Dopo un evento traumatico: cosa è normale nelle prime 72 ore (e quando chiedere aiuto)

Tempo di lettura: 4 minuti

evento traumatico

Dopo un evento traumatico ti senti confuso, agitato o come se il corpo fosse “sempre acceso”?

Dopo un evento traumatico è comune attraversare una fase iniziale intensa, soprattutto nelle prime settantadue ore, in cui mente e corpo cercano di adattarsi a ciò che è accaduto. 

In questo articolo vediamo quali reazioni sono considerate comuni, cosa può aiutare nel breve termine e quando è utile chiedere supporto, mantenendo un approccio chiaro, realistico e basato su evidenze.

Dopo un evento traumatico: cosa succede nelle prime 72 ore?

Nelle prime ore successive a un evento critico, il sistema nervoso entra spesso in uno stato di attivazione elevata. Questa risposta non è casuale, ma rappresenta un meccanismo di protezione: il corpo si prepara a reagire a possibili minacce, anche quando l’evento è già terminato.

Secondo lo studio “Early predictors of posttraumatic stress disorder” di Bryant R.A., del 2003, le reazioni immediate allo stress acuto possono includere un’ampia gamma di risposte emotive e fisiologiche che, nella maggior parte dei casi, non evolvono in un disturbo strutturato.

In questa fase possono emergere sensazioni di agitazione, difficoltà a rilassarsi o, al contrario, una sorta di “distacco” emotivo. Alcune persone riferiscono una percezione alterata del tempo o della realtà, mentre altre sperimentano una forte attivazione fisica, con tensione muscolare o aumento del battito cardiaco.

È importante sottolineare che queste reazioni sono spesso transitorie e rappresentano un tentativo del sistema nervoso di adattarsi a una situazione percepita come intensa o minacciosa.

Le prime settantadue ore possono essere caratterizzate da una grande variabilità emotiva. Non esiste una “reazione giusta”: alcune persone provano paura o tristezza, altre rabbia o senso di ingiustizia, mentre altre ancora possono non percepire emozioni nette.

Secondo la meta-analisi “Acute stress disorder: A review of diagnostic issues” di Harvey A.G., Bryant R.A. del 2002, nelle fasi iniziali possono comparire sintomi come pensieri intrusivi, difficoltà di concentrazione e fenomeni dissociativi.

A livello cognitivo, è possibile sperimentare:

  • immagini o ricordi che tornano alla mente senza essere volontariamente richiamati,
  • difficoltà a organizzare i pensieri o a prendere decisioni,
  • sensazione di confusione o rallentamento,
  • tendenza a ripensare ripetutamente all’evento.

Queste reazioni fanno parte di un processo iniziale di elaborazione. Anche se possono risultare intense, non indicano automaticamente la presenza di un disturbo.

Cosa può aiutare nelle prime 72 ore dopo un evento traumatico?

Nella fase immediatamente successiva a un evento traumatico, l’obiettivo principale non è “superare” l’esperienza, ma ridurre l’attivazione e creare condizioni di stabilità.

Può essere utile mantenere una routine di base, anche minima. Mangiare a orari regolari, riposare quando possibile e mantenere piccoli rituali quotidiani aiuta il sistema nervoso a ritrovare un senso di continuità. Non è necessario tornare subito alla normalità completa, ma favorire una struttura prevedibile può ridurre il senso di disorientamento.

Anche il contatto con persone di fiducia può avere un ruolo importante. Non è obbligatorio parlare nel dettaglio di ciò che è accaduto, ma sentirsi in un ambiente sicuro può contribuire a una regolazione emotiva più efficace.

Dal punto di vista fisiologico, pratiche semplici come una respirazione lenta e regolare possono aiutare a modulare lo stato di attivazione. Allo stesso modo, focalizzarsi su elementi concreti dell’ambiente, come oggetti o suoni familiari, può favorire un ritorno al presente.

Indicatori utili nei primi giorni:

  • una lieve riduzione dell’intensità delle reazioni,
  • una maggiore capacità di gestire attività quotidiane,
  • momenti, anche brevi, di calma.

Cosa è meglio evitare dopo le prime 72 ore dal trauma?

Nelle prime settantadue ore, alcune reazioni possono sembrare utili ma risultare controproducenti nel medio termine.

Forzarsi a elaborare immediatamente l’evento, ad esempio raccontandolo in modo dettagliato senza sentirsi pronti, può aumentare l’attivazione. Allo stesso tempo, cercare di evitare completamente qualsiasi pensiero legato all’accaduto può mantenere uno stato di tensione.

Anche l’esposizione continua a contenuti correlati, come notizie o immagini, può prolungare lo stato di allerta. Limitare questi stimoli può facilitare una stabilizzazione più rapida.

Un altro elemento riguarda il giudizio su di sé. Pensieri come “dovrei reagire meglio” o “non è normale sentirmi così” possono aumentare la pressione interna. In questa fase è più utile adottare un atteggiamento osservativo, riconoscendo che si tratta di una risposta del sistema nervoso.

dopo evento traumatico
dopo evento traumatico

Quando è importante chiedere aiuto?

Nella maggior parte dei casi, le reazioni iniziali tendono a ridursi spontaneamente. Tuttavia, ci sono situazioni in cui può essere utile un supporto professionale.

Secondo lo studio “Early intervention after trauma: Current status and future directions” di Roberts N.P. e altri colleghi del 2019, un intervento precoce può essere indicato quando i sintomi persistono o interferiscono significativamente con la vita quotidiana.

Può essere utile chiedere aiuto se:

  • l’attivazione rimane molto elevata anche dopo i primi giorni,
  • il sonno è fortemente compromesso,
  • si evitano attività quotidiane o contatti sociali,
  • le emozioni risultano difficili da gestire.

È importante ricordare che chiedere supporto non significa “stare peggio degli altri”, ma riconoscere un bisogno.

Se ti accorgi che, a distanza di alcuni giorni, il corpo rimane in uno stato di allerta o fai fatica a tornare alle attività quotidiane, può essere utile considerare un supporto strutturato. Non sempre è necessario intervenire subito, ma quando le reazioni persistono o diventano difficili da gestire, avere uno spazio dedicato può aiutare a comprendere meglio cosa sta accadendo.

In GAM Medical, Centro PTSD, vengono proposti percorsi di trattamento strutturati e strategie mirate, pensati per aiutare la persona a elaborare il trauma e recuperare un equilibrio duraturo.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12877395/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12090343/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30885568/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

Condividilo

Pensi di soffrire di un disturbo d'ansia?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per l’ansia.

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di soffrire di qualche disturbo?

I nostri test psicologici possono essere il primo passo verso la richiesta di un supporto clinico, in presenza dei sintomi di disturbi comuni come ansia, depressione, stress, ADHD, autismo e altro ancora.

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.