Sebbene la bulimia nervosa sia spesso associata, come condizione, alla sensazione di perdita di controllo, ci possono essere delle scelte alimentari specifiche, dei criteri, per orientare la propria abbuffata.
Quando si parla di bulimia la prima cosa che si pensa è ci sia di una perdita di controllo totale, indistinta, caotica, in cui si mangia qualunque cosa capiti davanti. In realtà, pur essendo l’abbuffata vissuta come un episodio fuori controllo, questo non significa necessariamente che sia del tutto casuale. Spesso, infatti, anche nel momento dell’abbuffata sono presenti dei criteri, delle preferenze, delle selezioni più o meno consapevoli che orientano la scelta del cibo.
Questo aspetto è importante da comprendere, perché aiuta a leggere il comportamento alimentare non come qualcosa di completamente irrazionale, ma come un fenomeno complesso, che risente di regole interiori, emozioni, convinzioni sul cibo e modalità ripetitive consolidate nel tempo.
In altre parole, il fatto che la persona si senta travolta dall’impulso non esclude che l’abbuffata segua una sua logica.
Nei paragrafi successivi, analizzeremo i criteri che possono guidare le scelte alimentari nel corso di un’abbuffata e cercheremo di chiarire meglio in che modo l’abbuffata si organizza, quali fattori la influenzano e perché la scelta degli alimenti, anche quando appare impulsiva, molto spesso non è affatto casuale.
Bulimia e scelte alimentari: scegliere cosa mangiare durante un’abbuffata
Nella bulimia nervosa, il cibo scelto durante l’abbuffata raramente è “tutto quello che si incontra”. Molto più spesso, la selezione avviene secondo criteri precisi.
Questi criteri possono riguardare diversi aspetti, che aiutano a capire meglio come si struttura l’episodio bulimico e perché alcuni alimenti vengano cercati più di altri.
1. Criterio della trasgressione: i cibi proibiti
Uno dei criteri più frequenti nella scelta degli alimenti durante l’abbuffata riguarda i cosiddetti cibi proibiti, cioè quegli alimenti che nella quotidianità vengono evitati, temuti o rigidamente controllati. Dolci, snack, prodotti da forno, fast food o altri cibi percepiti come “sbagliati” possono assumere una forza particolare proprio perché esclusi dalla routine alimentare. In questo senso, l’abbuffata non si orienta in modo casuale, ma spesso si concentra su ciò che nella vita quotidiana viene caricato di desiderio, colpa e trasgressione.
2. Criterio dell’intensità sensoriale: gli accostamenti tra dolce e salato
Un altro criterio che può orientare la scelta del cibo è la ricerca di contrasti sensoriali forti, come l’alternanza tra dolce e salato. Questi accostamenti possono rendere l’episodio ancora più coinvolgente sul piano del gusto, mantenendo alta la stimolazione e riducendo la monotonia. Non conta quindi solo la quantità del cibo ingerito, ma anche la varietà delle sensazioni che quel cibo produce. L’abbuffata può così assumere la forma di una sequenza costruita attorno a combinazioni molto intense e particolarmente gratificanti.
3. Criterio della consistenza: i cibi morbidi
Anche la consistenza può rappresentare un criterio importante. In alcuni casi vengono preferiti cibi morbidi, cremosi o facilmente ingeribili, non solo perché possono essere consumati rapidamente, ma anche perché possono essere vissuti come meno difficili o meno traumatici sul piano corporeo nelle fasi successive all’episodio (ad esempio, nel corso delle condotte di eliminazione) Questo aspetto è clinicamente rilevante perché mostra come, anche dentro un comportamento vissuto come fuori controllo, possano essere presenti valutazioni molto precise legate al timore del dolore, del disagio fisico e delle conseguenze corporee.
