Il “volto” della bulimia: perché le guance sono “paffute”?

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Il "volto" della bulimia: perché le guance sono "paffute"?

La bulimia spesso si vede in volto e tra i segnali che più frequentemente vengono notati dalle persone vicine — e dalle stesse persone che soffrono di bulimia — c’è l’ingrossamento delle guance, le cosiddette “guance paffute” associate alla bulimia.

Un cambiamento che può suscitare domande, preoccupazione o vergogna, e che spesso diventa uno dei segni più visibili di una sofferenza che, per il resto, tende a rimanere nascosta.

Le “guance paffute” della bulimia

Chiaramente “guance paffute” non è un termine clinico, ma è l’espressione con cui più spesso vengono descritte le guance gonfie che possono comparire nelle persone che soffrono di bulimia.

Con questa definizione si fa riferimento a un aumento di volume nella zona laterale del viso, in corrispondenza delle guance, che appaiono più piene, arrotondate o tumefatte rispetto alla conformazione abituale del volto.

Un aspetto che colpisce è la discrepanza tra il viso e il resto del corpo.

Spesso si tratta di persone normopeso o, in alcuni casi, anche sottopeso, il cui corpo appare proporzionato o addirittura magro, mentre le guance risultano visibilmente più gonfie rispetto a quanto ci si aspetterebbe in base alla struttura fisica complessiva.

È proprio questo contrasto a rendere il cambiamento particolarmente evidente e, per molte persone, fonte di disagio e di intensa preoccupazione rispetto alla propria immagine.

Perché le persone bulimiche hanno le “guance paffute”?

Le cosiddette “guance paffute” nella bulimia, al contrario di come si possa pensare, non dipendono da un aumento di grasso nel viso dovuto alle abbuffate, anzi.

Le due principali cause dipendono da:

  • scialoadenite
  • ritenzione idrica

Spesso, è il vomito autoindotto a provocare il rigonfiamento delle guance: questo gesto, soprattutto se frequente, stimola e affatica alcune ghiandole che si trovano vicino alle guance e che producono saliva. Con il tempo, queste ghiandole possono aumentare di volume, facendo apparire il viso più gonfio e arrotondato.

A questo può aggiungersi la ritenzione di liquidi. Le abbuffate seguite da condotte di eliminazione creano uno squilibrio nel corpo: l’organismo, sottoposto a stress e a variazioni improvvise, può reagire trattenendo liquidi, contribuendo ulteriormente alla sensazione di gonfiore.

Infine, anche le continue oscillazioni tra abbuffate, vomito e restrizione possono alterare l’equilibrio generale del corpo, che entra in una sorta di “modalità di allarme”. Il volto, essendo una zona molto vascolarizzata e delicata, può essere uno dei primi punti in cui questi effetti diventano visibili.

Chiaramente non tutte le persone con bulimia presentano questo segno, ma quando compare può essere un indicatore fisico di una sofferenza che merita attenzione e cura.

Scialoadenite nella bulimia

Nel contesto della bulimia nervosa, il gonfiore alle ghiandole salivari, soprattutto alle ghiandole parotidi ai lati del viso, è descritto in letteratura con il termine sialadenosi (a volte scritto anche sialoadenosis) — una condizione di ingrossamento non infiammatorio e non tumorale delle ghiandole salivari che può alterare visibilmente l’aspetto del volto.

Secondo l’articolo Bilateral Parotid Sialadenosis Associated with Long-Standing Bulimia: A Case Report and Literature Review, la sialadenosi associata alla bulimia è uno dei segni più frequentemente osservati nei casi di disturbo alimentare di lunga durata.

In questo fenomeno, le ghiandole aumentano di volume in maniera cronica, in genere senza i segni tipici di un’infiammazione (come dolore, arrossamento o calore), ma con un evidente ingrossamento bilaterale del volto che può influire sull’estetica e sul benessere psicosociale della persona.

Gli autori evidenziano che lo sialadenosi in questi casi è spesso correlato alla frequenza di comportamenti di eliminazione (ad esempio vomito autoindotto) ripetuti nel tempo. Tale stimolazione continua delle ghiandole può portare a un aumento della dimensione delle cellule che le costituiscono e ad un ingrossamento progressivo delle parotidi.

Questo processo può manifestarsi con guance più piene e gonfie, che talvolta diventano uno dei primi segnali visivi che amici, familiari o professionisti della salute notano in persone con bulimia, soprattutto quando il disturbo è di lunga durata e i comportamenti di eliminazione sono frequenti.

La ritenzione di liquidi nella bulimia

Un’altra possibile causa del gonfiore alle guance nella bulimia nervosa è la ritenzione di liquidi. Le abbuffate seguite da vomito, l’uso di lassativi o diuretici e le fasi di restrizione alimentare possono creare squilibri importanti nel modo in cui il corpo gestisce acqua e sali minerali.

Quando l’organismo viene sottoposto ripetutamente a perdite rapide di liquidi, entra in una sorta di “modalità di compensazione”: per proteggersi, tende a trattenere più acqua del necessario. Questo meccanismo può portare a gonfiore in diverse parti del corpo, incluso il volto.

Il viso, essendo una zona delicata e riccamente vascolarizzata, può mostrare in modo evidente questi cambiamenti. Le guance possono apparire più tese, piene o leggermente tumefatte, anche in presenza di un corpo normopeso o sottopeso. In questi casi non si tratta di un aumento di grasso, ma di un accumulo temporaneo di liquidi legato agli squilibri che il disturbo del comportamento alimentare provoca.

Anche questo aspetto contribuisce alla discrepanza tra un corpo che può apparire magro e un volto che invece sembra più gonfio, aumentando spesso il disagio e la preoccupazione per la propria immagine.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

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