Self-medication (o automedicazione) nell’ADHD

Tempo di lettura: 6 minuti

Self-medication o automedicazione nell'ADHD

Le persone ADHD, soprattutto se non diagnosticate o non trattate, possono tendere alla self-medication o automedicazione e quindi servirsi di diverse sostanze per cercare di autoregolarsi.

Le più comuni sono:

  • Caffeina
  • Nicotina
  • Energy drinks
  • Alcol
  • Cannabis
  • Zuccheri

Alcune persone ADHD, soprattutto se non hanno ancora ricevuto una diagnosi, passano anni cercando di gestire da sole fatica mentale, irrequietezza, impulsività, disorganizzazione, difficoltà attentive, crolli di energia o disregolazione emotiva. Non sempre sanno di avere una condizione neuroevolutiva.

Più spesso pensano di essere pigre, inconcludenti, ansiose, sbagliate, poco costanti, incapaci di “funzionare come gli altri”. Così iniziano a cercare, in modo più o meno consapevole, qualcosa che le aiuti a stare meglio, a concentrarsi, a calmarsi, a reggere la giornata, a sentirsi più “normali”.

In altri casi, la diagnosi di ADHD è già arrivata, ma la persona ha paura dei farmaci ADHD specifici, teme gli effetti collaterali, si sente spaventata dall’idea di assumere una terapia prescritta o porta con sé pregiudizi sul trattamento.

Anche qui può comparire l’automedicazione: non come gesto superficiale, ma come tentativo di trovare una soluzione da sé, percepita come più gestibile, più familiare o meno minacciosa.

Che cosa si intende per self-medication?

Con self-medication si intende l’uso di sostanze o comportamenti per cercare di gestire da soli un disagio psicologico o un’alterazione del funzionamento, senza una valutazione o una guida clinica adeguata.

In altre parole, la persona prova a “curarsi” da sé, anche se spesso non usa questa parola per descriversi.

Può semplicemente dire che il caffè la aiuta a concentrarsi, che l’alcol la spegne, che la nicotina la regola, che gli energy drink la fanno partire, che senza certe sostanze non riesce a funzionare come vorrebbe.

La self-medication non coincide sempre con la dipendenza, anche se può evolvere in quella direzione. All’inizio è spesso un tentativo di autoregolazione. La persona nota che una sostanza produce un effetto soggettivamente utile e inizia a usarla in modo ripetuto. Il problema è che questo sollievo è generalmente:

  • parziale
  • temporaneo
  • instabile
  • potenzialmente costoso nel lungo periodo

Come avviene la self-medication nell’ADHD?

Nell’ADHD la self-medication può assumere forme diverse, ma la logica di fondo è spesso simile. La persona avverte alcune difficoltà ricorrenti:

  • mente troppo attiva o dispersa
  • fatica a iniziare compiti monotoni
  • bisogno di stimolazione
  • oscillazioni di energia
  • irrequietezza interna
  • noia intollerabile
  • impulsività
  • frustrazione rapida
  • difficoltà a “spegnersi”
  • stanchezza mentale
  • disregolazione emotiva

Senza una cornice diagnostica, questi vissuti vengono spesso interpretati male.

Ci si convince di essere disorganizzati, indisciplinati, troppo sensibili, poco affidabili, esagerati.

A quel punto si cercano strumenti che aiutino a correggere almeno una parte del problema: qualcosa per attivarsi, per rallentare, per restare concentrati, per sentirsi più lucidi, per calmarsi, per reggere la socialità, per dormire.

Nel caso dell’ADHD, l’automedicazione avviene spesso con sostanze molto diffuse e socialmente normalizzate.

Non sempre si parla di sostanze illegali o di scenari estremi; molto più spesso si parla di caffeina, nicotina, alcol, energy drink e, in alcuni casi, di altre sostanze usate per modulare attivazione e umore.

Il fatto che alcune di queste siano comuni non significa che siano neutre. Se vengono usate in modo sistematico per regolare il funzionamento, diventano parte di una strategia di compensazione.

