ADHD e perimenopausa

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ADHD e perimenopausa

Negli ultimi anni sta emergendo con sempre maggiore chiarezza il legame tra ADHD e perimenopausa.

Diversi studi mostrano come molte donne ADHD sperimentino una modificazione significativa dei sintomi dell’ADHD durante la perimenopausa, spesso con un peggioramento delle difficoltà attentive, emotive ed esecutive.

In alcuni casi, la transizione perimenopausale rappresenta addirittura il momento in cui l’ADHD viene riconosciuto per la prima volta, mentre in altri i sintomi della perimenopausa (come brain fog, instabilità emotiva, affaticamento, difficoltà di concentrazione) vengono confusi o sovrapposti a quelli dell’ADHD.

I dati indicano inoltre che le donne ADHD presentano una maggiore prevalenza di sintomi perimenopausali gravi e che tali sintomi tendono a comparire più precocemente rispetto alle donne senza ADHD: questo suggerisce un possibile esordio anticipato della perimenopausa, o quantomeno di sintomi compatibili con essa, nel gruppo ADHD.

Nella nostra pratica clinica osserviamo frequentemente questi quadri, che rendono fondamentale considerare l’interazione tra neurodivergenza e cambiamenti ormonali per una valutazione e un intervento più accurati.

Che cos’è la perimenopausa?

La perimenopausa è una fase naturale della vita di una donna che rappresenta il periodo di transizione che precede la menopausa vera e propria.

Può iniziare anche diversi anni prima, spesso tra i 40 e i 50 anni, ma in alcuni casi può comparire prima o più tardi.

Durante la perimenopausa le ovaie iniziano a ridurre gradualmente la produzione di ormoni, in particolare estrogeni e progesterone.

Questo cambiamento ormonale rende il ciclo mestruale meno regolare: le mestruazioni possono diventare più ravvicinate o più distanziate, più abbondanti o più leggere, fino a scomparire del tutto con l’arrivo della menopausa.

I sintomi della perimenopausa variano molto da persona a persona.

Tra i più comuni ci sono vampate di calore, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, sbalzi d’umore, irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione e cambiamenti nel desiderio sessuale.

Alcune donne possono notare anche secchezza vaginale, aumento di peso o una maggiore sensibilità emotiva.

Perimenopausa e ADHD: quale legame?

Cosa dice la letteratura riguardo all’ADHD e alla perimenopausa?

La letteratura è ancora carente, ma abbiamo trovato un interessante articolo per voi dal titolo Perimenopausal symptoms in women with and without ADHD: A population-based cohort study.

Questo studio ha confrontato donne tra i 35 e i 55 anni con e senza ADHD per capire se ci fossero differenze nella gravità dei sintomi perimenopausali.

Le autrici e gli autori hanno incluso 5.392 donne, di cui 535 con ADHD e 4.857 senza ADHD.

Il risultato principale è che le donne con ADHD riportavano un carico sintomatologico più alto.

Il punteggio totale medio alla MRS era 18,0 nelle donne con ADHD contro 13,0 nelle donne senza ADHD.

La differenza era presente in tutte le fasce d’età considerate, ma più marcata tra i 35 e i 39 anni, dove i punteggi erano 19,0 vs 12,5: in altre parole, nel campione le donne ADHD mostravano livelli elevati di sintomi “in stile perimenopausa” già in età più precoce rispetto alle donne senza ADHD.

Anche guardando ai sintomi “gravi”, lo scarto era netto. La prevalenza di sintomi perimenopausali gravi era 54,2% tra le donne con ADHD e 30,1% tra le donne senza ADHD (rapporto di prevalenza 1,80). Questa maggiore frequenza di sintomi gravi si osservava in tutte le sottodimensioni della MRS:

  • psicologici gravi: 58,6% con ADHD vs 36,0% senza (PR 1,63)
  • somatici gravi: 30,4% vs 13,9% (PR 2,20)
  • urogenitali gravi: 43,2% vs 27,5% (PR 1,57)

In parallelo, usando un questionario sui sintomi fisici generali (PHQ-15), lo studio ha trovato che anche i sintomi fisici generali gravi erano più frequenti nelle donne con ADHD: 44,8% contro 23,2%.

Scoprire di essere ADHD con la perimenopausa

Per molte donne, la perimenopausa rappresenta il momento in cui l’ADHD viene riconosciuto per la prima volta.

Il calo e le fluttuazioni degli estrogeni possono infatti ridurre i meccanismi di compensazione che fino a quel momento avevano permesso di gestire le difficoltà attentive, emotive ed esecutive, facendo emergere in modo più evidente caratteristiche ADHD presenti da sempre.

In questa fase, sintomi come difficoltà di concentrazione, disorganizzazione, disregolazione emotiva e affaticamento mentale possono intensificarsi o diventare improvvisamente ingestibili, portando le donne a richiedere una valutazione clinica.

Non di rado, però, questi segnali vengono inizialmente attribuiti esclusivamente alla perimenopausa, ritardando il riconoscimento dell’ADHD.

Nella pratica clinica osserviamo come la perimenopausa possa quindi agire da “fattore rivelatore”, aprendo finalmente uno spazio di comprensione per esperienze di vita che fino a quel momento erano state normalizzate o lette come fragilità personali.

Distinguere l’ADHD dai sintomi della perimenopausa

La diagnosi di ADHD non si fa con una lista di sintomi: richiede una valutazione clinica accurata da parte di professionisti esperti, perché alcuni segnali possono sovrapporsi ad altre condizioni (tra cui la perimenopausa).

In GAM-Medical, centro specializzato in ADHD, ci capita spesso di incontrare donne che arrivano perché in perimenopausa notano un peggioramento di attenzione, memoria di lavoro, gestione del tempo o regolazione emotiva, e si chiedono se si tratti di ADHD, di sintomi perimenopausali, o di entrambe le cose.

Intanto, puoi chiederti:

  1. Da quanto tempo sono presenti questi sintomi? ssono comparsi solo negli ultimi anni o sono rintracciabili già in infanzia/adolescenza?)
  2. Erano presenti difficoltà attentive o organizzative prima della perimenopausa, anche se compensate?
  3. C’è una storia di “funzionamento altalenante” (periodi di iperfunzionamento seguiti da crolli)?
  4. I sintomi peggiorano in concomitanza con cambiamenti ormonali (ciclo irregolare, premestruale, postpartum, perimenopausa)?
  5. Hai sempre fatto grande fatica con gestione del tempo, priorità, procrastinazione, anche in assenza di stress attuale?
  6. Le difficoltà emotive sono rapide, intense e reattive, oppure più stabili e legate all’umore?
  7. Ci sono strategie di compensazione storiche (ipercontrollo, perfezionismo, overworking, mascheramento)?
  8. È presente una storia di burnout ricorrenti o esaurimento cronico, soprattutto in età adulta?
  9. Ci sono familiari con ADHD o tratti neurodivergenti?
  10. I sintomi migliorano o peggiorano con il riposo, o restano anche in condizioni di minore carico?
  11. Qual è l’impatto dei sintomi sul funzionamento quotidiano (lavoro, relazioni, cura di sé)?
  12. C’è una discrepanza tra potenziale percepito e rendimento reale, presente da molti anni?

Se ti interessa l’argomento ADHD e cambiamenti ormonali (fertilità, gravidanza, perimenopausa e menopausa), dai un’occhiata anche agli articoli del nostro blog di psicologia:

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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