Depressione e alimentazione: fame emotiva vs perdita di appetito (come riconoscerle)

Tempo di lettura: 4 minuti

fame emotiva

Stai notando che il tuo rapporto con il cibo sta cambiando?

La depressione può cambiare il rapporto con il cibo in modi anche molto diversi tra loro. In alcune persone compare una maggiore ricerca di cibo come forma di conforto o regolazione emotiva, mentre in altre prevale una netta perdita di appetito, con scarso interesse per i pasti, sazietà rapida o fatica a mangiare. Sia il cambiamento dell’appetito sia il cambiamento di peso rientrano tra i sintomi possibili della depressione.

L’obiettivo di questo articolo è aiutare a distinguere fame emotiva e perdita di appetito nella depressione, capire come possono manifestarsi e riconoscere con più chiarezza il proprio pattern, senza moralismi.

Perché la depressione può cambiare il rapporto con il cibo?

La depressione non influisce solo sull’umore. Può incidere anche su energia, motivazione, interesse, ritmi quotidiani e alimentazione. Il NIMH spiega che la depressione può alterare il modo in cui una persona dorme, mangia e affronta le attività quotidiane, mentre l’NHS include tra i sintomi proprio i cambiamenti dell’appetito e del peso come si può leggere nello studio “Appetite Changes in Depression” di Leslie C Baxter. 

Per questo il rapporto con il cibo può modificarsi in direzioni diverse. In alcune fasi il cibo perde attrattiva, sembra faticoso da preparare o da tollerare, e mangiare diventa quasi un compito. In altre, invece, il cibo può trasformarsi in una risposta rapida a tristezza, vuoto, agitazione o tensione interna. Il punto importante è che non esiste una sola risposta depressiva all’alimentazione: la depressione può ridurre l’appetito oppure intrecciarsi con modalità di alimentazione più emotive.

Che cos’è la fame emotiva?

La fame emotiva non nasce sempre da un bisogno fisico di nutrimento, ma dal tentativo di modificare o attenuare ciò che si prova. Cleveland Clinic la descrive come il mangiare per sfuggire, intorpidire, cambiare o amplificare le emozioni. Questo significa che il cibo, in alcuni momenti, non viene cercato tanto perché il corpo chiede energia, ma perché offre un sollievo rapido, una distrazione o una sensazione momentanea di conforto.

Quando la depressione si accompagna a vuoto, tristezza, stress o autosvalutazione, il cibo può diventare una risposta immediata e accessibile. Non necessariamente in modo eclatante: a volte si tratta di cercare continuamente qualcosa da sgranocchiare, di desiderare soprattutto cibi molto gratificanti, oppure di mangiare senza una fame chiara ma con un forte bisogno di calmare qualcosa dentro. In questi casi il centro non è la fame corporea, ma la regolazione emotiva.

Che cos’è la perdita di appetito nella depressione?

La perdita di appetito nella depressione è quasi il movimento opposto. Il cibo non richiama, non interessa, non viene desiderato. A volte manca la fame vera e propria; altre volte il problema è che manca la spinta ad alzarsi, preparare qualcosa, sentire il gusto o sostenere l’intero gesto del mangiare. NIMH e NHS indicano chiaramente che tra i possibili sintomi depressivi ci sono cambiamenti dell’appetito e del peso, che in molte persone si presentano proprio come scarso appetito o ridotto interesse per il cibo questo si può leggere nello studio “The loss of appetite during depression with melancholia: a qualitative and quantitative analysis” di M Kazes, J M Danion, D Grangé, A Pradigna e  J L Schlienger.

In questi casi mangiare può diventare faticoso non perché ci sia un rifiuto volontario, ma perché tutto appare più spento. Il corpo può dare segnali deboli, la sazietà può arrivare subito, oppure il compito del pasto può sembrare troppo impegnativo rispetto all’energia disponibile. Più la depressione pesa su motivazione e vitalità, più anche il gesto del nutrirsi può diventare difficile da sostenere.

Fame emotiva e fame fisica: come distinguerle?

Distinguere fame emotiva e fame fisica può aiutare molto. La fame fisica, di solito, cresce in modo più graduale, è più tollerabile e può essere soddisfatta con cibi diversi. La fame emotiva, invece, tende ad arrivare più all’improvviso, spesso in coincidenza con uno stato emotivo, e può orientarsi verso cibi specifici, soprattutto molto confortanti o gratificanti. Le risorse cliniche sull’emotional eating sottolineano proprio questa differenza tra bisogno corporeo e risposta emotiva.

Un altro elemento utile è osservare che cosa succede dopo aver mangiato. Se c’era fame fisica, di solito compare una sensazione di sollievo corporeo e di maggiore stabilità. Se invece il cibo stava rispondendo soprattutto a un bisogno emotivo, il sollievo può essere molto breve o lasciare spazio a colpa, pesantezza, frustrazione o bisogno di continuare. Questo non serve a giudicarsi, ma a capire meglio che cosa si sta cercando davvero in quel momento.

depressione e cibo
depressione e cibo

Quando fame emotiva e perdita di appetito possono alternarsi?

Queste due modalità non si escludono a vicenda. In molte persone possono anche alternarsi. Ci possono essere giornate in cui il cibo non interessa quasi per niente e altre in cui viene cercato soprattutto per tenere bassa la tensione o per colmare un senso di vuoto. La depressione non ha un solo modo di esprimersi, e anche il rapporto con il cibo può oscillare in base a energia, stress, qualità del sonno, solitudine, livello di attivazione emotiva e fase del malessere.

Questa alternanza può essere particolarmente confusiva, perché rende difficile dire “io sono così”. In realtà, più che fissarsi su un’unica etichetta, può essere utile osservare il proprio funzionamento con più precisione: quando tende a comparire la chiusura dell’appetito, quando invece emerge il bisogno di consolazione, e quali emozioni o condizioni precedono uno o l’altro andamento. Leggere il proprio pattern in modo più concreto aiuta molto più che giudicarlo.

Se senti che la depressione sta pesando sulla tua quotidianità, un approfondimento in una clinica della depressione può aiutarti a capire meglio quello che stai vivendo e a individuare il supporto più adatto.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27035529/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8473722/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Depressione

Condividilo

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. 

Guarda le nostre recensioni

Pensi di soffrire di depressione?

Fai ora il test di autovalutazione che può fornirti una prima indicazione sulla possibilità di intraprendere un percorso diagnostico per la depressione. Bastano 2 minuti per avere il risultato.

Se ti è piaciuto l'articolo iscriviti alla newsletter per non perdere tutte le nostre comunicazioni.