Caffeina: la self-medication più comune nell’ADHD

Molte persone ADHD utilizzano la caffeina per attivarsi, soprattutto al mattino, oppure per riuscire a iniziare e sostenere attività poco stimolanti. Spesso viene assunta in quantità elevate durante la giornata per cercare di mantenere la concentrazione.

La caffeina può dare la sensazione di:

  • maggiore vigilanza
  • riduzione della “nebbia mentale”
  • aumento temporaneo della produttività

Tuttavia, nell’ADHD l’effetto può essere anche paradossale. In alcune persone può generare:

  • calma
  • rallentamento
  • sonnolenza

Questo accade perché il sistema attentivo e di attivazione funziona in modo diverso, e uno stimolante può temporaneamente aiutare a “regolare” il livello interno.

Il problema è che l’effetto è instabile e, nel tempo, può portare a:

  • agitazione
  • ansia
  • insonnia
  • oscillazioni energetiche

Nicotina e ADHD: automedicarsi con le sigarette

La nicotina viene spesso utilizzata per migliorare la concentrazione e la sensazione di “centratura”.

A livello neurobiologico, la nicotina agisce sui recettori nicotinici dell’acetilcolina, aumentando il rilascio di neurotrasmettitori come:

  • dopamina (motivazione, attenzione, ricompensa)
  • noradrenalina (vigilanza)

Questo può portare, nel breve termine, a:

  • maggiore focalizzazione
  • sensazione di ordine mentale
  • riduzione della dispersione

In alcune persone può anche avere un effetto apparentemente calmante, perché aiuta a regolare un livello interno percepito come troppo caotico.

Tuttavia:

  • l’effetto dura poco
  • i recettori si desensibilizzano rapidamente
  • aumenta il bisogno di assunzione frequente

Questo rende la nicotina altamente rinforzante e facilmente associata a dipendenza.

Energy drinks: bevande energetiche per la self-medication ADHD

Gli energy drinks vengono spesso utilizzati per ottenere una attivazione rapida e intensa.

Contengono alte quantità di:

  • caffeina
  • zuccheri
  • altri stimolanti

Vengono scelti perché possono:

  • aumentare temporaneamente energia e attenzione
  • aiutare a studiare o lavorare più a lungo
  • contrastare il senso di stanchezza

Ma l’effetto è spesso:

  • brusco e poco stabile
  • seguito da un crollo energetico

Nel tempo possono portare a:

  • maggiore irritabilità
  • agitazione
  • peggioramento del sonno
  • bisogno di assunzione ripetuta

Alcol come automedicazione ADHD

L’alcol viene spesso utilizzato con una funzione opposta rispetto agli stimolanti: rallentare e “spegnere”.

Molte persone ADHD lo usano per:

  • ridurre il rumore mentale
  • calmare l’irrequietezza
  • abbassare l’ansia sociale
  • facilitare il rilassamento o il sonno

L’effetto dell’alcol è bifasico:

  1. Fase iniziale
    • disinibizione
    • rilassamento
    • riduzione della tensione
  2. Fase successiva
    • peggioramento dell’umore
    • maggiore impulsività
    • alterazione del sonno
    • calo energetico

Questo può portare a un uso ripetuto per cercare di mantenere la fase iniziale, aumentando il rischio di abuso.

Automedicarsi con la cannabis

La cannabis può essere utilizzata per:

  • ridurre l’iperattivazione mentale
  • calmare l’ansia
  • favorire il rilassamento
  • “staccare” da pensieri e stimoli

Nel breve termine può dare:

  • sensazione di rallentamento
  • distacco
  • riduzione della tensione

Tuttavia, nel lungo periodo può:

  • peggiorare attenzione e memoria
  • aumentare apatia e demotivazione
  • interferire con la regolazione emotiva
  • ridurre ulteriormente le funzioni esecutive

In una condizione già caratterizzata da difficoltà di regolazione, può quindi amplificare alcune criticità.

Assumere grandi quantità di zuccheri come forma di automedicazione ADHD

Anche gli zuccheri possono essere usati come forma di automedicazione, spesso in modo meno consapevole.

