Mukbang e DCA: cosa significa guardare gli altri mangiare?

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Mukbang e DCA: cosa significa guardare gli altri mangiare?

Negli ultimi anni, navigando su YouTube, TikTok o Twitch, può capitare di imbattersi in video in cui una persona mangia grandi quantità di cibo davanti a una telecamera, spesso interagendo con chi la guarda. Questo fenomeno ha un nome ben preciso: mukbang.

Il successo del mukbang si spiega con diversi fattori: la curiosità verso piatti abbondanti e colorati, l’effetto rilassante dei suoni legati al cibo (ASMR), ma anche la sensazione di “compagnia virtuale” che molti spettatori provano guardando qualcuno mangiare mentre magari consumano il proprio pasto.

Non tutti gli spettatori vivono il mukbang in modo problematico: per molti è solo intrattenimento, curiosità culinaria o relax. Tuttavia, per chi ha un rapporto fragile con il cibo, questi video possono amplificare disagi preesistenti.

È il caso, ad esempio, delle persone che soffrono di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

Per alcuni, il mukbang può rappresentare un rifugio: guardare altri mangiare diventa una sorta di alimentazione vicaria, cioè un modo per vivere indirettamente il piacere del cibo senza consumarlo davvero.

In questo senso, i video possono assumere una funzione sostitutiva, quasi consolatoria, specialmente per chi vive restrizioni alimentari o ha paura di confrontarsi con il proprio pasto.

Al tempo stesso, però, lo stesso contenuto può trasformarsi in un trigger: vedere abbuffate spettacolari e senza apparente conseguenza può scatenare sensi di colpa, ansia o il desiderio di replicare comportamenti disfunzionali, come abbuffate seguite da condotte compensatorie.

Questo doppio volto del mukbang – rifugio e al tempo stesso rischio – mostra quanto sia delicata la relazione tra questi contenuti digitali e il rapporto con il cibo.

Nelle prossime righe approfondiremo meglio il concetto di mukbang e cercheremo di capire quale sia il suo legame con i DCA.

Cos’è il Mukbang?

Il termine mukbang nasce in Corea del Sud dall’unione di due parole coreane: “mukda” (먹다), che significa “mangiare”, e “bangsong” (방송), che vuol dire “trasmissione” o “broadcast”. Letteralmente, quindi, mukbang significa “trasmissione mentre si mangia”.

Durante un mukbang, il “host” (chiamato anche BJ, Broadcast Jockey) si siede davanti a una telecamera e consuma piatti spesso abbondanti, colorati o particolarmente invitanti. La peculiarità non è solo il cibo in sé, ma l’interazione con il pubblico: chi guarda può commentare in tempo reale, fare domande, chiedere impressioni sul sapore o semplicemente chiacchierare.

Con il tempo, il format si è diversificato: c’è anche chi sceglie un approccio più “slow”, condividendo un pasto casalingo come se fosse una cena virtuale in oompagnia. Alcuni creator puntano sull’intrattenimento e sull’abbondanza (grandi quantità di noodles, pollo fritto, pizza ecc.). Altri si concentrano sull’ASMR, ovvero l’esperienza sensoriale dei suoni prodotti dal cibo mentre viene addentato, masticato o sorseggiato.

Mukbang come trigger: quando vedere gli altri mangiare diventa un un trigger per il proprio DCA

Il legame tra mukbang e Disturbi Alimentari si manifesta in maniera particolarmente evidente quando questi contenuti diventano dei trigger, ossia degli stimoli in grado di attivare pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali legati al cibo.

Nei video di mukbang, infatti, i protagonisti consumano spesso pietanze molto caloriche, ricche di grassi, zuccheri e carboidrati: grandi porzioni di pasta, pizze intere, montagne di pollo fritto, dolci variopinti.

Questa abbondanza, che per lo spettatore “neutro” può risultare spettacolare o semplicemente curiosa, per chi ha un rapporto fragile con l’alimentazione può assumere un significato del tutto diverso.

Chi soffre di anoressia, ad esempio, può percepire questi video come una fonte di ansia o di forte pressione, perché il semplice atto di osservare quantità così elevate di cibo può far emergere paure e sensi di colpa legati al nutrirsi.

Al contrario, per chi presenta tratti bulimici, il mukbang può essere letto come la rappresentazione visiva di una vera e propria abbuffata: l’idea di vedere un’altra persona che consuma enormi quantità di cibo in un’unica seduta richiama in maniera diretta l’esperienza soggettiva dell’episodio bulimico.

