Ansia: sintomi “strani” di cui nessuno parla, ma comuni

Tempo di lettura: 5 minuti

attacco di ansia

Ti è mai capitato di provare sensazioni fisiche o mentali così insolite da pensare che “non possa essere solo ansia”?

Molte persone convivono con l’ansia senza riconoscerla, proprio perché i suoi sintomi non sempre corrispondono all’immagine classica dell’“essere nervosi” o “preoccupati”. In realtà, l’ansia può manifestarsi in modi sorprendenti, spesso spaventosi, ma molto comuni e ben spiegabili dal punto di vista scientifico.

Questo articolo esplora i sintomi “strani” dell’ansia, quelli di cui si parla poco ma che portano molte persone a fare esami, visite e controlli prima di arrivare a una spiegazione psicologica.

Quali sono i sintomi strani dell’ansia?

Quando si parla di ansia si pensa subito a tachicardia, agitazione o paura. Tuttavia, l’ansia è una risposta complessa del sistema nervoso e può produrre sintomi che sembrano neurologici, cardiaci o gastrointestinali.

Tra i sintomi ansiosi più spesso definiti “strani” troviamo:

  • Sensazione di irrealtà o distacco;
  • Formicolii e intorpidimenti;
  • Difficoltà visive transitorie;
  • Nausea persistente senza causa organica.

Dal punto di vista fisiologico, questi segnali sono legati all’attivazione del sistema nervoso autonomo, in particolare della risposta di attacco o fuga. Il corpo si prepara a fronteggiare un pericolo, anche quando il pericolo non è reale o immediato. Non si tratta di un danno fisico, ma di un organismo che rimane in stato di iperallerta costante.

Il problema nasce quando questi sintomi non vengono riconosciuti come ansia: la persona inizia a monitorare il corpo, a cercare spiegazioni catastrofiche e ad aumentare involontariamente il livello di attivazione. Si crea così un circolo vizioso ben noto in clinica: più controllo → più attenzione ai sintomi → più ansia.

L’ansia distorce la realtà?

Una delle esperienze più destabilizzanti legate all’ansia è la sensazione che la realtà sia cambiata. Alcune persone riferiscono che l’ambiente appare “finto”, distante o come osservato attraverso un vetro. Altre descrivono una riduzione dell’intensità emotiva o una percezione alterata di sé.

Dal punto di vista scientifico, questi fenomeni sono noti come derealizzazione e depersonalizzazione. Non indicano una perdita di contatto con la realtà, ma un meccanismo di difesa del cervello in risposta a uno stress percepito come eccessivo. Studi clinici e cognitivi mostrano che, in condizioni di forte ansia, possono emergere esperienze di depersonalizzazione e derealizzazione, caratterizzate da una sensazione di distacco da sé o dall’ambiente. Questi fenomeni sono interpretati come risposte di adattamento del sistema di regolazione emotiva allo stress intenso, più che come segni di una patologia neurologica (Hunter et al., 2003).

Questa “distanza” dalla realtà viene spesso interpretata in modo catastrofico (“sto impazzendo”, “non tornerò più come prima”), aumentando ulteriormente l’ansia. In realtà, si tratta di un fenomeno reversibile e frequente nei disturbi d’ansia e negli attacchi di panico.

Come sono i tremori da ansia?

I tremori sono un altro sintomo che spaventa molto. Possono manifestarsi come:

  • Mani che tremano;
  • Sensazione di vibrazione interna;
  • Gambe instabili;
  • Mandibola o labbra che tremano leggermente;

Questi tremori sono causati dal rilascio di adrenalina e noradrenalina, ormoni dello stress che preparano i muscoli all’azione. Non indicano una malattia neurologica, ma un sistema nervoso simpatico iperattivo.

La letteratura scientifica indica che l’ansia è associata a cambiamenti nella risposta del sistema adrenergico (in particolare dei recettori beta-adrenergici), che possono contribuire a sintomi fisici come tremori e agitazione anche in assenza di un pericolo reale (Kang et al., 2005). Spesso il tremore peggiora quando la persona cerca di controllarlo o lo osserva attentamente, perché l’attenzione focalizzata amplifica la percezione corporea.

L’ansia può causare offuscamento alla vista?

