Lo sviluppo della competenza sociale nell’autismo

Tempo di lettura: 3 minuti

Lo sviluppo della competenza sociale nell’autismo

Come procede lo sviluppo della competenza sociale nell’autismo?

Lo sviluppo nell’autismo è considerato atipico perché segue traiettorie diverse rispetto a quelle osservate nella maggioranza della popolazione. L’autismo rientra infatti nel concetto di neurodivergenza, termine che indica una variazione naturale del neurosviluppo rispetto alla configurazione neurologica più frequente (neurotipica).

Dal punto di vista statistico, ciò che definiamo “tipico” è ciò che osserviamo con maggiore frequenza nella popolazione generale. Quando uno sviluppo si discosta in modo sistematico e consistente da quel pattern maggioritario — non solo nei tempi ma anche nelle modalità qualitative — parliamo di sviluppo atipico.

Nell’autismo, le differenze non riguardano soltanto la sfera sociale, ma possono coinvolgere anche lo sviluppo comunicativo, motorio, sensoriale e regolatorio. Non si tratta semplicemente di un “ritardo” che si colma nel tempo, ma di un’organizzazione neuroevolutiva che segue percorsi differenti fin dalle prime fasi della vita.

Le differenze possono essere osservate già nei primi anni attraverso specifici indicatori evolutivi.

Cosa si intende per sviluppo sociale?

Per sviluppo sociale si intende l’insieme dei processi attraverso cui il bambino impara a comprendere, partecipare e regolare le interazioni con gli altri.

Non riguarda solo il “stare con gli altri”, ma include una serie di competenze che si costruiscono progressivamente fin dai primi mesi di vita.

Lo sviluppo sociale comprende:

1. Interesse e orientamento verso le persone

Già nei primi mesi il bambino tipicamente mostra preferenza per volti, voci umane, contatto oculare. Questo orientamento è la base su cui si costruiscono le relazioni.

2. Attenzione condivisa

La capacità di condividere uno stesso focus con un’altra persona (es. indicare qualcosa per mostrarla, seguire lo sguardo). È un pilastro dello sviluppo sociale e comunicativo.

3. Reciprocità

Lo scambio bidirezionale: sorridere in risposta a un sorriso, alternarsi nei turni comunicativi, rispondere al nome, partecipare a piccoli “dialoghi” anche prima del linguaggio verbale.

4. Comunicazione sociale

Uso integrato di sguardo, gesti, espressioni facciali e parole per interagire. Non è solo parlare, ma usare la comunicazione in modo sociale.

5. Comprensione delle emozioni

Riconoscere e rispondere agli stati emotivi propri e altrui. Include empatia, regolazione emotiva e adattamento al contesto.

6. Gioco sociale

Dal gioco “faccia a faccia” con il caregiver fino al gioco simbolico condiviso e poi al gioco cooperativo con i pari.

Attenzione congiunta: uno dei primi segnali osservabili di autismo nei bambini

L’attenzione congiunta (o attenzione condivisa) è la capacità di condividere con un’altra persona il focus su un oggetto o un evento. Si manifesta, ad esempio, quando un bambino indica qualcosa per mostrarla a un adulto o segue lo sguardo dell’altro verso un oggetto.

Nello sviluppo tipico, l’attenzione congiunta emerge intorno ai 9–12 mesi ed è una base fondamentale per lo sviluppo del linguaggio e delle competenze sociali.

Nell’autismo, questa abilità può essere assente, meno frequente o qualitativamente diversa. Il bambino può utilizzare l’indicazione solo per richiedere qualcosa (funzione strumentale) ma non per condividere interesse o esperienza. Questo aspetto non riflette una mancanza di interesse relazionale in senso assoluto, ma una diversa modalità di orientamento e integrazione delle informazioni sociali.

Comunicazione gestuale e uso dello sguardo nell’autismo infantile

Nello sviluppo tipico, i gesti comunicativi (indicare, salutare, mostrare, fare “ciao”) precedono e accompagnano il linguaggio verbale. Sono strumenti fondamentali per costruire reciprocità.

Nello spettro autistico, la comunicazione gestuale può risultare ridotta, meno spontanea o meno integrata con il contatto oculare. Anche lo sguardo può essere utilizzato in modo differente: non necessariamente assente, ma meno coordinato con gesto e vocalizzazione.

Questa integrazione multimodale (sguardo + gesto + parola) è uno degli elementi chiave che distingue uno sviluppo sociale tipico da uno atipico.

Il gioco simbolico nell’autismo: immaginare e rappresentare

Il gioco simbolico emerge generalmente tra i 18 e i 24 mesi e consiste nella capacità di usare un oggetto per rappresentarne un altro (una banana come telefono) o di simulare situazioni immaginarie (far finta di cucinare, curare una bambola).

Nel bambino autistico il gioco può essere più ripetitivo, funzionale o centrato sulle caratteristiche sensoriali degli oggetti (es. far girare le ruote di una macchinina invece di usarla in una narrazione). Il gioco simbolico può essere meno spontaneo o emergere in modo differente.

Questo non indica assenza di immaginazione, ma una modalità diversa di esplorazione e rappresentazione dell’esperienza.

Se vuoi approfondire questo tema in particolare, leggi l’articolo sul nostro blog di psicologiaAutismo e Gioco Simbolico

Autismo e sviluppo della competenza sociale: reciprocità sociale ed emotiva

La competenza sociale comprende anche la capacità di scambio reciproco: alternanza nei turni comunicativi, risposta al nome, sorriso sociale, condivisione di emozioni.

Nel disturbo dello spettro autistico, la reciprocità può essere meno fluida. Il bambino può mostrare interesse per l’interazione, ma con modalità meno prevedibili o meno sincronizzate. La regolazione emotiva condivisa può risultare più complessa, e le espressioni emotive possono non seguire le aspettative sociali tipiche.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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