Le persone ADHD hanno davvero difficoltà a pianificare?
Quando si parla di ADHD, si parla spesso di pianificazione. È quasi un riflesso automatico: ADHD uguale difficoltà a organizzarsi, a gestire il tempo, a rispettare le scadenze, a portare avanti i progetti. È uno dei temi più citati, più ripetuti e più “dati per scontati”.
Perché, se guardiamo con attenzione, spesso la risposta è: non sempre. E in molti casi, il punto non è affatto la pianificazione in sé.
Molte persone ADHD pianificano moltissimo. Pianificano così tanto che, paradossalmente, la pianificazione diventa una forma di attività soddisfacente: liste, calendari, promemoria, app di produttività, schemi, mappe mentali, sistemi di note, lavagne, post-it, to-do list ricompensano.
Il problema, allora, non è che “non sanno pianificare”. Il problema è spesso un altro: il passaggio dalla pianificazione all’azione. O, per dirla in modo ancora più preciso, la difficoltà non sta nel pensare cosa fare, ma nel farlo accadere nel mondo reale con continuità, tempi realistici e gestione dell’energia.
Nelle prossime righe cercheremo di capire perché.

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Che cos’è davvero la pianificazione?
Per capire se la pianificazione è davvero il problema, dobbiamo prima chiarire che cosa intendiamo con “pianificare”.
Pianificare, in senso psicologico e neurocognitivo, significa:
- stabilire un obiettivo
- prevedere i passaggi necessari per raggiungerlo
- stimare tempi e risorse
- organizzare una sequenza di azioni
- anticipare ostacoli
- modificare il piano in base agli imprevisti
- monitorare l’andamento
- mantenere la rotta fino alla conclusione
In altre parole: la pianificazione è una funzione esecutiva.
Le funzioni esecutive sono un insieme di abilità cognitive che permettono di dirigere il comportamento verso un obiettivo. Sono quelle che ci consentono di “guidare” noi stessi: iniziare, mantenere, cambiare, fermarci, riprendere, decidere, scegliere, regolare.
Quando parliamo di ADHD, infatti, parliamo quasi sempre (in modo diretto o indiretto) di una difficoltà nelle funzioni esecutive. Ma attenzione: dire “difficoltà nelle funzioni esecutive” non significa che una persona ADHD non sappia pianificare. Significa che può avere difficoltà a gestire alcuni passaggi di quel processo, in modo variabile, intermittente e dipendente dal contesto.

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Pianificazione e ADHD: lo stereotipo più comune
Una delle narrazioni più diffuse è questa: la persona ADHD “non sa organizzarsi”. Sarebbe incapace di vedere i passaggi necessari per raggiungere un obiettivo. Non riuscirebbe a fare una sequenza logica. Non riuscirebbe a gestire la complessità.
Questo stereotipo nasce da una realtà: molte persone ADHD faticano a portare a termine attività che richiedono pianificazione, soprattutto quelle lunghe, noiose, burocratiche, prive di ricompensa immediata.
Il punto, però, è che dall’esterno sembra un problema di pianificazione, ma dall’interno spesso è un problema di:
- avvio
- gestione dell’attenzione
- gestione dell’energia
- regolazione emotiva
- memoria di lavoro
- stima del tempo
- perseveranza
- transizione tra compiti
Quindi sì, il comportamento osservabile è: “non fa quello che aveva pianificato”.
Ma questo non significa automaticamente che la pianificazione sia assente o scarsa. Significa che qualcosa si rompe tra l’intenzione e l’esecuzione.

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Persone ADHD che amano pianificare
Qui arriviamo al punto interessante, quello che molte persone ADHD riconoscono immediatamente.
Ci sono persone ADHD che pianificano:
- viaggi dettagliatissimi, con mappe e itinerari
- routine perfette (sulla carta)
- progetti creativi in modo brillante
- sistemi complessi di gestione del lavoro
- strategie per migliorare ogni aspetto della vita
- calendari pieni di impegni e promemoria
- liste di obiettivi con sottopunti e priorità
E spesso la pianificazione non solo è presente: è anche soddisfacente.
Pianificare dà una sensazione immediata di controllo. È un’attività mentale che può essere stimolante, gratificante, quasi “dopaminica”: ci dà l’illusione concreta che stiamo facendo progressi, anche quando non stiamo ancora facendo nulla nel mondo reale.
Per molte persone ADHD, la pianificazione è una forma di:
- entusiasmo
- immaginazione
- creatività
- speranza
- attivazione emotiva positiva
E questo è importante: la pianificazione può essere una parte del problema proprio perché è una parte piacevole.

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Il paradosso ADHD: pianificare come sostituto dell’azione
Ecco uno dei paradossi più tipici: la persona ADHD può pianificare continuamente senza riuscire a eseguire.
Non perché non sappia cosa fare, ma perché pianificare diventa un surrogato dell’azione.
È come se il cervello dicesse: “Ok, mi hai dato la sensazione di progresso. Perfetto. Adesso possiamo fermarci”.
In questo senso, pianificare può diventare un comportamento che assorbe energie, tempo e attenzione, ma che non produce risultati reali.
Non è raro vedere:
- to-do list infinite
- sistemi di organizzazione rifatti ogni settimana
- app nuove scaricate e abbandonate
- calendari riscritti e “ripuliti”
- piani giornalieri perfetti… mai seguiti
Il problema non è “non so pianificare”. Il problema è: pianifico troppo, e poi mi blocco.

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ADHD e pianificazione: tra il dire e il fare…c’è di mezzo il mare.
Nel disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, spesso la difficoltà centrale è l’esecuzione. Ma “esecuzione” non significa solo “fare”.
Significa:
- iniziare nel momento giusto
- mantenere la direzione senza deviare
- tollerare la frustrazione
- gestire la noia
- gestire la fatica
- riprendere dopo un’interruzione
- non perdere il filo
- non dimenticare
- non scoraggiarsi
- non sovrastimare le proprie energie
- non farsi risucchiare da stimoli alternativi
Tutto questo richiede funzioni esecutive attive e stabili. E qui l’ADHD mostra la sua natura più particolare: non è un deficit costante, è una regolazione instabile.
La stessa persona può:
- pianificare in modo brillante una cosa
- e poi non riuscire a fare un’azione minuscola e semplice
Non perché non ne sia capace, ma perché in quel momento il sistema di regolazione dell’attenzione e dell’attivazione non si accende.



