Concedersi un bicchiere di vino se sei ADHD è davvero una buona idea?
Le persone ADHD vivono spesso una relazione complessa con sostanze come l’alcol a causa delle particolari caratteristiche neurobiologiche del disturbo. Diversi studi mostrano che chi presenta sintomi ADHD ha una probabilità maggiore di consumare alcol in modo rischioso e di sviluppare un disturbo da uso di alcol rispetto alla popolazione generale (Weafer et al., 2011; Luderer et al., 2021; Rothstein et al., 2025).
Questo articolo esamina in modo scientifico se sia possibile concedersi un bicchiere di vino, quali effetti abbia l’alcol sul sistema nervoso, perché possa influenzare ansia e regolazione emotiva, e quanto tempo impieghi l’organismo a metabolizzarlo.
Ci si può concedere un bicchiere di vino se si è ADHD?
Dal punto di vista medico, non esiste un divieto assoluto per le persone ADHD nel consumare piccole quantità di alcol. Tuttavia, diversi fattori rendono l’ADHD una condizione a maggior rischio di uso problematico di alcol:
- Impulsività aumentata: facilita scelte non pianificate, come bere più del previsto. Questo è confermato da studi che collegano specifiche componenti dell’impulsività a una maggiore quantità e frequenza di consumo di alcol negli adulti ADHD (Weafer et al., 2011).
- Difficoltà nella regolazione emotiva: può portare a usare l’alcol come strategia di “autoterapia”.
- Maggiore vulnerabilità ai disturbi da uso di alcol (AUD): revisioni sistematiche indicano che fino a circa il 20–40% degli adulti ADHD sviluppa un disturbo da uso di alcol nel corso della vita (Luderer et al., 2021).
- Maggiore rischio nei giovani e negli studenti universitari: la sintomatologia ADHD è associata a livelli più elevati di consumo, norme sociali più permissive sul bere e maggiori conseguenze negative legate all’alcol (Rothstein et al., 2025).
In generale, un bicchiere singolo e occasionale non rappresenta di per sé un rischio elevato, ma è importante:
- Conoscere la propria storia personale e familiare di abuso di sostanze;
- Prestare attenzione a quanto facilmente “un bicchiere” diventa due o tre;
- Considerare il contesto (stato emotivo, pressione sociale, guida, lavoro il giorno dopo).
La moderazione e l’automonitoraggio sono fondamentali, soprattutto in chi è ADHD, proprio perché i meccanismi di controllo inibitorio e decisione sono più fragili (Weafer et al., 2011; Luderer et al., 2021).

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Che effetto ha l’alcool sul sistema nervoso?
L’alcol (etanolo) è un depressore del sistema nervoso centrale: può sembrare “stimolante” all’inizio, ma in realtà tende a rallentare l’attività cerebrale e i processi cognitivi. Questo avviene perché modifica l’equilibrio tra i principali sistemi di “freno” e di “accelerazione” del cervello e, allo stesso tempo, attiva i circuiti della gratificazione.
In modo semplice, gli effetti principali sono:
- Aumenta il “freno” (GABA) → più rilassamento, meno tensione, ma anche riflessi più lenti.
- Riduce l’“acceleratore” (Glutammato/NMDA) → meno vigilanza, pensiero più lento e memoria a breve termine peggiorata.
- Aumenta la Dopamina nel circuito della ricompensa → più gratificazione e maggiore spinta a ripetere l’uso; nelle persone vulnerabili cresce il rischio di uso ripetuto e dipendenza (Luderer et al., 2021).
- Influenza la Corteccia Prefrontale (area di controllo) → meno capacità di pianificare, valutare le conseguenze e gestire gli impulsi.

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Perché concedersi un bicchiere di vino può essere più problematico nell’ADHD?
Nell’ADHD la corteccia prefrontale può già funzionare in modo meno efficiente: l’alcol può ridurre ulteriormente il giudizio, aumentare l’impulsività e peggiorare attenzione, memoria di lavoro e decision-making (Weafer et al., 2011).
Questo spiega perché, per una persona ADHD, anche quantità moderate di alcol possano avere effetti più marcati sull’autocontrollo.

