, dove possono emergere paura, confusione, senso di colpa, minimizzazione o difficoltà a nominare ciò che accade.
È importante ricordare che nessun singolo segnale, preso da solo, prova automaticamente la presenza di violenza assistita.
Tuttavia, quando più indicatori si presentano insieme, soprattutto in modo persistente, è fondamentale considerarli con attenzione, perché possono rappresentare il modo in cui il bambino o il ragazzo esprime un’esperienza traumatica che non riesce ancora a raccontare con le parole.