Possono essere ricercati perché:

  • danno un picco rapido di energia
  • attivano il sistema di ricompensa (dopamina)
  • migliorano temporaneamente umore e motivazione

Questo può portare a:

  • consumo frequente di snack dolci
  • bisogno di “qualcosa di veloce” per attivarsi

Ma l’effetto è:

  • molto breve
  • seguito da un calo energetico

Questo favorisce cicli di:
attivazione → crollo → nuova ricerca di zucchero

Perché la self-medication nell’ADHD può sembrare utile?

La self-medication continua a essere usata perché, almeno all’inizio, qualcosa fa davvero, non è un’illusione totale. Il problema è che fa qualcosa in modo incompleto, disorganizzato e costoso. Una sostanza può dare per un po’ più energia, più calma, più concentrazione o più anestesia emotiva. E per una persona che da anni si sente in lotta con sé stessa, questo piccolo effetto può sembrare prezioso.

Le ragioni per cui viene mantenuta sono spesso queste:

  • offre sollievo rapido
  • non richiede attesa o percorso clinico
  • sembra sotto controllo
  • è socialmente accettata in alcuni casi
  • dà l’impressione di aver trovato “finalmente qualcosa che aiuta”
  • evita il confronto con la possibilità di una diagnosi di disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività
  • può sembrare meno spaventosa dei farmaci prescritti

Questo ultimo punto è particolarmente importante. Alcune persone ADHD diagnosticato hanno timore del trattamento farmacologico ADHD per molte ragioni: paura della dipendenza, timore di cambiare personalità, storie negative ascoltate da altri, sfiducia nei farmaci, timore dello stigma. In questi casi possono preferire affidarsi a sostanze percepite come più “normali”, anche quando in realtà le stanno usando proprio come farmaci improvvisati, ma senza monitoraggio e senza reale personalizzazione.

Le conseguenze della self-medication nell’ADHD

Il fatto che una sostanza dia un effetto temporaneamente utile non significa che sia una buona strategia. Nel medio e lungo periodo, la self-medication nell’ADHD può avere diverse conseguenze negative.

1. Peggiora la regolazione complessiva

Invece di stabilizzare il funzionamento, spesso crea oscillazioni: picchi e crolli, attivazione e stanchezza, sollievo e rebound.

2. Mantiene il problema di fondo

La sostanza può coprire per un po’ la difficoltà, ma non aiuta a comprendere né a trattare l’ADHD in modo adeguato.

3. Aumenta il rischio di dipendenza

Quando una persona scopre che qualcosa la fa sentire finalmente più concentrata, più calma o più efficiente, il rischio di affidarcisi in modo crescente è alto.

4. Complica il quadro clinico

Caffeina in eccesso, nicotina, alcol o altre sostanze possono aumentare ansia, insonnia, irritabilità, impulsività, peggiorando sintomi ADHD già presenti.

5. Riduce la fiducia nelle proprie capacità di regolazione

La persona può convincersi di poter funzionare solo grazie a un aiuto esterno immediato, sentendosi sempre meno autonoma.

6. Ritarda diagnosi e trattamento adeguati

Se il disagio viene gestito solo in modo compensatorio, può passare più tempo prima di arrivare a una valutazione corretta.

7. Può avere costi fisici, psicologici e relazionali

Stanchezza cronica, problemi di sonno, tensione corporea, dipendenza, peggioramento dell’umore, conflitti relazionali, uso problematico di sostanze: le conseguenze possono accumularsi.

La self-medication nell’ADHD non è casuale: è il tentativo, spesso inconsapevole, di regolare attenzione, energia, emozioni e attivazione attraverso sostanze che danno un effetto rapido ma temporaneo.

Caffeina, nicotina, alcol, cannabis, zuccheri ed energy drinks possono sembrare soluzioni efficaci nel breve termine, ma nel lungo periodo non stabilizzano il funzionamento e possono mantenere o peggiorare le difficoltà.

Se ti riconosci in queste dinamiche, è importante sapere che esistono modalità più efficaci e sicure per comprendere e trattare l’ADHD.

GAM Medical è un centro psichiatrico specializzato nella diagnosi e nel trattamento dell’ADHD, anche attraverso percorsi di farmacoterapia personalizzata per l’ADHD. Un inquadramento corretto può aiutarti a capire perché senti il bisogno di automedicarti e trovare strategie più stabili per stare meglio.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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