L’offuscamento della vista è un sintomo che alcune persone riferiscono in periodi di forte stress o ansia e, per questo, viene talvolta considerato tra le manifestazioni possibili dell’iperattivazione del sistema nervoso. In condizioni di allerta, infatti, possono cambiare respirazione, tensione muscolare e attenzione, con effetti transitori anche sulla percezione visiva. In questi momenti possono comparire:

  • Vista sfocata;
  • Difficoltà di messa a fuoco;
  • Sensibilità alla luce;
  • Percezione “strana” dei colori o della profondità.

Questi sintomi sono legati a più fattori: tensione muscolare oculare, iperventilazione, variazioni del flusso sanguigno e alterazioni temporanee dell’elaborazione sensoriale. Durante l’ansia, il cervello dà priorità alla rilevazione del pericolo piuttosto che alla precisione percettiva.

Uno studio ha evidenziato che l’ansia influisce sui processi attentivi e percettivi, modificando temporaneamente il modo in cui gli stimoli visivi vengono elaborati (Eysenck et al., 2007). Anche in questo caso, l’effetto è funzionale e reversibile, ma può essere interpretato come segnale di una grave patologia oculare o neurologica, aumentando la preoccupazione.

Come calmare l’ansia allo stomaco?

Lo stomaco è uno degli organi più sensibili all’ansia. Non a caso si parla spesso di “ansia allo stomaco”. I sintomi più comuni includono:

  • Nodo allo stomaco;
  • Nausea;
  • Senso di pienezza precoce;
  • Crampi o tensione addominale;
  • Alterazioni dell’alvo.

Questi sintomi sono spiegabili attraverso l’asse intestino–cervello, una rete di comunicazione bidirezionale tra sistema nervoso centrale e apparato gastrointestinale. La letteratura scientifica indica che lo stress psicologico, inclusi stati di ansia, può influenzare il funzionamento dell’apparato gastrointestinale, modificando la motilità intestinale, la secrezione gastrica e la sensibilità viscerale attraverso i meccanismi dell’asse intestino–cervello (Konturek et al., 2011).

Calmare l’ansia allo stomaco non significa solo “curare lo stomaco”, ma intervenire sul sistema nervoso:

  • Rallentare la respirazione;
  • Ridurre l’iper controllo corporeo;
  • Regolarizzare i ritmi di sonno e alimentazione;
  • Lavorare sui pensieri catastrofici associati ai sintomi.

Interventi psicologici basati sulla terapia cognitivo-comportamentale sono associati a miglioramenti significativi sia nei sintomi gastrointestinali che negli esiti psicologici (inclusa l’ansia) nei disturbi funzionali gastrointestinali, suggerendo un ruolo terapeutico importante del supporto psicologico in questi casi (Law et al., 2023).

alimentazione affettiva
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Perchè questi sintomi “strani” dell’ansia spaventano?

I sintomi “strani” dell’ansia spaventano perché:

  • Imitano malattie fisiche serie;
  • Sono imprevedibili;
  • Coinvolgono funzioni vitali (cuore, respiro, vista);
  • Non vengono spiegati adeguatamente.

Quando l’ansia non viene riconosciuta, il corpo diventa il principale oggetto di preoccupazione. Questo porta a una sequenza frequente: sintomo → allarme → controllo → aumento dell’ansia → peggioramento del sintomo.

Dal punto di vista clinico, riconoscere l’ansia come origine di questi segnali non significa “immaginarseli”, ma comprenderne il meccanismo.

È sempre corretto escludere cause mediche con il proprio medico. Tuttavia, se:

  • Gli esami risultano nella norma;
  • I sintomi variano con lo stress;
  • Compaiono e scompaiono;
  • Migliorano con distrazione o rassicurazione.

L’ansia è una spiegazione altamente probabile. E soprattutto, è una condizione trattabile.

I sintomi “strani” dell’ansia non sono rari né pericolosi, ma sono spesso fraintesi. Comprenderli riduce la paura e interrompe il circolo vizioso che li mantiene.

Presso GAM Medical, Clinica dell’Ansia, è possibile effettuare una valutazione specialistica approfondita, con un approccio integrato psicologico e psichiatrico. Un corretto inquadramento clinico permette di distinguere i sintomi ansiosi da altre condizioni e di costruire un percorso personalizzato, basato su evidenze scientifiche.

Qualora una persona si riconosca in queste descrizioni, il confronto con professionisti esperti della salute mentale può rappresentare un passaggio utile: comprendere i meccanismi dell’ansia costituisce spesso il primo passo per ridurre l’allarme e recuperare una percezione di sicurezza nel proprio corpo.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti: 

  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14583413/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15939520/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17516812/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22314561/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37832277

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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