ADHD e smog: gli effetti dell’inquinamento urbano

Tempo di lettura: 4 minuti

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inquinamento urbano, definizione e ADHD

Che cos’è l’inquinamento urbano e come può avere effetti sul disturbo da Deficit d’Attenzione ed Iperattività (ADHD)?

In questo articolo, verranno fornite le definizioni di smog e di inquinamento urbano, comprendendo, grazie alla ricerca scientifica, quale legame sussista tra questi elementi e l’ADHD. Inoltre, verranno elencate le cause dell’inquinamento nelle città secondo la scienza, oltre alle possibili cause ambientali che si celano dietro al disturbo da Deficit d’Attenzione ed Iperattività (ADHD). Infine, verranno evidenziate 4 rimedi e soluzioni per l’inquinamento urbano, con l’obiettivo finale di migliorare la vita delle persone ADHD

Smog e inquinamento urbano: definizione e il possibile legame con l’ADHD 

Lo smog è una miscela complessa di inquinanti atmosferici, generata principalmente dalla combustione dei carburanti fossili, che generalmente permea l’ambiente urbano. Le sostanze nocive più frequenti nello smog sono: 

  • Particolato fine (PM2.5).
  • Ozono.
  • Biossido di azoto (NO2). 
  • Composti organici volatili (COV). 

Negli ultimi anni, alcuni studi scientifici hanno evidenziato un possibile legame tra l’esposizione prolungata a questi inquinanti e lo sviluppo o l’aggravamento del disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). Ad esempio, lo studio “Hyperactivity disorder in children related to traffic-based air pollution during pregnancy” (2020) ha rilevato come durante la gravidanza l’esposizione materna all’inquinamento atmosferico derivato dal traffico veicolare, a causa della ricezione prenatale dell’ossido nitrico (NO), aumenti significativamente il rischio di sviluppare ADHD nei bambini. Inoltre, la ricerca del 2022 pubblicata su National Library of Medicine, dal titolo “Neighborhood environmental exposures and incidence of attention deficit/hyperactivity disorder: A population-based cohort study” ha ulteriormente confermato questa associazione, indicando chiaramente come l’esposizione cronica al particolato fine (PM2.5) e ad altri contaminanti ambientali presenti nei quartieri urbani incrementi il rischio di insorgenza di ADHD nei giovani residenti, sottolineando l’importanza della qualità ambientale nello sviluppo neurologico infantile.

Per questo motivo, sembra esistere una correlazione significativa tra esposizione allo smog urbano e una maggiore prevalenza di ADHD nei bambini e negli adolescenti, suggerendo che l’inquinamento potrebbe influenzare lo sviluppo neurologico. Questa correlazione è stata osservata specialmente in contesti urbani densamente popolati, dove la concentrazione di inquinanti è significativamente maggiore rispetto alle aree rurali.

Le cause dell’inquinamento nelle città: cosa dice la scienza 

La scienza ha identificato e selezionato diverse fonti principali responsabili dell’inquinamento urbano. Tra queste, ovviamente, è il traffico veicolare a rappresentare un fattore determinante, per via della combustione incompleta di carburanti fossili che genera una grande quantità di particolato sottile e gas nocivi. 

Ulteriori cause includono: 

  • Riscaldamento domestico, specialmente quando verte su combustibili fossili o biomassa.
  • Attività industriali localizzate nelle aree urbane o suburbane. 
  • Cantieri edili e polvere stradale sollevata dal traffico veicolare, entrambi contribuiscono significativamente al carico complessivo di particolato atmosferico

Anche lo studio “Association Between Ambient Air Pollution and Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD) in Children: A Systematic Review and Meta-Analysis” (2024), pubblicato su National Library of Medicine, ha mostrato che l’esposizione dei bambini agli inquinanti atmosferici come il particolato fine (PM2.5), il PM10 e il biossido di azoto (NO₂) aumenta significativamente il rischio di sviluppare sintomi di ADHD. In particolare, è stato evidenziato che il PM2.5 e il PM10 hanno un forte impatto sulla comparsa della condizione, mentre il NO₂ ha mostrato anch’esso un’associazione significativa, con risultati più coerenti e uniformi tra i vari studi analizzati. L’aumento sostanziale dei livelli di smog potrebbe, perciò, condurre ad un conseguente aumento delle patologie respiratorie e neurologiche tra la popolazione urbana, inclusa la manifestazione dei sintomi di ADHD. Questi risultati indicano chiaramente l’importanza di ridurre l’inquinamento urbano per proteggere la salute dei bambini.

