Terapia Farmacologica ADHD

La terapia farmacologica è, spesso, il trattamento d’elezione per l’ADHD, vista la natura neurobiologica della condizione, associata a squilibri neurotrasmettitoriali.

I medici Psichiatri ADHD di GAM Medical (Clinica ADHD e Centro Psichiatrico), possono consigliare e prescrivere una terapia farmacologica specifica per l’ADHD e per le eventuali comorbidità presenti. 

A tal fine, di norma, il medico prescrive alcuni esami strumentali di approfondimento, per valutare lo stato di salute della persona ADHD e la sua idoneità al trattamento. 

L’efficacia della terapia viene quindi monitorata periodicamente.

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Validazione scientifica e supervisione contenuti: Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta tra i massimi esperti italiani di ADHD in età adulta. Definisce l’adozione degli strumenti di valutazione (test e questionari) garantendone conformità agli standard internazionali (DSM-5, OMS e scale validate). Informazioni divulgative sottoposte a revisioni periodiche per assicurarne l’affidabilità.

La situazione in Italia: Farmaci ADHD adulti

Attualmente in Italia sono accessibili per il trattamento dell’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) nell’adulto una gamma ridotta di farmaci che si differenziano nelle categorie di psicostimolanti e non-stimolanti sulla base del principio attivo. Questi farmaci aiutano ad aumentare lo span di attenzione e ridurre l’iperattività, entrambi caratteristici sintomi dell’ADHD. 

Tutte queste sostanze sono classificate come controllate dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e possono essere prescritti solo da professionisti medici come lo Psichiatra ADHD di GAM Medical che ne monitorano attentamente l’assunzione, con visite mensili volte a valutare l’efficacia del trattamento e i potenziali effetti collaterali.

Trattamento ADHD

Differenza tra farmaci psicostimolanti e non-stimolanti?

La principale differenza tra le due classi di farmaci è nel modo in cui agiscono sul sistema nervoso centrale nell’aumento di differenti neurotrasmettitori. Gli psicostimolanti aumentano l’attività cerebrale, mentre i non psicostimolanti agiscono in modi diversi per influenzare l’equilibrio chimico: in particolare, i farmaci psicostimolanti incrementano la concentrazione di dopamina, mentre i non psicostimolanti aumentano il livello di noradrenalina. Per chi ha una diagnosi ADHD queste due classi di psicofarmaci sembrano non differire molto dal punto di vista degli effetti, tuttavia per l’azione che i farmaci psicostimolanti condividono con altri principi attivi soliti per poter causare dipendenza patologica questi sono maggiormente normati e sottoposti a restrizioni.

Farmaci stimolanti e psicostimolanti ADHD
Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività

Farmaci Psicostimolanti per la cura dell’ADHD: Metilfenidato (Ritalin)

ritalin ADHD

I farmaci psicostimolanti sono quelli più utilizzati nel trattamento dell’ADHD nei bambini, negli adolescenti e negli adulti. 

Il principale è il Metilfenidato (noto con il nome commerciale di Ritalin, Equasym o Medikinet), un farmaco che inibisce la ricaptazione della dopamina all’interno delle cellule, aumentandone la concentrazione nelle sinapsi. A differenza delle anfetamine (non disponibili in Italia) non stimola il rilascio della dopamina nelle sinapsi. Il trattamento con farmaci stimolanti viene indicato da tutte le linee guida scientifiche internazionali come il trattamento di prima scelta e la sua efficacia è ben documentata scientificamente.

Un ulteriore farmaco meno noto, che rientra nella regolamentazione delle terapie per l’ADHD in età adulta, è il Modafinil, in commercio come Provigil e sempre stimolante, impiegato solitamente nel trattamento della narcolessia.

