Schema Therapy: cos’è una trappola cognitiva?

Tempo di lettura: 5 minuti

trappola mentale

Ti è mai capitato di continuare una scelta solo perché “ormai avevi iniziato”?
O di essere certo di sapere cosa pensano gli altri senza averlo davvero verificato? In questi momenti non stiamo ragionando in modo oggettivo: stiamo seguendo una trappola cognitiva.

Una trappola cognitiva è un errore sistematico di pensiero attraverso cui una persona interpreta la realtà in modo distorto e automatico, traendo conclusioni negative o rigide senza basarsi su prove complete. Queste trappole funzionano come scorciatoie mentali: semplificano l’esperienza, ma spesso portano a valutazioni imprecise che alimentano emozioni come ansia, tristezza o rabbia e influenzano comportamenti poco funzionali. Sono tipiche della terapia cognitiva e includono, ad esempio, la generalizzazione eccessiva, il pensiero tutto-o-nulla e la lettura della mente.

Riconoscerle è fondamentale, perché influenzano le nostre decisioni personali, professionali e sociali molto più di quanto immaginiamo.

In questo articolo vedremo come funzionano le trappole cognitive, perché il nostro cervello le utilizza e come possiamo aiutarci attraverso lo Schema Therapy.

Che cos’è la Schema Therapy?

La Schema Therapy (o Terapia degli Schemi) è un approccio psicoterapeutico sistematico e metodico sviluppato da Jeffrey Young per il trattamento dei pazienti con disturbi della personalità o con una grande resistenza al cambiamento.                                                      

Unisce elementi della terapia cognitivo-comportamentale, della psicodinamica,dell’attaccamento e delle terapie esperienziali.  

La terapia è attiva e direttiva, non limitandosi a promuovere l’insight ma cercando di ottenere il cambiamento cognitivo, emotivo, interpersonale e comportamentale.

Inoltre, secondo il volume “Schema Therapy: A Practitioner’s Guide” del 2003 di Young & Colleghi, la Schema Therapy si è dimostrata efficace,oltre che nella terapia individuale, anche nella terapia di coppia, per aiutare entrambi i partner a riconoscere e contrastare i propri schemi.

L’obiettivo terapeutico della Schema Therapy è quello di rendere consapevole il paziente dell’esistenza e del funzionamento di questi schemi e di aiutarlo a trovare strategie di coping più efficaci per riuscire a soddisfare i propri bisogni.

È pensata per aiutare le persone a riconoscere e modificare schemi maladattivi precoci: modelli profondi e radicati di pensieri, emozioni e comportamenti che si formano nell’infanzia o nell’adolescenza e che continuano a influenzare la vita adulta.

Come funziona la Schema Therapy?

 Il volume “Handbook of Cognitive-Behavioral Therapies, Third Edition” del 2010 a cura di Keith S. Dobson, sottolinea il fatto che la Schema Therapy funziona partendo dall’idea che dentro di noi ci siano delle ferite emotive antiche, nate soprattutto nell’infanzia. Quando certi bisogni fondamentali (sicurezza, amore, riconoscimento, protezione) non vengono soddisfatti in modo adeguato, impariamo a adattarci. Da queste adattazioni nascono gli schemi: modi automatici di pensare, sentire e reagire che da piccoli ci hanno aiutato, ma che da adulti spesso ci fanno soffrire.

trappola cognitiva
trappola cognitiva

Perchè si chiama Schema Therapy?

Si chiama Schema Therapy perché il centro di tutto il lavoro terapeutico sono gli schemi.  La parola schema indica una sorta di mappa interna: un insieme stabile di pensieri, emozioni, ricordi e sensazioni corporee che si attiva automaticamente in certe situazioni. Non è solo un’idea nella testa, è un modo completo di vivere un’esperienza.

Si usa proprio il termine schema perché:

  • Non riguarda un singolo pensiero (“sono stupido”)
  • È un modello ripetitivo (“nelle relazioni mi sento sempre sbagliato, mi vergogno e mi chiudo”)
  • Si forma presto, soprattutto nell’infanzia
  • Tende a ripresentarsi uguale nel tempo, anche quando non è più utile

La terapia prende questo nome perché non lavora solo sui sintomi, ma su questi schemi profondi che stanno sotto e che guidano le reazioni automatiche. È come se dicesse: invece di sistemare ogni volta il problema che emerge, andiamo a guardare il copione che lo fa nascere.

