Aritmomania: essere fissati con i numeri

Tempo di lettura: 5 minuti

Aritmomania: essere fissati con i numeri

L’aritmomania, nota anche come fissazione per i numeri, è una particolare manifestazione del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) in cui ossessioni e compulsioni ruotano attorno ai numeri e al contare.

Chi ne è coinvolto può sentire il bisogno costante di prestare attenzione ai numeri che lo circondano, di contarli più o meno consapevolmente o di attribuire loro un significato speciale.

Contare il numero di scalini saliti, le auto di un certo colore o modello incontrate per strada, ripetere calcoli mentali apparentemente inutili o verificare più volte cifre e quantità sono solo alcuni esempi di comportamenti che possono rientrare in questo quadro.

Quando il rapporto con i numeri diventa insistente, incontrollabile e fonte di disagio, potrebbe trattarsi appunto di aritmomania.

Nelle prossime righe cercheremo di capire meglio questo fenomeno, come si manifesta e quali effetti può avere nella vita quotidiana.

Che cos’è l’aritmomania?

L’aritmomania si manifesta come un bisogno mentale ricorrente e spesso irresistibile di contare, calcolare o organizzare la realtà attraverso i numeri.

Differisce dal semplice interesse per la matematica o di una tendenza alla precisione, ma di un meccanismo interno che spinge la persona a compiere azioni mentali o comportamentali per ridurre ansia e disagio.

I numeri diventano così uno strumento di controllo: contarli, ripeterli o verificarli dà un momentaneo senso di ordine e sicurezza, che però tende a svanire rapidamente, alimentando il ciclo ossessivo-compulsivo.

In questo senso, l’aritmomania non risponde a una reale necessità pratica, ma a un’urgenza psicologica che può interferire con la concentrazione, il tempo e la serenità della vita quotidiana.

Essere fissati con i numeri e con i calcoli: come si manifesta l’aritmomania?

Una persona con un DOC da ripetizione e conteggio può essere “fissato” con i numeri al punto da:

  • Contare ripetutamente oggetti, passi, scalini o movimenti, anche senza rendersene pienamente conto
  • Prestare attenzione in modo eccessivo ai numeri presenti nell’ambiente (orari, targhe, numeri civici, prezzi)
  • Ripetere calcoli mentali inutili o non richiesti dalla situazione
  • Sentire il bisogno di contare un numero preciso di volte per sentirsi “a posto” o tranquilli
  • Attribuire significati particolari a certi numeri, considerandoli “giusti”, “sbagliati”, fortunati o pericolosi
  • Ricontrollare cifre, quantità o sequenze numeriche più volte
  • Organizzare azioni quotidiane seguendo schemi numerici rigidi
  • Provare disagio, ansia o irritazione se non è possibile contare o se il conteggio viene interrotto

Conseguenze dell’aritmomania

L’aritmomania può avere importanti conseguenze nella vita di chi la sperimenta.

In particolare:

  • Può diventare invalidante nella quotidianità, perché la persona finisce per perdere molto tempo in conteggi, calcoli o rituali numerici, rallentando attività semplici e rendendo più difficile concentrarsi su ciò che sta facendo davvero.
  • Può interferire con la vita sociale e lavorativa, dato che il bisogno di contare o verificare numeri può interrompere conversazioni, compiti o momenti importanti, generando frustrazione e senso di inadeguatezza.
  • Può essere percepita dall’esterno come un comportamento “bizzarro”, soprattutto quando il contare diventa visibile (ad esempio ripetere gesti, fermarsi, ricontrollare), aumentando il rischio di giudizi, stigma o prese in giro.
  • Comporta un continuo lavoro mentale, perché anche quando non ci sono rituali evidenti, la mente rimane impegnata a contare, controllare, calcolare o “sistemare” numeri, come se non riuscisse a staccare.
  • Può provocare stanchezza cronica, proprio perché questo sforzo mentale costante consuma energie, riduce la lucidità e rende più faticoso affrontare anche le giornate normali.
  • Ha un aspetto ambivalente, perché da una parte il conteggio può risultare momentaneamente soddisfacente e calmante (risponde a un bisogno interno), ma dall’altra diventa un’attività afinalistica e ripetitiva che, invece di risolvere il problema, lo mantiene e lo alimenta.

