Il cimitero degli hobby è una metafora potente, ironica ma anche tremendamente precisa, utilizzata da molte persone ADHD per descrivere quella parte della propria vita – spesso anche fisicamente presente in casa – dove si accumulano i resti, gli strumenti, i materiali e le tracce di passioni iniziate con entusiasmo esplosivo e poi abbandonate nel tempo.
Si tratta di uno spazio mentale e spesso concreto in cui riposano gli “scheletri” degli hobby passati: quell’uncinetto iniziato e mai finito, la chitarra impolverata, i pennelli secchi, i libri di fotografia letti solo a metà, le tavole da surf, le scarpe da trekking, i kit per la fermentazione casalinga, le tele da pittura ancora incellofanate.
Oggetti che un tempo erano carichi di aspettative, di entusiasmo, di progettualità, e che oggi giacciono inerti, come testimonianze di entusiasmi estinti.
Una delle esperienze più condivise tra le persone ADHD riguarda infatti proprio il rapporto intenso, altalenante, a volte persino compulsivo con gli hobby.
È un tema che emerge frequentemente nei racconti personali, nei gruppi di supporto, nei diari, nelle confessioni più intime: la tendenza a saltare da un interesse all’altro con un entusiasmo totalizzante, fulmineo, quasi travolgente.
Non si tratta semplicemente di una propensione alla curiosità, né tantomeno di capriccio o incoerenza.
È un fenomeno reale, vissuto con partecipazione e, spesso, con un misto di euforia iniziale e delusione successiva, che molte persone ADHD riconoscono come parte costante del proprio modo di vivere la motivazione, il desiderio e la progettualità.
Funziona più o meno così:
Capita che, un giorno, dal nulla, si accenda una scintilla nella mente: voglio imparare a fare le candele. Ma non si tratta di una curiosità che rimane in superficie, di un “magari ci provo” vago e diluito nel tempo. No, quella scintilla si trasforma subito in una fiamma ardente, urgente. Scatta un impulso preciso, quasi necessario: bisogna iniziare subito. E non solo iniziare, ma diventare bravi, bravi davvero. Per cui si va online, si leggono tre guide, si guarda un video su YouTube, e in poche ore ci si convince che è una cosa che si può assolutamente fare, e fare bene. Si comincia allora la missione dell’equipaggiamento: non solo la cera, ma anche gli stoppini di diverse misure, le formine, le fragranze, i coloranti, i termometri per la temperatura della cera, i recipienti in vetro, gli attrezzi per mescolare, magari anche una bilancia di precisione. Perché se si deve fare una cosa, la si vuole fare al massimo.
Quello che rende tutto questo così particolare è che spesso, tutto questo slancio si consuma in un arco temporale brevissimo.
Il giorno stesso in cui l’idea nasce, si fanno acquisti, si prepara lo spazio, si prova a realizzare una o due candele – magari anche con un certo entusiasmo.
Ma poi, all’improvviso, tutto si spegne.
Il giorno dopo, quella stessa attività che sembrava l’inizio di una nuova passione di vita, perde mordente. Il materiale viene lasciato sul tavolo, magari per giorni, poi spostato in uno scaffale, poi dimenticato.
Ed è possibile che per mesi, o addirittura per sempre, non si tocchi più nulla di ciò che era stato acquistato con così tanta determinazione.
In alcuni casi, l’hobby non viene nemmeno iniziato: si è ordinato tutto, ma il tempo che il corriere arriva a casa, l’entusiasmo è già evaporato, la mente è già altrove e c’è già un nuovo progetto che bussa alla porta.
Nelle prossime righe capiremo perché questo fenomeno accade e quali sono le conseguenze profonde, a livello psicologico, di questa incostanza nel mantenere un hobby.
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Perché le persone ADHD passano da un Hobby all’Altro?
Il motivo per cui molte persone ADHD passano frequentemente da un hobby all’altro, accumulando esperienze iniziate con slancio e poi lasciate a metà, non è legato alla superficialità o alla mancanza di volontà.
Questo fenomeno, spesso descritto con ironia come il “cimitero degli hobby”, ha in realtà radici profonde nella neurobiologia dell’ADHD e in particolare nel modo in cui funziona la motivazione nel cervello di chi vive questa condizione.
Capire perché si verifichi questo schema ripetitivo di entusiasmo improvviso seguito da abbandono rapido significa entrare nel cuore di una dinamica cerebrale che ha a che fare con il ruolo della dopamina, con la regolazione della noia, con il modo in cui l’interesse viene attivato, mantenuto e sostenuto nel tempo.
Il cervello ADHD è caratterizzato da una disregolazione della dopamina, un neurotrasmettitore cruciale per la motivazione, la gratificazione, l’attenzione e la percezione del valore delle attività.
Mentre nei cervelli neurotipici la dopamina fluisce con una certa regolarità e consente di mantenere vivo l’interesse anche per compiti a lungo termine, nelle persone ADHD questo flusso è irregolare, discontinuo, imprevedibile.
Il risultato è che il cervello ADHD è costantemente alla ricerca di nuove fonti di stimolo che possano innescare una scarica dopaminica sufficiente a generare attenzione e coinvolgimento. E nulla, per questo cervello, è più stimolante di qualcosa di nuovo.
L’inizio di un nuovo hobby rappresenta, per la mente ADHD, un’esplosione chimica di novità, possibilità, immaginazione, scoperta.