4. Criterio dell’accessibilità: la disponibilità immediata
La scelta degli alimenti durante l’abbuffata può essere influenzata anche dalla loro disponibilità immediata. Spesso vengono selezionati cibi già presenti in casa, facilmente acquistabili o pronti per essere consumati senza preparazione. Questo rende l’episodio più rapido, più automatico e più compatibile con il senso di urgenza che lo accompagna. Anche in questo caso, non si tratta di mangiare “qualunque cosa”, ma di orientarsi verso ciò che è accessibile, pratico e immediato.
5. Criterio della continuità: la facilità e la rapidità di consumo
Molti cibi scelti durante l’abbuffata hanno in comune il fatto di poter essere mangiati velocemente e senza interruzioni. La rapidità è infatti un elemento centrale dell’episodio bulimico, perché contribuisce ad alimentare la sensazione di automatismo e di perdita di controllo. Per questo motivo, gli alimenti selezionati sono spesso quelli che permettono una continuità nel mangiare, senza pause o tempi lunghi di preparazione. Anche questo criterio conferma che l’abbuffata può seguire una logica precisa.
6. Criterio della ripetizione: la ritualità dell’abbuffata
In molte persone l’abbuffata non cambia ogni volta, ma tende a ripetersi secondo schemi relativamente stabili. Possono ricomparire gli stessi alimenti, gli stessi abbinamenti, la stessa sequenza o perfino lo stesso momento della giornata. Questa ripetitività suggerisce che, accanto al discontrollo, esista anche una forma di ritualità. L’episodio appare così meno casuale di quanto sembri e più inserito in un copione interno che si ripete nel tempo.
7. Criterio della segretezza: il peso della vergogna
La vergogna e la necessità di nascondere il comportamento possono influenzare in modo significativo la scelta del cibo. Le abbuffate avvengono spesso in solitudine e in condizioni di segretezza, per cui possono essere privilegiati alimenti facili da reperire, consumare rapidamente e occultare. Questo elemento aggiunge un aspetto importante alla comprensione del sintomo: la selezione del cibo non dipende solo dal gusto o dal desiderio, ma anche dalla possibilità di proteggere il comportamento dallo sguardo degli altri.
8. Criterio del significato affettivo: il valore emotivo dei cibi scelti
Non sempre i cibi vengono scelti soltanto per il loro sapore. In molti casi entrano in gioco anche significati emotivi profondi. Alcuni alimenti possono evocare conforto, consolazione, premio, trasgressione o anestesia emotiva. Il cibo scelto durante l’abbuffata può quindi avere una funzione che va oltre la nutrizione e oltre il semplice piacere sensoriale. Comprendere questo aspetto aiuta a leggere il disturbo bulimico come un insieme di comportamenti che si collocano all’incrocio tra emozioni, regole alimentari e vissuti personali.
Il falso mito del “mangiare a caso” nella bulimia
Leggendo queste righe è chiaro come quello del “mangiare a caso” sia un po’ un falso mito all’interno dello spettro bulimico.
L’abbuffata non è un comportamwnto completamente casuale, caotico e privo di qualsiasi logica interna.
In realtà, anche se l’abbuffata implica per definizione una perdita di controllo, questo non significa che ogni suo aspetto sia indistinto o del tutto privo di criteri.
A uno sguardo esterno la persona può sembrare travolta da un impulso che la porta a mangiare “a caso”, ma osservando più attentamente emergono spesso pattern ricorrenti, preferenze stabili, sequenze ripetute e criteri di scelta abbastanza riconoscibili.
Questo ci ricorda che, nei disturbi dell’alimentazione, ciò che appare non coincide sempre con ciò che realmente accade: dietro un comportamento che sembra solo disordinato possono esserci bisogni profondi, conflitti interni, tentativi di regolazione emotiva e forme di vulnerabilità che si esprimono proprio attraverso quelle scelte.
In questo senso, anche l’abbuffata, pur nel suo carattere discontrollato, non è mai soltanto un gesto “senza senso”, ma spesso una condotta che riflette una sofferenza strutturata, fragile e complessa.



