Primo colloquio psicologico: cosa dire e cosa NON serve portare

Tempo di lettura: 4 minuti

primo colloquio psicologia

“Cosa dovrò dire? Mi faranno domande difficili? E se non so spiegare bene cosa provo?”

Queste sono alcune delle domande più frequenti che le persone si pongono prima del primo colloquio psicologico. È del tutto normale: il primo incontro con uno psicologo rappresenta un momento nuovo, carico di aspettative e talvolta di timore.

Questo articolo ha l’obiettivo di fornire una panoramica chiara e basata su evidenze scientifiche sul primo colloquio psicologico, descrivendone le finalità cliniche, le principali aree esplorate durante l’incontro, ciò che è utile condividere e ciò che, al contrario, non è necessario portare o preparare, al fine di favorire un accesso più consapevole e informato al percorso di supporto psicologico.

Cosa dire al primo incontro con lo psicologo?

Dal punto di vista clinico, non esistono contenuti “giusti” o “sbagliati” da riferire durante il primo incontro: ciò che conta è condividere ciò che è possibile esprimere in quel momento.

Il primo colloquio non è un esame né una prova di performance emotiva. È uno spazio di ascolto e di raccolta delle informazioni iniziali, chiamato in ambito clinico intake psicologico. Secondo le linee guida internazionali, l’obiettivo principale del primo incontro è comprendere il motivo della richiesta e avviare una relazione terapeutica basata sull’alleanza e sulla fiducia (Norcross & Lambert, 2018).

È utile parlare di:

  • Il motivo che ti ha portato a chiedere aiuto, anche se confuso o difficile da spiegare;
  • I sintomi o il disagio che stai vivendo: ansia, tristezza, stress o difficoltà relazionali;
  • Da quanto tempo sono presenti le difficoltà;
  • Eventi di vita significativi recenti o passati, se si vuole condividerli;
  • Aspettative rispetto alla terapia, anche se non chiare.

La ricerca mostra che la possibilità di esprimere liberamente il proprio vissuto, senza sentirsi giudicati, è uno dei fattori che predice una migliore efficacia del trattamento psicologico (Horvath et al., 2011).

Non è necessario arrivare con un discorso già pronto: lo psicologo accompagna il racconto attraverso domande aperte, rispettando i tempi e le modalità con cui ciascuna persona riesce a esprimersi.

Cosa chiede lo psicologo la prima volta?

Molte persone temono domande troppo intime o intrusive. In realtà, le domande del primo colloquio seguono una struttura clinica ben definita e hanno lo scopo di comprendere, non di mettere alla prova.

Le aree più frequenti esplorate sono:

  • Motivo della consultazione;
  • Storia del problema: quando è iniziato e come si manifesta;
  • Funzionamento attuale: sonno, alimentazione, lavoro e relazioni;
  • Eventuali precedenti psicologici o psichiatrici;
  • Risorse personali e sociali.

Secondo l’American Psychological Association, la valutazione iniziale serve a costruire una prima ipotesi clinica e a definire un possibile percorso terapeutico condiviso (APA, 2017).

È utile ricordare che il primo colloquio si svolge nel pieno rispetto della persona: non c’è l’obbligo di rispondere a ogni domanda se non ci si sente pronti, è sempre possibile chiedere spiegazioni sul senso delle domande poste e quanto viene condiviso resta tutelato dal segreto professionale.

Come vestirsi per andare dallo psicologo?

Dal punto di vista clinico, non esiste un abbigliamento “giusto” o “sbagliato” per andare dallo psicologo. La letteratura scientifica evidenzia che ciò che conta nella relazione terapeutica non è l’aspetto esteriore del paziente, ma la qualità dell’alleanza terapeutica (Wampold & Imel, 2015).

Il consiglio più utile è:

  • Vestirsi in modo comodo e coerente con se stessi;
  • Scegliere abiti che non generino disagio fisico o emotivo;
  • Evitare di “recitare un ruolo” anche attraverso l’abbigliamento.

Sentirsi a proprio agio facilita l’espressione emotiva e la regolazione dell’ansia, soprattutto durante un primo incontro.

cosa dire al primo colloquio
cosa dire al primo colloquio

Cosa non portare dallo psicologo

Uno dei falsi miti più diffusi è l’idea che sia necessario presentarsi con una grande quantità di materiali o documenti. In realtà, il primo colloquio psicologico richiede pochissime cose.

Non è necessario portare:

  • Appunti dettagliati su tutto ciò che vuoi dire;
  • Cartelle cliniche complesse (a meno che non siano recenti e rilevanti);
  • Diagnosi trovate online;
  • Risposte “giuste” o spiegazioni perfette;
  • Un obiettivo già chiarissimo.

La psicoterapia non parte dalla perfezione, ma dalla possibilità di esplorare insieme. Come sottolineato da Bohart & Tallman (2010), il cambiamento terapeutico emerge dal processo collaborativo, non dalla preparazione del paziente.

Cosa può essere utile (ma non obbligatorio):

  • Eventuali referti recenti se già in cura per disturbi specifici;
  • Informazioni su farmaci assunti;
  • La disponibilità ad ascoltarsi.

Dal punto di vista scientifico, il primo colloquio ha un ruolo cruciale. Studi longitudinali mostrano chela qualità del primo incontro è significativamente associata all’aderenza al trattamento e agli esiti della terapia (Swift & Greenberg, 2012).

In questo spazio iniziale si costruiscono:

  • La cornice terapeutica;
  • La fiducia reciproca;
  • La definizione condivisa degli obiettivi;
  • La valutazione della domanda di aiuto.

Non è raro che già dal primo colloquio alcune persone riferiscano un senso di sollievo. Questo effetto è coerente con ciò che la ricerca definisce fattori comuni della psicoterapia, come l’ascolto empatico e la validazione emotiva (Wampold, 2015).

Il primo colloquio psicologico non richiede preparazione, performance o risposte perfette. Richiede solo la disponibilità a iniziare. Parlare, anche in modo confuso, è già un atto terapeutico.

Per chi desidera approfondire in modo più dettagliato come si svolge concretamente il primo colloquio, quali sono le sue fasi, cosa può essere utile portare e quali elementi possono aiutare a comprendere se il professionista incontrato è la persona giusta, è possibile consultare l’articolo di approfondimento: Primo colloquio psicologico: Tutto quello che devi sapere.

Questa lettura consente di completare le informazioni presentate in questa pagina, offrendo una visione più ampia e pratica del primo incontro psicologico.

Se si sta pensando di rivolgersi a uno psicologo ma si hanno ancora dubbi o timori, è importante considerare che tali vissuti sono parte normale del processo di accesso alla cura. La scienza psicologica mostra con chiarezza che chiedere aiuto rappresenta un fattore di protezione, non un segno di debolezza.

Presso il GAM Medical, Centro di Psicologia e Psicoterapia, è possibile prenotare un primo colloquio psicologico gratuito, pensato per offrire uno spazio di ascolto, orientamento clinico e valutazione iniziale senza impegno.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30335455/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21639649/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28437135/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26845238/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20822273/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22352905/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25655124

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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