In più, in Schema Therapy si parla spesso di schemi maladattivi precoci: “maladattivi” perché oggi fanno soffrire, “precoci” perché si sono formati presto. La terapia serve proprio a riconoscerli, metterli in discussione e, soprattutto, modificarli a livello emotivo, non solo razionale.

Cosa sono gli schemi maladattivi?

Gli schemi maladattivi sono modelli psicologici stabili, formatisi precocemente, che organizzano il modo in cui una persona percepisce se stessa, gli altri e il mondo.

Si sviluppano quando alcuni bisogni emotivi fondamentali non vengono adeguatamente soddisfatti e, pur avendo inizialmente una funzione adattiva, diventano disfunzionali nell’età adulta. Quando attivati, influenzano simultaneamente pensieri, emozioni e comportamenti, portando la persona a ripetere schemi relazionali e reazioni emotive che mantengono la sofferenza.

Esempi tipici di schema maladattivi sono:

  • “Non valgo abbastanza”,
  • “Gli altri prima o poi mi abbandoneranno”,
  • “Devo essere perfetto per essere accettato”

Cosa sono gli schemi comportamentali nello Schema Therapy? 

Secondo la ricerca “Schema Therapy: A Practitioner’s Guide” del 2003 di Young & Colleghi, gli schemi più antichi e centrali hanno tipicamente origine nella famiglia. Man mano che il bambino matura, altre influenze (ad esempio coetanei, scuola, gruppi comunitari e cultura , diventano sempre più importanti e possono anche contribuire allo sviluppo dello schema.

Gli schemi mentali sono numerosissimi, ma alcuni risultano particolarmente frequenti e rilevanti. Tra i più comuni si distinguono i seguenti:

  • Schema Standard severi/Ipercriticismo: sentire di dover raggiungere a tutti i costi degli obiettivi estremamente severi che sono stati interiorizzati;
  • Schema di Sfiducia/Abuso: I soggetti che presentano questo schema sono caratterizzati dalla convinzione che gli altri siano intenzionalmente dannosi o inaffidabili.
  • Schema di Deprivazione Emotiva: Questo schema è caratterizzato dalla convinzione che i propri bisogni emotivi fondamentali non verranno mai adeguatamente soddisfatti dagli altri. 
  • Schema di Inadeguatezza/Vergogna: Le persone con questo schema si percepiscono come difettose, inferiori o indegne di amore e accettazione. Provano una profonda vergogna per aspetti di sé che ritengono sbagliati o inaccettabili, che possono essere sia nascosti (come impulsi aggressivi o desideri ritenuti inappropriati) sia manifesti (ad esempio caratteristiche fisiche o difficoltà sociali). 
  • Schema di Esclusione Sociale/Alienazione: Questo schema riguarda la convinzione di essere diversi, estranei o non appartenenti a nessun gruppo. Al di fuori del contesto familiare, i soggetti si sentono incompatibili con gli altri e vivono una persistente sensazione di isolamento.

Grazie alla Schema Therapy possiamo riconoscere, comprendere e modificare gli schemi maladattivi precoci che influenzano il modo in cui pensiamo, sentiamo e ci comportiamo nelle relazioni e nelle scelte quotidiane. Questo approccio terapeutico consente di andare oltre la semplice gestione dei sintomi, intervenendo sulle cause profonde della sofferenza psicologica.

In GAM Medical, clinica psicologica italiana, attraverso un intervento medico e personalizzato, sarai aiutato da professionisti della salute mentale a individuare le trappole cognitive che condizionano le tue emozioni e i tuoi comportamenti, fornendoti strumenti concreti per gestirle in modo più funzionale, migliorare il benessere psicologico e la qualità delle relazioni.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://www.academia.edu/download/3456743/SCHEMA_THERAPY.1_67.pdf
  • https://books.google.it/books?id=-9lTTxdyZoMC&lpg=PA317&ots=F2O3rKDkNy&dq=schema%20therapy&lr&hl=it&pg=PA321#v=onepage&q&f=false

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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