L’anginofobia nei bambini, ovvero la paura intensa di soffocare mentre si mangia, è una condizione che può sorprendere per quanto viene spesso considerata rara, quando in realtà è più comune di quanto si pensi.
Sempre più frequentemente si incontrano bambini che iniziano a sviluppare una forte selettività alimentare o a rifiutare determinati cibi non per gusto, ma per il timore che possano “andare di traverso”.
Questa paura può nascere all’improvviso, talvolta dopo un episodio di soffocamento reale o percepito, oppure senza una causa immediatamente riconoscibile, e finisce per influenzare in modo significativo il rapporto del bambino con il cibo.
In questo articolo cercheremo di capire che cos’è l’anginofobia, a cosa corrisponde sul piano emotivo e psicologico, come si manifesta nella vita quotidiana e quali segnali possono aiutare a riconoscerla precocemente.
Che cos’è l’anginofobia infantile?
Come già accennato nel paragrafo introduttivo, l’anginofobia è la paura intensa e persistente di soffocare mentre si mangia.
Può manifestarsi a qualsiasi età, ma assume un significato particolare quando riguarda i bambini, perché incide direttamente sull’alimentazione e sul loro sviluppo quotidiano.
Nel caso dell’anginofobia infantile, il bambino teme che il cibo possa incastrarsi in gola, andare “di traverso” o bloccare la respirazione, e questo timore rende il momento del pasto fonte di ansia e tensione.
Di conseguenza, il bambino può iniziare a evitare determinati alimenti considerati pericolosi, come quelli più solidi, fibrosi o difficili da masticare, sviluppando una selettività alimentare anche molto marcata.
La paura non è legata al gusto del cibo, ma alla sensazione di rischio associata all’atto stesso di mangiare.
In questo senso, l’anginofobia non riguarda semplicemente una preferenza alimentare o un capriccio, ma un vissuto di paura reale e invalidante che può condizionare profondamente il rapporto del bambino con il cibo e con il proprio corpo.
Da cosa deriva la paura di soffocare nei bambini?
La paura di soffocare nei bambini può scaturire da una grande vastità di fattori.
Tra i più comuni:
- Un episodio di soffocamento reale o percepito, in cui il bambino ha sperimentato paura intensa durante un pasto (anche se l’evento non è stato oggettivamente grave), e da quel momento associa il mangiare al rischio. Può trattarsi quindi di una risposta traumatica.
- Un’esperienza indiretta o osservata, ad esempio aver visto un fratello, un genitore o un compagno tossire, strozzarsi o spaventarsi mentre mangiava, interiorizzando l’idea che il soffocamento sia un pericolo imminente.
- Un periodo di forte ansia generale, in cui la paura del soffocamento diventa una “forma” concreta che l’ansia assume: invece di esprimersi con pensieri generici, si concentra sul corpo e sull’alimentazione.
- Un’elevata sensibilità alle sensazioni fisiche, per cui il bambino percepisce in modo amplificato sensazioni normali come un boccone “pesante”, un piccolo fastidio in gola o la saliva, interpretandole come segnali di pericolo.
- Un bisogno di controllo e prevedibilità, che può rendere l’alimentazione (con consistenze, tempi e sensazioni variabili) un’esperienza vissuta come imprevedibile e quindi minacciosa.
- Un disagio emotivo che emerge durante i pasti, in cui la paura di soffocare diventa un modo (non consapevole) di esprimere tensioni, conflitti o difficoltà legate a quel momento della giornata.
- Un clima familiare molto allarmato o iperprotettivo sul cibo, dove il tema del “stai attento a non soffocare” è molto presente, aumentando l’attenzione del bambino sul rischio.
- La presenza di altre difficoltà associate, come ansia da separazione, fobie specifiche, tratti ossessivi o (in alcuni casi) caratteristiche dello spettro autistico che rendono più complessa la gestione delle sensazioni e delle consistenze.
Conseguenze dell’anginofobia infantile: cosa succede se non si mangia per paura si soffocare?
