Crescita post-traumatica: rinascere dopo un trauma

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Crescita post-traumatica: rinascere dopo un trauma

La Crescita Post Traumatica (Post-Traumatic Growth, PTG) è un concetto che descrive i cambiamenti psicologici positivi che alcune persone possono sperimentare in seguito all’affrontare eventi traumatici o situazioni di vita estremamente sfidanti.

Quando si parla di trauma, il pensiero va quasi automaticamente alle sue conseguenze negative: sofferenza psicologica, ansia, depressione, sintomi post-traumatici, difficoltà relazionali.

Per molti anni, la ricerca scientifica si è concentrata prevalentemente su questi aspetti, cercando di comprendere come e perché alcune esperienze di vita possano lasciare segni così profondi e duraturi.

Tuttavia, a partire dagli anni Novanta, è emersa una prospettiva complementare che ha ampliato lo sguardo sul trauma, senza negarne la gravità: quella della Crescita Post Traumatica (Post-Traumatic Growth, PTG).

La crescita post traumatica non suggerisce che il trauma sia “positivo”, né che la sofferenza sia necessaria per crescere.

Piuttosto, descrive la possibilità che alcune persone, nel difficile processo di adattamento e rielaborazione di un evento traumatico, possano sperimentare cambiamenti psicologici positivi e duraturi.

Origini del concetto di Crescita Post Traumatica

Il concetto di Crescita Post Traumatica è stato introdotto per la prima volta a metà degli anni ’90 dagli psicologi Richard Tedeschi e Lawrence Calhoun.

In un periodo storico in cui il trauma veniva studiato quasi esclusivamente in relazione al Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), questi autori iniziarono a osservare che molte persone riferivano cambiamenti positivi nella propria vita a seguito di eventi estremamente difficili.

Nel loro lavoro del 1995, Tedeschi e Calhoun posero le basi teoriche della PTG, sottolineando che tali cambiamenti non erano semplicemente il risultato del passare del tempo, ma emergevano da un processo attivo di confronto con l’esperienza traumatica.

Negli anni successivi, il modello è stato ulteriormente sviluppato e raffinato, arrivando a formulazioni più articolate, come quelle proposte da Tedeschi e colleghi nel 2018 e da altri autori negli anni più recenti.

Che cos’è la crescita post traumatica: una definizione

Secondo la definizione proposta da Tedeschi et al. (2018), la Crescita Post Traumatica può essere descritta come “cambiamenti psicologici positivi sperimentati come risultato della lotta con un trauma o con situazioni di vita altamente impegnative”.

Questa definizione mette in evidenza un elemento fondamentale: la crescita non deriva dal trauma in sé, ma dalla lotta psicologica che la persona affronta nel tentativo di dare un senso a ciò che è accaduto.

La PTG non coincide con un semplice ritorno alla condizione precedente al trauma.

Al contrario, implica una trasformazione che porta la persona a percepirsi, in alcuni aspetti, diversa da prima.

Questo cambiamento può riguardare il modo di vedere se stessi, gli altri, il futuro e il significato della vita.

Crescita post traumatica e sofferenza: un processo parallelo

Un aspetto cruciale, spesso frainteso, è che la crescita post traumatica non è alternativa alla sofferenza. Non si tratta di scegliere tra “stare male” o “crescere”.

La letteratura scientifica sottolinea come PTG e conseguenze psicologiche negative del trauma possano coesistere.

Una persona può sperimentare sintomi post-traumatici, dolore emotivo, paura e vulnerabilità, e allo stesso tempo riconoscere cambiamenti positivi nella propria vita.

In questo senso, la crescita post traumatica va intesa come un processo parallelo, non come un esito che cancella o sostituisce la sofferenza.

Crescita post traumatica e resilienza: non sono la stessa cosa

Spesso la PTG viene confusa con il concetto di resilienza, ma si tratta di costrutti distinti. La resilienza si riferisce alla capacità di far fronte a un evento stressante mantenendo o recuperando un livello di funzionamento simile a quello precedente. È, in altre parole, la capacità di “resistere” all’impatto del trauma.

