Evitamento: la trappola che mantiene il trauma (e come iniziare a uscirne a piccoli passi)

Tempo di lettura: 4 minuti

evitamento del trauma

Ti è mai capitato di evitare luoghi, situazioni o ricordi perché sembrano troppo difficili da affrontare? 

Dopo un’esperienza traumatica, l’evitamento può diventare una strategia comprensibile per proteggersi dal dolore emotivo. Tuttavia, nel lungo periodo può contribuire a mantenere il trauma attivo. Comprendere come funziona questo meccanismo può essere un primo passo per iniziare a interrompere il ciclo dell’evitamento.

Evitamento nel trauma: perché il cervello cerca di proteggerti

L’evitamento è una risposta psicologica frequente dopo un evento traumatico. Può manifestarsi con il tentativo di allontanarsi da ricordi, emozioni o situazioni che ricordano l’esperienza vissuta. Evitare gli stimoli associati al trauma può ridurre temporaneamente l’ansia, ma può anche impedire al cervello di elaborare pienamente l’esperienza.

Nel quotidiano, questo può assumere diverse forme:

  • evitare luoghi collegati all’evento traumatico;
  • non parlare dell’esperienza con altre persone;
  • cercare di distrarsi quando emergono ricordi o emozioni;
  • modificare le proprie abitudini per non entrare in contatto con stimoli che ricordano il trauma.

Nel breve periodo, l’evitamento può offrire un senso di sollievo. Tuttavia, nel lungo periodo può contribuire a mantenere la paura associata al ricordo traumatico.

Come l’evitamento rinforza il problema del trauma?

Dopo un evento traumatico, il cervello può sviluppare associazioni tra l’esperienza e determinati stimoli dell’ambiente. Questo processo fa parte dei normali meccanismi di apprendimento della paura.

Secondo la revisioneExtinction learning in humans: Role of the amygdala and vmPFC”di Milad M. R. & Quirk G. J., del 2012, il cervello utilizza processi di apprendimento per ridurre progressivamente la risposta di paura quando uno stimolo non rappresenta più una minaccia reale.

Quando una persona evita sistematicamente questi stimoli, il cervello non ha l’opportunità di aggiornare questa informazione. Di conseguenza, la risposta di allarme può rimanere attiva.

Questo può portare a:

  • percepire come minacciosi contesti che in realtà sono sicuri;
  • mantenere elevati livelli di attivazione emotiva;
  • rafforzare l’associazione tra ricordi e pericolo.

In questo modo, l’evitamento può involontariamente mantenere il ciclo della paura.

L’evitamento può manifestarsi in modi diversi e non sempre è immediatamente riconoscibile. Alcune forme sono evidenti, mentre altre possono diventare parte della routine quotidiana.

Tra le forme più comuni di evitamento legate al trauma vi sono:

  • evitare conversazioni su ciò che è accaduto;
  • evitare luoghi o persone associati all’evento traumatico;
  • cercare costantemente distrazioni per non pensare all’esperienza;
  • ridurre attività che in passato erano importanti.

In alcuni casi l’evitamento può estendersi gradualmente ad ambiti sempre più ampi della vita quotidiana. Questo processo può limitare le opportunità sociali, lavorative o personali, contribuendo a mantenere un senso di isolamento.

Riconoscere questi comportamenti può rappresentare un passaggio importante per comprendere come il trauma stia influenzando il funzionamento quotidiano.

Evitamento emotivo e traumi: quando si cercano strategie per non sentire

Oltre all’evitamento di luoghi o situazioni, alcune persone possono mettere in atto forme di evitamento emotivo. In questi casi il tentativo principale non è evitare uno stimolo esterno, ma ridurre il contatto con emozioni e ricordi difficili.

Secondo la revisioneAvoidance in posttraumatic stress disorder: A review of the evidence”di Kashdan T. B. e altri colleghi del 2006, l’evitamento emotivo è una componente centrale nei disturbi legati al trauma e può contribuire al mantenimento dei sintomi nel tempo.

Questo può manifestarsi attraverso:

  • distrarsi costantemente quando emergono ricordi legati al trauma;
  • evitare momenti di silenzio o riflessione;
  • impegnarsi continuamente in attività per non entrare in contatto con le emozioni;
  • ridurre il contatto con persone o situazioni che potrebbero attivare ricordi.

Queste strategie possono funzionare temporaneamente, ma nel lungo periodo possono rendere più difficile elaborare l’esperienza traumatica.

Traumi: Perché i ricordi restano così attivi?

Dopo un evento traumatico, alcune persone riferiscono che i ricordi dell’esperienza sembrano riemergere con grande intensità, anche quando non lo desiderano. Questo può accadere perché il cervello ha registrato l’evento come particolarmente rilevante per la sopravvivenza.

Secondo la ricerca “The neurocircuitry of fear, stress, and anxiety disorders”  di Rauch S. L. e altri colleghi del 2006, nei disturbi legati al trauma possono essere coinvolte aree cerebrali come amigdala, ippocampo e corteccia prefrontale, che partecipano alla regolazione della paura e alla memoria emotiva.

Quando una persona mette in atto strategie di evitamento, il cervello può continuare a interpretare alcuni ricordi o segnali come potenziali minacce. Questo può contribuire alla persistenza di alcuni sintomi legati al trauma.

Nel quotidiano, questo meccanismo può manifestarsi attraverso:

  • ricordi intrusivi che emergono senza preavviso;
  • forte attivazione emotiva di fronte a stimoli associati al trauma;
  • difficoltà a distinguere tra passato e presente in alcuni momenti di stress;
  • tentativi ripetuti di allontanare o sopprimere i ricordi.

Comprendere il funzionamento di questi processi può aiutare a dare un significato alle proprie reazioni emotive. In molti casi, riconoscere il ruolo dell’evitamento rappresenta un primo passo verso modalità più efficaci di elaborazione del trauma.

Come iniziare a uscire dal trauma a piccoli passi?

Ridurre l’evitamento non significa affrontare immediatamente tutte le situazioni difficili. In molti casi può essere più utile procedere gradualmente.

Perché farlo: affrontare stimoli difficili in modo progressivo può aiutare il cervello a rielaborare l’esperienza e a ridurre la risposta di paura.

Un possibile micro-protocollo può includere questi passaggi:

Prima di tutto, individuare una situazione leggermente difficile ma gestibile. Può trattarsi di parlare brevemente dell’evento con una persona di fiducia oppure di tornare in un luogo che ricorda l’esperienza, ma per un periodo di tempo limitato.

Successivamente, esporsi a quella situazione per un breve periodo e osservare le proprie reazioni emotive senza cercare di evitarle.

Infine, ripetere gradualmente l’esperienza nel tempo, aumentando lentamente la durata o il livello di difficoltà.

Per valutare se questo approccio funziona, si possono osservare due indicatori:

  • l’intensità della paura tende a diminuire progressivamente;
  • diventa più facile affrontare situazioni simili nel tempo.
trappola trauma
trappola trauma

Affrontare il trauma senza evitamento: quando può essere utile un supporto psicologico?

Quando l’evitamento diventa molto esteso o interferisce con la vita quotidiana, può essere utile comprendere meglio i meccanismi psicologici che mantengono il trauma.

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Rivolgersi a uno psicoterapeuta rappresenta un investimento nella propria salute psicologica, fondato su competenza clinica, ricerca scientifica e attenzione alla persona.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16600879/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16566456/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22230709/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

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