Aderenza al trattamento nel DOC: i due poli dell’ossessività

Tempo di lettura: 4 minuti

Aderenza al trattamento nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

L’aderenza al trattamento farmacologico rappresenta uno degli elementi centrali nel percorso di cura dei pazienti affetti da Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC).

Nei soggetti particolarmente sensibili, l’aderenza al trattamento per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo può assumere forme molto diverse e talvolta opposte.

Da un lato, possiamo osservare una modalità caratterizzata da un’elevata, talvolta rigida, attenzione alle prescrizioni: una vera e propria osservanza ossessiva del trattamento, in cui il paziente aderisce in modo scrupoloso, controllante e poco flessibile, trasformando la cura stessa in un nuovo terreno di espressione dell’ossessività.

In questi casi, il rispetto delle indicazioni terapeutiche diventa una fonte di sicurezza, ma anche di ansia e ipercontrollo.

All’estremo opposto, possiamo incontrare una mancanza di aderenza più silenziosa e nascosta, meno evidente ma altrettanto significativa.

Qui il paziente può apparire collaborante, ma in realtà mettere in atto omissioni, modifiche autonome o interruzioni non dichiarate del trattamento. Questa difficoltà ad aderire può essere legata alla paura del cambiamento, alla sfiducia, al senso di perdita di controllo o alla conflittualità interna tipica del disturbo.

Tra questi due poli esistono numerose sfumature intermedie, che rendono ogni percorso terapeutico unico.

Non tutti i pazienti oscillano necessariamente tra queste due modalità, ma nella pratica clinica è frequente trovare questi due estremi.

Entrambe le posizioni, infatti, non sono da sottovalutare e trovano origine nelle caratteristiche profonde del Disturbo Ossessivo-Compulsivo e nel modo in cui il soggetto si relaziona alla cura, al controllo e alla fiducia nell’altro.

Il polo dell’iper-aderenza nel DOC: quando il trattamento diventa un dovere rigido

Nel polo dell’aderenza iper-perfezionistica rientrano quei pazienti con Disturbo Ossessivo-Compulsivo che mostrano una marcata tendenza al controllo, alla precisione e al rispetto rigido delle regole, caratteristiche che si riflettono in modo diretto nel rapporto con il trattamento, in particolare quello farmacologico.

In questi casi, il paziente tende a prendere alla lettera ogni indicazione fornita dal medico, vivendo la prescrizione non come una guida flessibile, ma come un insieme di norme da rispettare in modo assoluto.

La posologia viene seguita con estrema attenzione, spesso accompagnata da verifiche ripetute sul numero esatto di compresse, sul dosaggio corretto e sulla modalità di assunzione.

Anche l’orario diventa un elemento centrale: il farmaco deve essere assunto sempre alla stessa ora, con uno scarto minimo o nullo, e ogni variazione, anche involontaria, può generare ansia, senso di colpa o timore di “aver sbagliato”.

Questa modalità di aderenza si estende anche alla gestione pratica del trattamento, come la richiesta delle ricette, che viene spesso anticipata con largo margine per evitare qualsiasi rischio di rimanere senza farmaco.

Il paziente può controllare più volte di avere con sé le prescrizioni, di aver rinnovato correttamente i farmaci o di aver organizzato tutto in modo impeccabile, trasformando la cura in una sequenza di rituali rassicuranti.

Allo stesso modo, vengono osservate rigidità significative rispetto a tutto ciò che potrebbe, anche solo teoricamente, interferire con il trattamento: il consumo di alcolici, l’assunzione di altri farmaci, integratori o sostanze viene evitato in modo categorico, talvolta anche oltre le reali indicazioni cliniche, per il timore di compromettere l’efficacia della terapia o di “fare qualcosa di sbagliato”.

In questo senso, il trattamento farmacologico del DOC può diventare una nuova area su cui si annidano ossessioni e compulsioni.