Farmaci non-stimolanti per il trattamento dell'ADHD

Oltre agli psicostimolanti, possono essere impiegati per il trattamento dell’ADHD nell’adulto alcuni farmaci noradrenergici (non-stimolanti), tra cui

L’Atomoxetina, (nome commerciale Strattera), un inibitore del meccanismo di trasporto pre-sinaptico della noradrenalina, la quale si ritiene svolga un importante ruolo nella regolazione dell’attenzione, dell’impulsività e dei livelli di attività. Questo farmaco inibisce la ricaptazione della noradrenalina nelle cellule aumentandone la concentrazione nelle sinapsi.

Il Bupropione (nome commerciale Wellbutrin o Zyban) è un farmaco antidepressivo che appartenente alla classe dei inibitori selettivi della ricaptazione della dopamina e della noradrenalina (NDRI). Il bupropione agisce aumentando i livelli di dopamina e noradrenalina nel cervello, due neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore, della motivazione e dell’attenzione. 

Spesso usato come farmaco off-label (cioè non ufficialmente approvato per questi usi) per il trattamento dell’ADHD.

Il Valproato o Acido Valproico (nome commerciale Depakin),  è un farmaco anticonvulsivante appartente alla classe degli stabilizzatori dell’umore.

Agisce aumentando i livelli cerebrali di GABA (acido gamma-amminobutirrico), un neurotrasmettitore inibitorio che riduce l’eccitabilità neuronale.

Il Valproato è off-label per il trattamento dell’ADHD ma può essere prescritto in casi selezionati, quando l’ADHD è associato a disturbi dell’umore, impulsività marcata o aggressività, specialmente se:

  • sono presenti episodi di irritabilità grave o sbalzi d’umore (comorbidità con disturbo bipolare),

  • o se i farmaci stimolanti (come metilfenidato o anfetamine) risultano inefficaci o mal tollerati.

In questi casi, il Valproato può aiutare a stabilizzare il tono dell’umore e ridurre l’impulsività o la collera, ma non agisce direttamente sui sintomi nucleari dell’ADHD (disattenzione e iperattività).

Infine, in aggiunta ai suddetti farmaci può essere consigliata l’assunzione di melatonina, l’ormone del sonno, che può aiutare i molti soggetti ADHD che soffrono di disturbi del sonno.

ricetta medica adhd

Visita di monitoraggio ADHD

Il follow-up e il monitoraggio sono fondamentali nella terapia farmacologica per l’ADHD. Questo perché i farmaci possono avere effetti variabili da persona a persona e possono richiedere aggiustamenti del dosaggio o cambiamenti nel tipo di farmaco utilizzato.

Per garantire il benessere della persona e l’efficacia della terapia farmacologica, è di fondamentale importanza che questa venga monitorata attentamente mediante una visita medica con cadenza mensile

Inoltre, la ricetta medica (RMR o RNRL) relativa ai farmaci per l’ADHD non è ripetibile ed ha una durata di 30 giorni, pertanto nel corso della visita di monitoraggio viene anche rinnovata o modificata la prescrizione e, se richiesto, corretta la posologia.

Tariffa chiara e contenuta

Visita psichiatrica*

€87

(20 minuti)

Visita di controllo**

€67

(15 minuti)

Le fatture sono trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria e detraibili secondo normativa.

*Per la DIAGNOSI e/o la TERAPIA FARMACOLOGICA sono necessarie DUE VISITE PSICHIATRICHE.

** E’ prevista l’eventuale spedizione postale della ricetta.

La VISITA DI CONTROLLO della TERAPIA FARMACOLOGICA ha cadenza mensile ed include la spedizione della prescrizione.

Alle prestazioni con importo superiore a €77,47 si applica marca da bollo di €2

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Vantaggi dei trattamenti farmacologici per ADHD

Come già accennato, il trattamento farmacologico nell’ADHD è spesso il trattamento d’elezione. Questo perchè l‘ADHD è associato a squilibri nei neurotrasmettitori del cervello, in particolare dopamina e noradrenalina, che influenzano l’attenzione, la motivazione e il controllo degli impulsi. I farmaci stimolanti e non stimolanti utilizzati agiscono modulando questi neurotrasmettitori, migliorando la trasmissione nervosa nelle aree cerebrali coinvolte nel controllo esecutivo e nella regolazione comportamentale.

