Contenuto verificatoMolte persone che soffrono di Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) riferiscono di vivere anche esperienze dissociative o fenomeni simili.
La dissociazione, nella sua forma più semplice, è una modalità della mente di “staccarsi” temporaneamente da un’esperienza vissuta come troppo intensa, dolorosa o irrisolvibile.
Nel DOC, questa dinamica può comparire per diverse ragioni.
Nella pratica clinica della nostra clinica specializzata in DOC, osserviamo spesso che i pazienti non si limitano a descrivere i classici sintomi di ossessioni e compulsioni, ma raccontano anche momenti di “assenza”, di irrealtà o di distacco da sé stessi.
Le esperienze dissociative classiche riguardano:
c’è poi la sensazione dissociativa generale che si concretizza con un senso di assorbimento o distacco mentale: la mente “si perde” in pensieri, immagini o rituali mentali, fino a perdere il contatto con il presente.
Queste esperienze non sono sempre patologiche possono comparire in chiunque in situazioni di forte stress ma quando diventano frequenti o interferiscono con la vita quotidiana, meritano attenzione clinica.
Esiste una forma di dissociazione che nasce all’interno stesso del disturbo ossessivo-compulsivo, e che ne rappresenta quasi una componente strutturale.
Durante i rituali compulsivi, che siano lavaggi, controlli, conteggi o sequenze mentali ripetute – la persona può sperimentare uno stato di assorbimento totale, in cui la mente si concentra esclusivamente sulla sequenza di azioni, fino a perdere il contatto con il resto del mondo.
In questi momenti, l’attenzione si restringe, la consapevolezza ambientale si dissolve, e il tempo sembra sospeso. È come se esistesse solo il rituale, e tutto il resto – persone, rumori, emozioni – scomparisse sullo sfondo.
Si tratta di una dissociazione funzionale che comporta un “assorbimento ossessivo” che nasce dalla necessità di compiere il rituale in modo perfetto.
Questa forma di distacco, che potremmo chiamare dissociazione rituale, fa parte della natura stessa del DOC. La ripetizione meccanica delle azioni, la ricerca di precisione assoluta e la paura di sbagliare generano uno stato di trance attentiva, simile a un automatismo.
Nella nostra clinica, che da anni si occupa del trattamento del DOC, abbiamo imparato a riconoscere e ad accogliere anche questo tipo di vissuti.
I pazienti che si rivolgono a noi non parlano solo di ossessioni e compulsioni, ma spesso raccontano momenti in cui “non si sentivano più presenti”, o in cui la mente sembrava “allontanarsi” dalla realtà.
Abbiamo osservato diverse modalità in cui la dissociazione può manifestarsi in chi soffre di DOC:
Alcuni pazienti riferiscono che, dopo una crisi intensa, si sentono improvvisamente “svuotati”, “lontani” o “senza emozioni”. È come se la mente, dopo lo sforzo di resistere o cedere alla compulsione, si staccasse per recuperare.
Questo stato può durare pochi minuti o ore, e spesso il paziente ne diventa consapevole solo a posteriori.
Altri raccontano che prima ancora che la crisi esploda, quando percepiscono un pensiero o una situazione come troppo minacciosa, si “spengono” mentalmente. È una forma di dissociazione preventiva, come se la mente cercasse di difendersi da un’angoscia percepita come ingestibile.
In questi casi, il paziente descrive una sensazione di irrealtà, di confusione o di sospensione temporale.
Talvolta, invece di mettere in atto una compulsione per ridurre l’ansia, il paziente “si dissocia”. Il distacco diventa una strategia alternativa — inconsapevole — per evitare l’angoscia.
Questo può far pensare che la persona “stia meglio”, ma in realtà si tratta di un sollievo apparente: la dissociazione sostituisce la compulsione, senza risolvere la causa del disagio.
Un fenomeno che incontriamo spesso riguarda pazienti che, dopo un periodo in cui i pensieri ossessivi sembrano attenuarsi, riferiscono di essersi accorti solo dopo di essere stati “staccati” da sé stessi.
In questi casi, il miglioramento non è legato alla remissione del DOC, ma a un aumento della dissociazione. La persona stava “meglio” solo perché era meno presente.
La relazione tra DOC e dissociazione è stata oggetto di crescente interesse.