La crescita post traumatica, invece, implica un cambiamento qualitativo più profondo. Non riguarda solo il recupero, ma una trasformazione che può portare a nuove prospettive, priorità e significati.

Una persona resiliente può non sperimentare PTG, e viceversa: la crescita post traumatica spesso emerge proprio quando il trauma mette seriamente in discussione le convinzioni di base della persona.

Le aree della crescita post traumatica

La ricerca ha individuato diverse aree in cui la crescita post traumatica tende a manifestarsi. Tedeschi e Calhoun hanno identificato cinque domini principali, che vengono comunemente valutati attraverso il Post-Traumatic Growth Inventory (PTGI).

1. Maggiore apprezzamento per la vita

Molte persone riferiscono di sviluppare una maggiore consapevolezza del valore della vita, con un cambiamento nelle priorità e un’attenzione più profonda al presente.

2. Relazioni interpersonali più profonde

Dopo un trauma, alcune persone sperimentano relazioni più autentiche, empatiche e significative, spesso accompagnate da una maggiore capacità di chiedere e accettare supporto.

3. Maggiore forza personale

La consapevolezza di essere sopravvissuti a un’esperienza estremamente difficile può rafforzare il senso di autoefficacia e la percezione delle proprie risorse interne.

4. Nuove possibilità

Il trauma può portare a rivedere il proprio percorso di vita, aprendo a nuove scelte, interessi o direzioni esistenziali.

5. Cambiamenti spirituali o esistenziali

Per alcune persone, l’esperienza traumatica porta a una riflessione più profonda sul significato della vita, della sofferenza e dei valori personali.

Come si sviluppa la crescita post traumatica

La crescita post traumatica non è un processo automatico.

Secondo i modelli teorici più accreditati, il trauma può distruggere o mettere seriamente in discussione le convinzioni fondamentali che una persona ha su se stessa, sugli altri e sul mondo. Questa “frattura” richiede un lavoro di rielaborazione cognitiva ed emotiva.

Un ruolo centrale è svolto dalla ruminazione deliberata, ovvero una riflessione intenzionale sull’evento traumatico e sul suo significato.

A differenza della ruminazione intrusiva, che è spesso associata al disagio psicologico, quella deliberata può favorire la costruzione di nuovi significati e la riorganizzazione dell’esperienza.

Chi può sviluppare crescita post traumatica

Non tutte le persone che vivono un trauma sviluppano PTG. La letteratura indica diversi fattori che possono facilitare questo processo, tra cui:

  • la presenza di un buon supporto sociale;
  • strategie di coping attive;
  • la possibilità di parlare e riflettere sull’esperienza;
  • alcune caratteristiche di personalità;
  • il contesto culturale e relazionale.

È importante sottolineare che l’assenza di crescita post traumatica non indica un fallimento personale né una mancanza di risorse.

Critiche e limiti del concetto di PTG

Nonostante il crescente interesse, la PTG non è priva di critiche. Alcuni autori sostengono che la crescita riportata possa essere, in alcuni casi, una percezione soggettiva utilizzata come strategia di coping, piuttosto che un cambiamento reale e duraturo. Altri sottolineano la difficoltà di misurare oggettivamente la crescita.

Queste critiche non annullano il valore del concetto, ma invitano a un uso cauto e non idealizzato della PTG, soprattutto in ambito clinico.

Crescita post traumatica e intervento psicologico

In ambito clinico, parlare di crescita post traumatica non significa spingere le persone a “trovare il lato positivo” del trauma. Al contrario, un approccio etico e rispettoso riconosce prima di tutto il dolore e la sofferenza, creando uno spazio sicuro in cui la persona possa, con i suoi tempi, dare un senso a ciò che ha vissuto.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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