 L’approccio farmacologico nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) offre una serie di vantaggi significativi che possono migliorare notevolmente la qualità di vita delle persone ADHD.

Nello specifico, la farmacoterapia per l’ADHD è in grado di agire su:

I farmaci per l’ADHD, sia gli stimolanti come il metilfenidato e le anfetamine, sia i non stimolanti come l’atomoxetina e la guanfacina, sono estremamente efficaci nel ridurre i sintomi più compromettenti e invalidanti del disturbo. L’efficacia riguarda non solo i sintomi primari, ovvero disattenzione, impulsività e iperattività, sia fisica che mentale, ma anche quelli secondari, che pur non rientrando tra i criteri diagnostici principali dell’ADHD, sono spesso associati alla condizione in modo significativo, come la disregolazione emotiva.

Uno dei vantaggi più significativi dei trattamenti farmacologici è il miglioramento delle funzioni cognitive associate all’ADHD. 

I farmaci stimolanti e non stimolanti agiscono modulando i livelli di neurotrasmettitori come la dopamina e la noradrenalina, che sono essenziali per il funzionamento della corteccia prefrontale, l’area del cervello coinvolta nel controllo esecutivo. Migliorando la comunicazione tra i circuiti neuronali, questi farmaci permettono alle persone ADHD di rafforzare la loro capacità di trattenere e manipolare le informazioni nella memoria di lavoro, facilitando così la risoluzione di problemi, la gestione di più compiti contemporaneamente e il mantenimento dell’attenzione su attività prolungate.

 

Grazie alla riduzione dei sintomi e al miglioramento delle funzioni cognitive, i trattamenti farmacologici possono consentire ai pazienti di acquisire una maggiore autonomia. Questo può portare a una maggiore fiducia in se stessi, una maggiore autoefficacie e una maggiore capacità di gestire le proprie responsabilità quotidiane e accademiche.

La riduzione dei sintomi, sia primari che secondari, dell’ADHD può favorire un migliore adattamento sociale e migliorare le relazioni interpersonali. La gestione farmacologica della condizione, intervenendo sul controllo esecutivo, aiuta a ridurre dimenticanze e disorganizzazione, aspetti che possono generare frustrazione nei rapporti interpersonali. Allo stesso tempo, il miglioramento dell’impulsività permette una comunicazione più equilibrata, evitando risposte o gesti affrettati o inopportuni che potrebbero compromettere le interazioni e le relazioni sociali, romantiche e non. Per costruire relazioni stabili e sane, è inoltre fondamentale la regolazione emotiva, spesso compromessa nell’ADHD, che porta a reazioni emotive eccessive, nonché difficoltà nel gestire la frustrazione e una maggiore sensibilità al rifiuto. Il trattamento farmacologico, migliorando questi aspetti, favorisce un’interazione più armoniosa, riducendo i conflitti e permettendo una maggiore stabilità nei rapporti personali, sociali e lavorativi.

Il trattamento farmacologico può avere un impatto significativo sulle prestazioni accademiche e lavorative degli individui ADHD. Migliorando la concentrazione e la capacità di apprendimento, questi farmaci possono aumentare le opportunità di successo educativo e professionale, aprendo porte a carriere più gratificanti e soddisfacenti.

I farmaci per l’ADHD possono contribuire a ridurre i comportamenti a rischio associati al disturbo, come l’abuso di sostanze e i comportamenti antisociali. Riducendo l’impulsività e migliorando la capacità di controllo degli impulsi, questi trattamenti possono aiutare le persone coi a prendere decisioni più ponderate e a evitare situazioni pericolose.

I trattamenti farmacologici per l’ADHD offrono, quindi, una gamma diversificata di vantaggi che possono migliorare significativamente la vita delle persone che vivono l’ADHD.