Quel momento in cui nasce l’idea di imparare qualcosa – suonare uno strumento, iniziare a fare candele, apprendere una lingua, cucinare pane fatto in casa, costruire miniature – è come un picco di energia neurochimica.
La dopamina si attiva con forza, alimentando un senso di urgenza, entusiasmo, determinazione. In quel momento, l’idea non è solo interessante: è necessaria, prioritaria, urgente, irresistibile.
Si passa quindi all’azione: si cercano informazioni, si guardano tutorial, si leggono forum, si fanno ricerche. E subito dopo arriva la fase degli acquisti: non si compra un po’ per provare, si compra come se si stesse per cambiare vita.
Perché quel nuovo interesse sembra – in modo autentico, sincero, viscerale – il progetto giusto, quello che darà finalmente un senso alla giornata, alla settimana, forse anche all’identità personale.
Ma questa impennata dopaminica, proprio perché così intensa e improvvisa, è anche fragile.
Col passare dei giorni, o anche solo delle ore, lo stimolo perde la sua forza. L’idea non è più nuova. L’attività, che prima sembrava fresca e piena di possibilità, ora richiede impegno, costanza, perseveranza.
Ed è qui che entra in gioco un’altra caratteristica fondamentale del cervello ADHD: la profonda suscettibilità alla noia (Per saperne di più sulla suscettibilità alla noia – o Booredom Susceptibility – nell’ADHD, leggi il nostro articolo: Booredom Susceptibility nell’ADHD)
La noia, per chi è ADHD, non è solo una sensazione passeggera: è una forma di disagio quasi fisico, una tensione interiore che spinge alla fuga da qualsiasi cosa non sia immediatamente stimolante.
E così, quando il nuovo hobby inizia a mostrare i suoi aspetti più ripetitivi o impegnativi, quando subentra la fatica dell’apprendimento reale o della pratica quotidiana, la mente cerca un’altra fonte di novità.
Ed ecco che un nuovo hobby si affaccia all’orizzonte, e il ciclo ricomincia.
In questo senso, il passaggio da un hobby all’altro non è casuale né capriccioso: è il tentativo continuo del cervello ADHD di autoregolarsi, di trovare quel livello di stimolazione che consenta di funzionare, di sentirsi presenti, motivati, vivi.
Ma poiché la dopamina non viene rilasciata in modo stabile, ogni passione si consuma velocemente, come un fuoco acceso con carta e fiammiferi, che brucia intensamente ma si spegne in fretta se non viene alimentato da nuovi stimoli.
E non è solo l’interesse a spegnersi: anche la memoria operativa e l’organizzazione, già compromesse nell’ADHD, rendono difficile il recupero e la ripresa di un’attività lasciata in sospeso.
Così, quello che ieri sembrava un’epifania, oggi è solo un mucchio di oggetti dimenticati su uno scaffale.
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Cosa Comporta il fatto di Passare da un Hobby all’Altro nell’ADHD?
Il salto da un hobby all’altro non è sempre e solo piacevole.
Anzi, spesso lascia dietro di sé una sensazione di fallimento, un senso di colpa per le spese fatte, per l’ennesima “fase” incompiuta.
Ci si guarda intorno e si vedono oggetti che sono diventati simboli di entusiasmi passati, come reliquie di chi si era promesso di diventare qualcosa e poi non ha proseguito.
C’è chi ha collezionato strumenti musicali, chi ha accumulato materiali per il disegno, chi ha acquistato corsi online mai aperti, chi ha riempito la casa di semi da giardinaggio, kit per la fermentazione, attrezzi da falegnameria, gomitoli di lana, programmi per imparare a programmare videogiochi, strumenti da calligrafia, tavole per lo skateboard.
Tutto scelto con passione, tutto iniziato con convinzione, tutto abbandonato – almeno temporaneamente – con una rapidità che lascia spiazzati anche sé stessi.
È un’esperienza che può sembrare assurda, a tratti anche buffa, ma che ha un forte impatto sul senso di autostima e sull’identità delle persone ADHD. Perché non si tratta solo di non finire qualcosa: si tratta di sentirsi incapaci di coltivare ciò che si ama, di sentirsi “incostanti” o “incapaci di appassionarsi davvero”.
Ma la verità è che la passione c’era, era vera, intensa, autentica, totale. È solo che ha una traiettoria diversa, un ciclo diverso. Inizia come un’onda che travolge tutto, ma poi si ritira, senza preavviso, lasciando solo la sabbia e il vuoto.
Riconoscere le radici profonde di questo fenomeno è fondamentale non solo per chi lo vive, ma anche per chi osserva da fuori.
È il primo passo per liberarsi dalla vergogna, dal senso di fallimento, dalla convinzione di essere “incostanti”, “pigri”, “immaturi”.
Al contrario, spesso c’è una ricchezza interiore che spinge queste esplorazioni continue, un desiderio di connessione, di crescita, di espressione che merita di essere valorizzato.
Il problema non è amare troppe cose, ma non avere un sistema neurochimico che consenta di coltivarle nel tempo. Ma anche questo si può imparare a gestire, con consapevolezza, strategie e supporto.
E forse, un giorno, quel cimitero degli hobby potrà diventare un giardino: non più il luogo dei fallimenti, ma quello delle tracce di tutto ciò che si è stati capaci di desiderare.
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