Persone fissate con i numeri: è sempre aritmomania?

Non tutte le persone fissate con i numeri sono “aritmomani”.

La fissazione per i numeri, per come l’abbiamo descritta fin qui, può certamente avvicinarsi a una forma di DOC con compulsioni di conteggio e ripetizione, ma esistono anche altre situazioni in cui i numeri diventano centrali senza che si tratti necessariamente di aritmomania.

In generale, smette di essere un semplice interesse “normale” per la matematica o per l’aritmetica quando:

  1. non è più legata a una fase di apprendimento (per esempio quella tipica di un bambino che sta scoprendo numeri e calcoli e usa ciò che vede come occasione per imparare)
  2. quando l’attenzione per i numeri invade gran parte del funzionamento mentale, assorbendo energie, tempo e concentrazione, fino a interferire con la vita quotidiana.

In molti casi, poi, ciò che dall’esterno sembra aritmomania può avere un’origine diversa: può essere, ad esempio, un interesse speciale in ambito autistico.

Molte persone autistiche sviluppano un forte interesse per numeri, calcoli, sequenze, oppure per orari, minuti, calendari e precisione temporale.

In questo caso il punto non è “neutralizzare” un’ansia tramite un rituale (come spesso accade nel DOC), ma rispondere a un bisogno di struttura, prevedibilità e routine, cioè a quella rigidità funzionale che può aiutare a orientarsi e a sentirsi più stabili nel quotidiano.

Cosa fare se si ha una fissazione estrema per i numeri e il contare?

Quando la fissazione per i numeri smette di essere un interesse adeguato al contesto e alla fase di vita, e diventa invece una pratica quotidiana intensa, pervasiva e difficile da controllare, può essere utile fermarsi e chiedersi che cosa stia realmente succedendo.

Non tanto in termini di etichette, ma di funzione: a che cosa risponde questa necessità di contare, calcolare, ripetere o organizzare la realtà attraverso i numeri?

In alcuni casi, il conteggio può avere una funzione ossessivo-compulsiva: la mente è attraversata da pensieri intrusivi, tensione o disagio, e il contare diventa una compulsione messa in atto per ridurre temporaneamente l’ansia.

In altri casi, invece, il rapporto con i numeri può essere soprattutto rassicurante, offrire una sensazione di ordine, prevedibilità e stabilità emotiva.

Per alcune persone, ancora, i numeri rappresentano uno strumento di controllo, un modo per tenere sotto controllo l’ambiente o le proprie emozioni quando tutto il resto appare caotico o difficile da gestire.

Comprendere quale sia il significato soggettivo di questo comportamento è fondamentale, perché ciò che dall’esterno appare simile può rispondere a bisogni profondamente diversi.

La stessa fissazione per i numeri può infatti essere espressione di un disturbo ossessivo-compulsivo, di una condizione ansiosa, oppure di un interesse speciale legato allo spettro autistico.

Senza una valutazione adeguata, si rischia di interpretare in modo riduttivo un comportamento che, in realtà, sta comunicando qualcosa di importante sul funzionamento emotivo e cognitivo della persona.

In questi casi, rivolgersi a un professionista della salute mentale non significa “patologizzare” un interesse, ma dargli senso.

Un percorso di valutazione può aiutare a capire se il conteggio è fonte di sofferenza, se limita la libertà personale, o se invece rappresenta una strategia di regolazione che va compresa e, eventualmente, riorientata in modo più funzionale.

GAM-Medical è una clinica specializzata nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo, ma anche nella presa in carico di condizioni ansiose e dei disturbi dello spettro autistico.

Attraverso percorsi di valutazione e accompagnamento personalizzati, è possibile esplorare a quali bisogni risponde la fissazione per i numeri e costruire un intervento adeguato, che tenga conto della persona nella sua complessità, non solo del sintomo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

Condividilo

Pensi di soffrire di un disturbo d'ansia?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’ansia.

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di soffrire di qualche disturbo?

I nostri test psicologici possono essere il primo passo verso la richiesta di un supporto clinico, in presenza dei sintomi di disturbi comuni come ansia, depressione, stress, ADHD, autismo e altro ancora.

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.