Scoprire l’autismo in gravidanza: è possibile?

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Scoprire l'autismo in gravidanza: è possibile?

Scoprire l’autismo in gravidanza: è possibile? È una domanda che molti futuri genitori si pongono, soprattutto coloro che hanno una storia personale di autismo o casi presenti in famiglia e che, comprensibilmente, vorrebbero sapere in anticipo se il proprio figlio potrebbe rientrare nello spettro autistico.

L’idea di una diagnosi di autismo prenatale nasce dal desiderio di prepararsi, informarsi e affrontare il futuro con maggiore consapevolezza.

Tuttavia, l’autismo è una condizione complessa, legata a fattori genetici e ambientali, che si manifesta attraverso lo sviluppo e il comportamento nel tempo.

Questo rende naturale chiedersi se la medicina sia oggi in grado di individuare segnali già durante la gravidanza o se tali possibilità siano ancora oggetto di ricerca e dibattito scientifico.

Si può scoprire l’autismo nel periodo prenatale?

Per periodo prenatale si intende l’arco di tempo che va dal concepimento fino alla nascita del bambino, cioè tutta la durata della gravidanza. In questo periodo è possibile effettuare diversi esami e controlli medici per monitorare la salute del feto e individuare eventuali anomalie genetiche o strutturali.

Tuttavia, quando si parla di autismo, la questione è più complessa: il disturbo dello spettro autistico non è una malattia identificabile con un singolo test biologico, ma una condizione del neurosviluppo che emerge progressivamente dopo la nascita, attraverso il comportamento, la comunicazione e le interazioni sociali.

Per questo motivo, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non è possibile formulare una diagnosi di autismo durante il periodo prenatale, anche se la ricerca sta studiando possibili fattori di rischio genetici.

Autismo e gravidanza: cosa si può sapere davvero prima della nascita

Durante la gravidanza è naturale cercare informazioni su tutto ciò che riguarda la salute del bambino.

E, se si parla di autismo, la domanda che torna spesso è: si può “scoprire” l’autismo in periodo prenatale?

Ad oggi, la risposta più corretta è che non esiste un test prenatale in grado di diagnosticare con certezza l’autismo, perché l’autismo non è una singola malattia “visibile” in un esame, ma una condizione del neurosviluppo che emerge nel tempo attraverso comportamento, comunicazione e interazione sociale.

Quello che invece esiste sono strumenti che possono, in alcuni casi, individuare condizioni genetiche o biologiche associate a un aumento di rischio di difficoltà del neurosviluppo.

Per questo motivo, cercando online potresti imbatterti in contenuti che parlano di “test prenatali per l’autismo” o di “autismo in gravidanza”: spesso, però, è importante leggere bene cosa intendono, perché nella maggior parte dei casi non si tratta di una diagnosi, ma di screening o indicatori di rischio.

In questo contesto si inserisce anche il tema del DNA fetale.

In generale, questi test analizzano frammenti di DNA fetale libero presenti nel sangue materno e vengono usati soprattutto per lo screening di anomalie cromosomiche (ad esempio alcune trisomie) e, a seconda del tipo di pannello, anche di altre alterazioni genetiche.

Questi test sono molto utili per alcune condizioni specifiche, ma non sono “test per l’autismo, perché l’autismo non dipende da un’unica alterazione cromosomica o da una singola mutazione identificabile in modo netto con un esame standard.

Detto questo, sempre cercando online potresti trovare riferimenti a un filone diverso, che non riguarda direttamente il DNA fetale ma un’analisi immunologica: la ricerca sugli autoanticorpi contro il recettore dei folati (FRα), spesso indicati come FRAA.

Alcune fonti italiane legate a FetalDNA riportano che esiste un test specifico (indicato come Test FRAA) che si esegue con un semplice prelievo di sangue materno e che serve a verificare la presenza di questi autoanticorpi, i quali potrebbero interferire con il trasporto dei folati e quindi, secondo questa impostazione, rappresentare un possibile fattore di rischio per il neurosviluppo.

Qui si colloca anche la frase che hai indicato e che vuoi riprendere (la riscrivo in modo integrato e “da testo”): Il test FetalDNA è l’unico screening prenatale che, attraverso un semplice prelievo di sangue materno, può rilevare la presenza di questi anticorpi FRα. Questa analisi brevettata fornisce un’informazione che nessun altro test NIPT può offrire.

È però fondamentale aggiungere subito dopo un chiarimento: rilevare questi anticorpi non equivale a diagnosticare l’autismo, ma significa eventualmente identificare un possibile indicatore/condizione associata a rischio, da interpretare con il ginecologo o con uno specialista in genetica/medicina fetale nel contesto della storia clinica personale e familiare.

Dalla genetica alla clinica: quando è possibile rilevare l’autismo

Ad oggi, la diagnosi di autismo non può essere formulata in gravidanza e nemmeno alla nascita. La certezza diagnostica arriva solo osservando lo sviluppo del bambino nel tempo, attraverso il comportamento, la comunicazione, il linguaggio e le modalità di interazione sociale.

Nei casi più evidenti, in cui i segnali sono precoci e marcati, una diagnosi può essere posta già entro i 18–24 mesi di vita, mentre nei casi più lievi o con manifestazioni più sfumate la diagnosi può arrivare più tardi, anche dopo i 3–4 anni, quando le richieste sociali e comunicative diventano più complesse.

Questo perché l’autismo non è qualcosa che “si vede” in un esame, ma emerge progressivamente con lo sviluppo.

La scienza sta facendo passi avanti importanti nella comprensione dei meccanismi biologici e genetici alla base dell’autismo, e in futuro potrebbe essere possibile individuare segnali sempre più precoci.

Tuttavia, prima di immaginare una reale individuazione in gravidanza, è necessario fare i conti con la natura stessa dell’autismo: una condizione poligenetica e multifattoriale, influenzata da centinaia di varianti genetiche, ciascuna con un effetto piccolo, e da fattori ambientali che interagiscono tra loro durante lo sviluppo del cervello.

Proprio questa complessità rende, allo stato attuale, impossibile prevedere con certezza in epoca prenatale se un bambino sarà nello spettro autistico.

Per questo oggi la diagnosi resta clinica, basata sull’osservazione diretta e su strumenti standardizzati, mentre i test genetici o biologici possono al massimo contribuire a definire un profilo di rischio, ma non a dare una risposta definitiva.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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