Come per le cause, anche le conseguenze dell’anginofobia infantile possono essere molto varie. In tanti casi si tratta di una “fase” che, in qualche modo “passa da sola”. Invitiamo comunque sempre a non sottovalutare sintomi come questo e a richiedere una consulta medica o psicologica, perché tra le conseguenze ci sono:
- Selettività alimentare marcata, con la tendenza a evitare cibi solidi o “a rischio” (carne, pane, frutta secca, pasta più consistente) e a preferire alimenti percepiti come più sicuri, come cibi morbidi, frullati, yogurt, minestre o consistenze liquide.
- Riduzione progressiva della varietà alimentare, perché il bambino può restringere sempre di più l’elenco dei cibi accettati, fino ad arrivare a mangiare pochissime cose considerate “controllabili”. Questo può determinare un calo ponderale.
- Difficoltà durante i pasti e aumento dell’ansia, con momenti di forte tensione, rifiuto, lentezza nel mangiare, bisogno di bere spesso o di spezzettare il cibo in modo eccessivo per sentirsi più sicuro.
- Possibili conseguenze fisiche e organiche, legate alla restrizione alimentare: calo di peso, stanchezza, carenze nutrizionali (ferro, vitamine), rallentamento della crescita o difficoltà nel mantenere un’energia adeguata durante la giornata.
- Impatto sulla vita familiare e sociale, perché il momento del pasto può diventare un terreno di conflitto, e il bambino può evitare feste, mensa scolastica o occasioni in cui dovrebbe mangiare davanti agli altri.
- Possibile rischio di evoluzione verso un disturbo alimentare, soprattutto se la restrizione diventa stabile e si associa a evitamento, rigidità e perdita di peso: in alcuni casi l’anginofobia può essere un precursore o una porta d’ingresso verso problematiche più complesse, come i DCA.
- Rischio di fraintendimento, soprattutto in preadolescenza, perché nelle bambine e nelle ragazzine la riduzione del cibo può spaventare molto i genitori ed essere scambiata per un disturbo del comportamento alimentare; a volte si tratta davvero di un sintomo alimentare, altre volte la causa principale è la paura di soffocare: per capirlo è necessario indagare in modo accurato.
“Mio/a figlio/a ha paura di soffocare mentre mangia: cosa devo fare?”
- Non allarmarsi immediatamente, perché in molti casi la paura di soffocare può essere transitoria e legata a una fase specifica. Ad esempio, dopo una forte influenza, una tonsillite o un’infiammazione della gola, il bambino può percepire il passaggio del cibo come più difficile o “stretto” di quanto non sia realmente, sviluppando una paura temporanea durante i pasti.
- Osservare la durata e l’intensità del comportamento, distinguendo tra una difficoltà passeggera e una paura persistente. Se il rifiuto del cibo o la selettività durano pochi giorni e tendono a ridursi spontaneamente, può trattarsi di una fase; se invece si mantengono o peggiorano, meritano attenzione.
- Ricordare che i sintomi alimentari nei bambini sono sempre segnali importanti, perché spesso l’alimentazione è uno dei canali principali attraverso cui i bambini esprimono disagio emotivo, ansia o difficoltà che non riescono ancora a verbalizzare.
- Evitare di forzare il bambino a mangiare, perché la pressione, le minacce o le insistenze possono aumentare l’ansia e rinforzare la paura, trasformando il pasto in un momento di scontro anziché di sicurezza.
- Mantenere un clima calmo e prevedibile durante i pasti, proponendo cibi che il bambino percepisce come sicuri e rispettando i suoi tempi, senza commenti continui su quanto o come sta mangiando.
- Evitare rassicurazioni eccessive o controlli costanti, come ripetere continuamente “non succede niente” o osservare ogni boccone, perché anche questo può aumentare l’attenzione del bambino sul rischio di soffocamento.
- Valutare una consulenza medica o psicologica se la difficoltà persiste, soprattutto se la selettività alimentare si intensifica, compaiono calo di peso, stanchezza o forte ansia legata ai pasti. Un confronto con un professionista può aiutare a capire se si tratta di una fase evolutiva o di un disagio più strutturato.