Dalla riduzione dei sintomi al miglioramento delle funzioni cognitive e delle relazioni sociali, questi farmaci giocano un ruolo essenziale nel fornire supporto e migliorare la qualità di vita delle persone affette da questo disturbo.

Differenze tra la terapia farmacologica ADHD e i trattamenti non farmacologici

La terapia farmacologica per l’ADHD si distingue dai trattamenti non farmacologici per la sua efficacia immediata e diretta sulla neurobiologia del disturbo, rendendola un’opzione unica nel panorama terapeutico testato per la condizione.

L’unicità del trattamento farmacologico per l’ADHD, chiaramente, riguarda sia i vantaggi che gli svantaggi. In particolare:

vantaggi terapia farmacologica ADHD

Vantaggi Terapia farmacologica per l’ADHD (in parte già citati sopra):

  • Rapidi risultati: i farmaci per l’ADHD, come stimolanti e non stimolanti, spesso producono risultati rapidi, riducendo i sintomi entro poche settimane dall’inizio del trattamento.
  • Effetti collaterali minori: gli effetti collaterali sono generalmente gestibili e tendono a diminuire nel tempo. Inoltre, gli stimolanti possono fornire benefici immediati nell’attenuare i sintomi dell’ADHD.
  • Efficacia comprovata: gli stimolanti sono stati ampiamente studiati e hanno dimostrato di essere efficaci nel ridurre i sintomi dell’ADHD in molti pazienti.
  • Personalizzazione del trattamento: esistono diverse opzioni farmacologiche disponibili, consentendo ai medici di adattare il trattamento in base alle esigenze individuali del paziente.
  • Integrazione con altri trattamenti non farmacologici: la terapia farmacologica può essere integrata con altre forme di intervento, come la psicoterapia per l’ADHD (terapia comportamentale, cognitivo comportamentali) o interventi e sessioni di psicoeducazione, per massimizzare i benefici complessivi.
svantaggi terapia farmacologica ADHD

Svantaggi:

  • Effetti collaterali: gli stimolanti, sebbene rispetto ad altri psicofarmaci abbiano effetti collaterali ridotti, non ne sono privi. Possono infatti causare effetti collaterali come perdita di appetito, insonnia e aumento della frequenza cardiaca.
  • Rischio di dipendenza: gli stimolanti possono essere soggetti a abuso e dipendenza, se non utilizzati correttamente e monitorati da un medico psichiatra.
  • Costo: alcuni farmaci per l’ADHD possono essere costosi e non sempre coperti dall’assicurazione sanitaria, rendendo il trattamento finanziariamente difficile per alcune famiglie.

Altri trattamenti NON farmacologici per l'ADHD

Oltre alla la terapia farmacologica per l’ADHD, che offre risultati rapidi e una gestione efficace dei sintomi, ci sono una vasta gamma di interventi non farmacologici, da utilizzare in maniera indipendente o integrata ai farmaci.

Ne sono un esempio la psicoterapia per l’ADHD e gli interventi psicoeducativi per l’ADHD che mirano a migliorare le abilità di adattamento e il funzionamento quotidiano delle persone ADHD.

La scelta del trattamento migliore dipende dalle esigenze individuali del paziente e può richiedere una valutazione approfondita da parte di un professionista esperto in ADHD.

Considerazioni per l'inizio o sospensione della terapia farmacologica ADHD

Tanto l’inizio quanto la sospensione della terapia farmacologica per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) richiedono un’analisi accurata delle esigenze specifiche della persona e delle opzioni terapeutiche disponibili. Il trattamento dell’ADHD coinvolge una serie di considerazioni uniche che tengono conto del quadro clinico, delle caratteristiche, della storia e delle preferenze dell’individuo.

