Masochismo al lavoro: scegliere sempre il peggio

Tempo di lettura: 4 minuti

Masochismo al lavoro: scegliere sempre il peggio

Sai che cos’è il masochismo al lavoro?

Se sei una di quelle persone che si definisce o viene definita dagli altri come “masochista” nei contesti lavorativi, probabilmente ti riconoscerai in alcune dinamiche ricorrenti:

  • accettare condizioni di lavoro particolarmente pesanti
  • tollerare ambienti stressanti o poco valorizzanti
  • ritrovarti, anche cambiando lavoro, in situazioni molto simili tra loro.

Come se, in qualche modo, finissi sempre per scegliere o ritrovarti nel contesto più difficile.

Questo può non significare semplicemente “avere sfortuna” o essere capitati nel posto sbagliato, ma potrebbe indicare la presenza di una dinamica più profonda, che in psicologia viene talvolta descritta come masochismo, in questo caso lavorativo.

Si tratta di una tendenza a esporsi ripetutamente a situazioni frustranti, faticose o svalutanti, anche quando esisterebbero alternative più sostenibili.

Nei prossimi paragrafi vedremo più nel dettaglio di che cosa si tratta, quali sono i segnali principali e quali meccanismi possono portare una persona a scegliere spesso inconsapevolmente sempre il “peggio” sul piano lavorativo.

Cos’è il masochismo lavorativo?

Il masochismo lavorativo (o masochismo professionale) è una particolare forma di masochismo che si manifesta all’interno dei contesti di lavoro.

In senso psicologico, il masochismo non va inteso in modo semplicistico, ma come una tendenza, spesso inconsapevole, a esporsi ripetutamente a situazioni frustranti, faticose o svalutanti, traendone in qualche modo un significato o una “coerenza” interna.

Quando questa dinamica si esprime nel lavoro, la persona può trovarsi intrappolata in schemi ricorrenti che la portano a scegliere, mantenere o ricreare condizioni professionali poco sostenibili.

Questo può manifestarsi in diverse configurazioni, tra cui:

  • Scegliere (o ritrovarsi in) lavori particolarmente complicati o stressanti, anche quando esisterebbero alternative più equilibrate
  • Sovraccaricarsi di lavoro: lavorare oltre il necessario, fare straordinari continui o non delegare, anche senza una reale richiesta esterna
  • Accettare condizioni lavorative vessatorie: stipendi bassi, scarsa valorizzazione, richieste eccessive o poco realistiche
  • Mantenere relazioni professionali difficili: con capi critici, svalutanti o colleghi conflittuali
  • Difficoltà a dire di no: accettare compiti, responsabilità o carichi di lavoro anche quando si è già in difficoltà
  • Restare in situazioni insoddisfacenti a lungo, nonostante il disagio evidente
  • Cambiare lavoro ma ritrovarsi in contesti simili: come se lo stesso schema si ripetesse in ambienti diversi
  • Collegare il proprio valore personale alla fatica e al sacrificio, sentendosi “giusti” solo quando si è sotto pressione

In questo senso, il masochismo lavorativo non riguarda solo ciò che accade all’esterno, ma anche il modo in cui la persona si posiziona rispetto al lavoro, contribuendo, spesso senza rendersene conto, a mantenere queste dinamiche nel tempo.

Perché si verifica il masochismo lavorativo?

Prima di tutto, quando si parla di masochismo lavorativo, è utile chiedersi: perché ho questa tendenza?

La risposta, nella maggior parte dei casi, non è superficiale né immediata, ma affonda le sue radici in dinamiche psicologiche profonde, spesso legate alla storia personale e alle prime esperienze relazionali.

In una prospettiva più psicodinamica, è possibile che alcune persone abbiano interiorizzato, fin dall’infanzia, l’idea che il proprio valore sia legato al sacrificio, alla fatica o alla capacità di “resistere” in contesti difficili.

Ad esempio, crescere in ambienti in cui l’amore o il riconoscimento erano condizionati alla performance, all’adattamento o alla sopportazione può portare a riprodurre, in età adulta, schemi simili anche nel lavoro.

In altri casi, possono esserci vissuti di svalutazione, critica o instabilità relazionale che portano la persona a sentirsi più “a suo agio” — per quanto dolorosamente — in contesti lavorativi che rispecchiano quelle stesse dinamiche.

È come se il familiare, anche quando è negativo, risultasse più riconoscibile e quindi, paradossalmente, più gestibile.

Proprio per la profondità di questi meccanismi, spesso non è sufficiente un cambiamento esterno (come cambiare lavoro), ma può essere utile intraprendere un percorso di psicoterapia, che permetta di comprendere e modificare questi schemi, costruendo modalità più sane e soddisfacenti di stare nei contesti professionali.

Conseguenze del masochismo professionale

Le conseguenze del masochismo lavorativo possono essere significative e impattare profondamente sul benessere psicologico, emotivo e anche fisico della persona.

Proprio perché si tratta di una dinamica che tende a ripetersi nel tempo, gli effetti possono accumularsi e diventare sempre più invalidanti. Tra le principali conseguenze troviamo:

  • Stress cronico: una costante esposizione a richieste elevate e contesti difficili mantiene il sistema di allerta sempre attivo che si concrettizza con un invalidante stress cronico
  • Burnout: esaurimento emotivo, distacco dal lavoro e senso di inefficacia, con la particolarità che, in questi casi, la persona sembra in parte “autoesporsi” a queste condizioni. Il burnout, in questi casi, è estremamente frequente.
  • Ansia: preoccupazioni costanti legate al lavoro, senso di pressione e difficoltà a “staccare” mentalmente
  • Depressione: senso di svuotamento, perdita di motivazione, vissuti di impotenza e bassa autostima
  • Insoddisfazione lavorativa persistente: la sensazione di non essere mai nel posto giusto o di non ricevere ciò che si merita
  • Riduzione dell’autostima: percepirsi come poco capaci o “destinati” a contesti negativi
  • Difficoltà nel tempo libero: fatica a rilassarsi o a godere di momenti fuori dal lavoro
  • Somatizzazioni: mal di testa, tensioni muscolari, disturbi del sonno o altri segnali fisici legati allo stress
  • Isolamento: meno energie per le relazioni personali, con un progressivo ritiro sociale
  • Mantenimento del ciclo disfunzionale: le esperienze negative rinforzano l’idea di dover “resistere” o sopportare, alimentando ulteriormente il pattern masochista

Se ti riconosci in queste dinamiche, è importante sapere che il masochismo lavorativo ha spesso radici profonde e non si tratta semplicemente di “cattive scelte”.

Noi di GAM Medical siamo una clinica specializzata nel trattamento di stress e burnout, e possiamo aiutarti a intervenire subito sui sintomi più attuali, ma anche ad andare più a fondo, esplorando eventuali vissuti traumatici o schemi appresi che nel tempo ti hanno portato a esporti a queste situazioni.

Lavorare su entrambi i livelli, il presente e le origini, è ciò che permette un cambiamento reale e duraturo.



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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale, Stress

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