L’aderenza, anziché rappresentare un elemento di equilibrio, si carica di significati morali e doveristici: seguire la terapia diventa un obbligo assoluto, un compito da svolgere perfettamente, pena l’insorgenza di ansia intensa o vissuti di fallimento. Il paziente non si limita più a curarsi, ma “deve” curarsi nel modo giusto, nel modo perfetto.

Questo paradosso evidenzia come, pur in presenza di un’elevata aderenza apparente, la relazione con il trattamento possa essere disfunzionale, perché mantiene e rafforza le stesse dinamiche di controllo, rigidità e intolleranza all’errore che caratterizzano il disturbo ossessivo-compulsivo.

Il polo dell’evitamento: la difficoltà ad aderire al trattamento nel DOC

Nel polo opposto troviamo quei pazienti con DOC che, per ragioni spesso direttamente legate ai contenuti ossessivi, faticano ad avere una buona aderenza al trattamento.

Qui la difficoltà non è tanto “voler disobbedire”, quanto essere intrappolati in un circuito di paura, dubbio e ipervigilanza che rende l’assunzione della terapia fonte di ansia anziché di sollievo.

Un esempio tipico è rappresentato dai pazienti con ossessioni centrate sulla malattia, sulla contaminazione o sul timore di danni fisici: per loro il farmaco può diventare un potenziale pericolo, qualcosa che “potrebbe fare male”, “potrebbe intossicare”, “potrebbe scatenare effetti collaterali gravi” o “potrebbe alterare il corpo” in modo irreversibile.

In questi casi, il bugiardino assume un ruolo centrale e spesso disfunzionale: viene letto e riletto, talvolta in modo compulsivo, con un’attenzione selettiva verso le informazioni più allarmanti.

Ogni parola può diventare un innesco, ogni effetto collaterale elencato può essere interpretato come probabile o imminente, e il normale margine di incertezza che accompagna qualsiasi trattamento viene vissuto come intollerabile.

Questo tipo di ipercontrollo informativo può condurre a una spirale di evitamento: il paziente rimanda l’inizio della terapia, assume dosi diverse da quelle prescritte “per sicurezza”, interrompe il farmaco appena avverte una sensazione nuova nel corpo, oppure alterna periodi di assunzione regolare a periodi di sospensione.

Talvolta l’aderenza risulta apparentemente presente, ma in modo discontinuo o non dichiarato: il paziente può evitare di riferire al medico di aver saltato delle dosi, oppure può minimizzare l’interruzione per timore di essere giudicato, rimproverato o “obbligato” a continuare.

Anche qui, quindi, si può parlare di una mancanza di aderenza che a volte è esplicita, ma altre volte rimane più silenziosa e nascosta, proprio perché il disturbo spinge verso strategie di protezione e controllo che non sempre vengono condivise apertamente.

In questa prospettiva, la scarsa aderenza non è semplicemente una difficoltà pratica, ma diventa l’esito di un conflitto interno: da una parte il desiderio di stare meglio, dall’altra il timore ossessivo che la cura possa trasformarsi in un rischio, una contaminazione, una minaccia per il corpo o per la mente.

Il trattamento, invece di essere percepito come uno strumento terapeutico, viene vissuto come un’area ad alto potenziale ansiogeno, su cui si concentrano dubbi, scenari catastrofici e richieste continue di certezza.

E quando la certezza non è raggiungibile — perché in medicina lo “zero rischio” non esiste — la risposta tipica può diventare l’evitamento o la modifica autonoma della terapia, con conseguenze importanti sull’efficacia del percorso di cura.

Presso GAM-Medical, clinica specializzata nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo, l’aderenza al trattamento viene valutata come parte integrante del percorso di cura.

Un’équipe dedicata accompagna il paziente nella costruzione di una relazione più flessibile e consapevole con la terapia, tenendo conto delle specifiche caratteristiche del DOC.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

Condividilo

Pensi di soffrire di un disturbo d'ansia?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’ansia.

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di soffrire di qualche disturbo?

I nostri test psicologici possono essere il primo passo verso la richiesta di un supporto clinico, in presenza dei sintomi di disturbi comuni come ansia, depressione, stress, ADHD, autismo e altro ancora.

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.