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L’alcool calma l’ansia provata dalle persone ADHD?
Se si è ADHD può capitare di notare che un bicchiere di vino riduce rapidamente tensione e agitazione. Questa sensazione di sollievo ha una base neurobiologica: l’alcol modifica, per alcune ore, i circuiti cerebrali che regolano ansia, stress e autocontrollo. Il punto importante è che si tratta di un effetto temporaneo, che può essere seguito da un “rimbalzo” quando l’organismo torna all’equilibrio.
In modo semplice, succede perché l’alcol:
- Potenzia il GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio: è come aumentare il “freno” del cervello. Risultato: rilassamento, minor tensione e pensieri meno accelerati.
- Riduce l’attivazione dei circuiti della paura e dello stress (in particolare quelli che coinvolgono l’amigdala): diminuiscono allerta e reattività emotiva.
- Aumenta la dopamina nei circuiti della ricompensa: oltre a “spegnere” parte dell’ansia, produce una lieve sensazione di gratificazione. Questo rinforzo insegna al cervello che l’alcol è una scorciatoia efficace per sentirsi meglio e può aumentare la probabilità di ripetere l’uso.
In adulti ADHD la regolazione emotiva e l’autocontrollo possono essere più vulnerabili, specialmente nei momenti di stress o stanchezza. Per questo, l’uso dell’alcol come “regolatore rapido” può diventare più facilmente un’abitudine. Gli studi sul rapporto tra ADHD e alcol segnalano un rischio più alto di bevute più abbondanti, binge drinking e conseguenze negative nel tempo (Rothstein et al., 2025; Luderer et al., 2021).
Quando l’effetto dell’alcol svanisce, il sistema nervoso tende a compensare e alcune persone sperimentano un rimbalzo opposto:
In chi è ADHD, questo rimbalzo può essere più destabilizzante perché si somma a una base già sensibile di stress, impulsività e difficoltà di regolazione.
In sintesi un bicchiere può dare sollievo nel breve periodo, ma se diventa una strategia ricorrente per gestire ansia o tensione, nell’ADHD è più facile che porti a effetti controproducenti nel medio-lungo termine.

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Quanto ci mette il corpo a smaltire un bicchiere di vino?
Il metabolismo dell’alcol avviene principalmente nel fegato, attraverso enzimi come alcol deidrogenasi (ADH) e aldeide deidrogenasi (ALDH). La velocità di smaltimento è relativamente costante.
Un “bicchiere standard” (circa 125 ml di vino al 12%) contiene circa 12 g di alcol. In media l’organismo impiega circa 1,5–2 ore per smaltire questa quantità.
La durata effettiva dipende da:
- Peso corporeo e composizione corporea (più massa magra, in genere, maggiore distribuzione del volume);
- Sesso (nelle donne il metabolismo è in media più lento);
- Assunzione di cibo (a stomaco vuoto l’assorbimento è più rapido);
- Funzionalità epatica;
- Eventuali altre sostanze assunte.

Come l’alcol interagisce con i farmaci per l’ADHD?
I farmaci stimulant (come metilfenidato o lisdexamfetamina):
- Non rallentano lo smaltimento dell’alcol,
- Ma possono modificare la percezione soggettiva della sedazione.
In pratica, il paziente può sentirsi “più lucido” di quanto in realtà non sia, sottovalutando il livello di compromissione (con rischi, ad esempio, se guida o prende decisioni importanti).
Concedersi un bicchiere di vino quando si è ADHD non è di per sé proibito, ma:
- Il profilo di rischio di base è più alto rispetto alla popolazione generale;
- L’impulsività e la regolazione emotiva fragile aumentano la probabilità che “un bicchiere” diventi un pattern di consumo problematico (Weafer et al., 2011; Luderer et al., 2021);
- Nei contesti sociali, norme di gruppo molto permissive e percezioni distorte su quanto bevono gli altri sono un ulteriore fattore di rischio, soprattutto nei giovani e negli studenti (Rothstein et al., 2025).
La chiave è la consapevolezza:
- Conoscere la propria vulnerabilità e la storia personale/familiare;
- Preferire un consumo occasionale e moderato, evitando il binge drinking;
- Non usare l’alcol come principale strumento per gestire ansia, noia o difficoltà emotive;
- Confrontarsi con il proprio professionista della salute mentale se si seguono terapie farmacologiche ADHD o se ci sono dubbi sul proprio rapporto con l’alcol.
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Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.
Fonti:
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20863628/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34265320/
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40395167