Nello studio Obsessive-compulsive symptoms and dissociative experiences: Suggested underlying mechanisms and implications for science and practice analizza proprio il legame tra esperienze ossessivo-compulsive e fenomeni dissociativi.
Secondo gli autori, esiste una connessione significativa tra i sintomi del DOC e varie dimensioni della dissociazione, in particolare:
Lo studio suggerisce che la dissociazione non è un semplice “effetto collaterale” del DOC, ma una parte del quadro psicologico complessivo, in grado di influenzare l’intensità dei sintomi e la risposta ai trattamenti.
In particolare, gli autori evidenziano che le persone con un alto livello di esperienze dissociative possono avere una minore risposta alle terapie standard per il DOC, come l’esposizione con prevenzione della risposta (ERP), se la dissociazione non viene riconosciuta e trattata parallelamente.
Un aspetto clinico sempre più riconosciuto riguarda il fatto che Disturbo Ossessivo-Compulsivo e disturbi dissociativi possono essere due manifestazioni distinte di una stessa origine traumatica.
In molte persone, entrambi i disturbi insorgono a seguito di esperienze di vita stressanti, dolorose o traumatiche, anche se in forme diverse e con percorsi mentali apparentemente opposti.
Nel caso del DOC, il trauma o l’esperienza di perdita di controllo possono tradursi in un bisogno costante di prevedibilità e sicurezza.
La mente, nel tentativo di non rivivere la sensazione di vulnerabilità, sviluppa rituali e regole rigide: controllare, contare, lavarsi, ordinare, pensare e ripensare diventano strategie per non essere mai più colti impreparati.
Dietro l’ossessione e la compulsione, c’è spesso una ferita profonda legata all’impossibilità di sentirsi al sicuro.
La dissociazione, invece, rappresenta la risposta opposta allo stesso tipo di dolore: staccarsi per non sentire.
Quando l’esperienza è troppo intensa o impossibile da elaborare, la mente si protegge “spegnendo” la percezione di sé, del corpo o della realtà. È una forma di anestesia emotiva, che impedisce di essere travolti da ciò che non si riesce a tollerare.
In questo senso, DOC e dissociazione possono essere visti come due strategie di sopravvivenza complementari nate da una matrice comune: il trauma.
Il primo cerca di controllare il mondo esterno per non sentire l’angoscia interna; la seconda cerca di allontanarsi dal mondo interno per non sentire il dolore stesso.
Nella nostra clinica specializzata nel trattamento del DOC, non di rado osserviamo storie di pazienti in cui eventi traumatici infantili, relazioni instabili, esperienze di perdita o episodi di forte stress precedono di anni l’esordio del disturbo ossessivo-compulsivo o della dissociazione.
DOC e dissociazione, quindi, non sono sempre disturbi separati: spesso sono due voci diverse della stessa mente ferita, che cercano, ognuna a modo proprio, di non soffrire più.
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Chi c’è dietro questo articolo
Scopri tutti gli articoli di psicologia e psicoterapia scritti dai professionisti di GAM Medical! Tutti i contenuti sono verificati dal Team di revisione clinica.
Contenuto verificato
Revisione clinica a cura di
Dott.ssa Maria Elena De Matteis
Ultima revisione clinica: 5 Settembre 2026
Coordinamento editoriale: Denise Puglisi
Commenti (2)
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Buonasera , lo vivo ormai da 30 anni dopo un forte trauma avuto a 15 anni.
e’ doloroso e so che esce nei momenti di forte stress ….ho fatto tante terapie ma nulla ha mai tolto il disturbo …ho capito che devo conviverci.Io sono la classica maniaca compulsiva sui pensieri….
Buonasera Eleonora, grazie per aver condiviso una parte così delicata della tua storia.
Mi dispiace molto per la sofferenza che descrivi: convivere per tanti anni con pensieri compulsivi, soprattutto dopo un trauma importante, può essere davvero faticoso e far sentire a volte scoraggiati, soprattutto quando si sono già provati diversi percorsi terapeutici.
Il fatto che tu abbia riconosciuto come il disturbo tenda a riemergere nei momenti di forte stress è già una consapevolezza importante. Conviverci non significa arrendersi, ma imparare a conoscersi meglio, a riconoscere i segnali e a cercare strumenti che possano rendere il peso un po’ meno invalidante.
Ti auguro davvero di poter trovare, anche nel tempo, uno spazio e un supporto che ti aiutino a sentirti meno sola in questa esperienza.