Il ruolo dello smog: quali sono le cause ambientali dell’ADHD

Diversi studi hanno dimostrato la presenza di cause ambientali nello sviluppo e nel peggioramento dei sintomi dell’ADHD, tra cui l’esposizione agli inquinanti atmosferici come il PM2.5 e gli ossidi di azoto, frequenti nello smog cittadino, che potrebbero avere effetti neurotossici, in particolare nei bambini, il cui sistema nervoso è in fase di sviluppo. Secondo la ricerca scientifica “Neighborhood environmental exposures and incidence of attention deficit/hyperactivity disorder: A population-based cohort study” (2022), pubblicata su National Library of Medicine, l’esposizione cronica e il contatto quotidiano al PM2.5 sono state associate ad un aumento significativo della prevalenza e della severità dell’ADHD.

Insomma, le sostanze tossiche che si trovano nello smog e che costituiscono principalmente l’inquinamento nelle città potrebbero alterare i meccanismi neurochimici del cervello, influenzando negativamente la capacità di attenzione, il controllo degli impulsi e la regolazione del comportamento, sintomi caratteristici dell’ADHD

Inquinamento urbano e smog: 4 rimedi e soluzioni per migliorare la vita delle persone DDAI

Affrontare il problema dell’inquinamento urbano richiede soluzioni integrate e azioni preventive su più livelli, soprattutto per chi è DDAI. La ricerca scientifica invita a implementare determinati interventi, considerabili efficaci, che includerebbe: 

  1. Promozione di una mobilità urbana sostenibile, incentivando l’uso di mezzi pubblici elettrici, biciclette e sistemi di mobilità condivisa, oltre alla graduale transizione verso veicoli elettrici. 
  2. Politiche urbane orientate alla riduzione delle emissioni industriali e al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, sarebbero misure essenziali. 
  3. È importante che le autorità locali adottino piani rigorosi di monitoraggio della qualità dell’aria, oltre a finanziare campagne di sensibilizzazione sulla riduzione dell’esposizione personale agli inquinanti. 
  4. Investire in infrastrutture verdi, come parchi urbani, potrebbe anche questo contribuire a migliorare significativamente la qualità dell’aria.
cause ambientali, smog e ADHD
cause ambientali, smog e ADHD

Soffri di disturbo da deficit di Attenzione ed Iperattività e vivi in città?

Se convivi con l’ADHD in una grande città, potresti riscontrare difficoltà quotidiane maggiori rispetto a chi vive in zone meno inquinate. Lo smog cittadino, infatti, può accentuare sintomi tipici dell’ADHD, come la difficoltà di concentrazione, l’impulsività e l’iperattività. Perciò, è fondamentale adottare strategie di mitigazione personale, come l’uso di purificatori d’aria domestici, la limitazione del tempo trascorso all’aperto durante le ore di punta del traffico e, se fosse necessario, consultare specialisti per gestire ancora più efficacemente la propria condizione.

GAM Medical, centro ADHD, si serve di psicologi qualificati nell’ADHD pronti a supportare i propri pazienti con soluzioni personalizzate, con l’obiettivo di gestire al meglio gli effetti negativi che l’ambiente urbano può avere sull’ADHD. Non è sano né auspicabile affrontare da solo le difficoltà quotidiane che si potrebbero riscontrare nell’essere DDAI, al contrario, affidarsi a noi potrebbe essere utile e soddisfacente, per cercare di migliorare concretamente la qualità della propria vita.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35144157/ 
  • https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0013935120304813 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39544605/ 
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