La differenza sostanziale è che nel mukbang la scena è costruita come spettacolo: i creator tendono a mangiare lentamente, con un certo controllo, enfatizzando i suoni del cibo per stimolare l’ASMR e rendere il tutto più piacevole e accattivante.

Nell’abbuffata bulimica, invece, il ritmo è rapido, compulsivo, guidato da un’urgenza incontrollabile piuttosto che da un desiderio di intrattenere.

Eppure, proprio questa rappresentazione estetizzata e apparentemente “normalizzata” dell’abbuffata può fungere da innesco, spingendo lo spettatore vulnerabile a ricadere in comportamenti disfunzionali o a rafforzare pensieri intrusivi legati al cibo.

Il mukbang, dunque, non va visto semplicemente come un contenuto innocuo: nella sua capacità di spettacolarizzare l’eccesso, può diventare un potente catalizzatore di dinamiche patologiche, trasformando un intrattenimento digitale in un elemento di rischio psicologico per chi lotta con un Disturbo del Comportamento Alimentare.

Mukbang come alimentazione vicaria: quando vedere gli altri mangiare diventa un sostituto dei propri pasti

Un altro aspetto fondamentale del rapporto tra mukbang e disturbi della nutrizione e dell’alimentazione riguarda il fenomeno dell’alimentazione vicaria, cioè la possibilità di “nutrirsi” indirettamente attraverso l’osservazione del cibo e di chi lo consuma.

In psicologia si parla di vicariazione quando un’esperienza viene vissuta in modo sostitutivo attraverso qualcun altro: in questo caso, lo spettatore trae una sorta di soddisfazione guardando altre persone mangiare, come se quell’atto potesse sostituire il proprio.

Nei mukbang questo meccanismo è particolarmente evidente, soprattutto per chi lotta con restrizioni alimentari come nell’anoressia.

Guardare un creator che addenta piatti abbondanti, ne descrive i sapori e ne sottolinea la consistenza con i tipici suoni ASMR può generare nello spettatore la sensazione di “aver mangiato” senza averlo fatto realmente.

In tal senso, il video diventa una sorta di pasto simbolico, una strategia di compensazione che permette di aggirare il confronto diretto con il cibo e le paure che esso suscita.

Per alcune persone, questa dinamica può assumere un valore rassicurante: il mukbang diventa un momento di compagnia e di piacere visivo che aiuta a placare la tensione o a colmare il senso di vuoto legato al digiuno.

Tuttavia, proprio per la sua natura sostitutiva, l’alimentazione vicaria rischia di consolidare un rapporto distorto con il cibo: invece di favorire un contatto reale e sereno con l’atto del nutrirsi, mantiene viva la distanza e rafforza l’idea che mangiare in prima persona sia qualcosa da evitare.

Inoltre, questo meccanismo può generare un circolo vizioso: più lo spettatore ricorre ai mukbang per soddisfare vicariamente il proprio bisogno di cibo, più si allontana dal gesto concreto del mangiare, alimentando le difficoltà di fronte al piatto reale.

Per chi soffre di anoressia, questo può rappresentare un ostacolo ulteriore al percorso di guarigione, mentre per altre forme di DCA può trasformarsi in un modo per procrastinare o negare l’urgenza di affrontare le proprie difficoltà.

In ogni caso, l’alimentazione vicaria legata ai mukbang mostra chiaramente come un contenuto digitale, apparentemente innocuo e persino piacevole, possa assumere un significato psicologico profondo e ambivalente, diventando al tempo stesso rifugio e prigione per chi cerca di gestire il proprio rapporto problematico con il cibo.

Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo di fronte ai mukbang: c’è chi, pur soffrendo di un Disturbo del Comportamento Alimentare, preferisce evitarli perché li vive con disagio, e chi invece li ricerca attivamente, trovando in questi video un rifugio o un innesco di emozioni difficili da gestire.

In ogni caso, se ti riconosci in queste dinamiche o se stai attraversando un momento complicato nel tuo rapporto con il cibo, è importante non sottovalutare i segnali che il tuo corpo e la tua mente ti stanno inviando.

In GAM Medical, centro specializzato nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare, mettiamo a disposizione un test per i DCA che può aiutarti a comprendere meglio la tua situazione.

Fare questo passo significa iniziare a guardare con più consapevolezza al proprio rapporto con l’alimentazione e aprirsi alla possibilità di ricevere il supporto di professionisti esperti.

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