ADHD comprensione terapia farmacologica
importanza valutazione medica ADHD farmaci

Nell’inizio della terapia farmacologica per l’ADHD, è fondamentale effettuare una valutazione completa del profilo clinico dell’individuo per confermare la diagnosi e stabilire il trattamento più appropriato. Questa valutazione dovrebbe includere una storia medica dettagliata, valutazioni comportamentali e cognitive, nonché la raccolta di informazioni da parte di figure significative nella vita dell’individuo, come i genitori, caregiver e gli insegnanti, nei casi di bambini e adolescenti. È importante escludere altre condizioni mediche o psichiatriche che potrebbero mimare i sintomi dell’ADHD.

Molte sono infatti le condizioni psicologiche che possono avere sintomi sovrapponibili a quelli dell’ADHD.

La selezione del farmaco specifico da somministrare dipende da diversi fattori, tra cui l’età dell’individuo, la gravità dei sintomi, la presenza di condizioni comorbide, come ansia, depressione, autismo e le preferenze individuali. I farmaci stimolanti come il metilfenidato e l’anfetamina sono spesso considerati trattamenti di prima linea per l’ADHD, poiché hanno dimostrato di essere efficaci nel migliorare l’attenzione, la concentrazione e il controllo degli impulsi. Ma in alcuni casi, possono essere prescritti farmaci non stimolanti come gli antidepressivi triciclici o gli agonisti alfa-2 adrenergici.

Durante il trattamento, è importante monitorare da vicino la risposta dell’individuo al farmaco e apportare eventuali aggiustamenti nella posologia o nella terapia in base alla sua efficacia e tollerabilità. Una consulenza psicoeducativa preventiva per l’individuo e la sua famiglia può essere estremamente utile per garantire una gestione efficace del disturbo e per affrontare eventuali preoccupazioni o dubbi riguardanti il trattamento.

monitoraggio terapia farmacologica ADHD

Anche la sospensione della terapia farmacologica, come il suo inizio, prevede un’attenzione particolare e dovrebbe sempre avvenire sotto stretto controllo medico psichiatra.

In alcuni casi, la sospensione della terapia farmacologica può essere giustificata se l’individuo mostra una significativa riduzione dei sintomi e una buona funzionalità senza l’uso continuato del farmaco. Tuttavia, è importante fornire all’individuo un adeguato supporto e monitoraggio durante il processo di sospensione per garantire una transizione sicura e efficace.

I farmaci per l'ADHD causano dipendenza?

Una delle paure più frequenti riguardo ai farmaci per l’ADHD riguarda il rischio di dipendenza, soprattutto quando si parla di farmaci stimolanti come il metilfenidato o le anfetamine.

Questi medicinali agiscono aumentando la disponibilità di dopamina e noradrenalina nello spazio sinaptico — cioè tra un neurone e l’altro — rallentandone la ricaptazione o favorendone il rilascio.

È vero che questo meccanismo ricorda quello di alcune sostanze stimolanti d’abuso, ma il contesto e le dosi terapeutiche sono completamente diversi.

Nei pazienti ADHD, il cervello presenta spesso una carenza funzionale di dopamina nelle aree coinvolte nell’attenzione, nel controllo degli impulsi e nella motivazione; i farmaci servono proprio a riportare questi livelli alla norma, non a superarli. Il cervello tende naturalmente a mantenere un equilibrio (omeostasi), e un uso scorretto o prolungato a dosi elevate potrebbe indurre adattamenti, come una riduzione del numero o della sensibilità dei recettori dopaminergici, ma questo non avviene con l’uso controllato e medico dei farmaci per l’ADHD. Studi a lungo termine mostrano che, se assunti come prescritto, non causano dipendenza fisica o psicologica, anzi: nei soggetti con ADHD, il trattamento corretto riduce il rischio di sviluppare dipendenze da altre sostanze in adolescenza o età adulta. Il vero rischio compare solo in caso di abuso o uso non supervisionato, quando le dosi e le modalità d’assunzione si avvicinano a quelle delle droghe stimolanti.

Risolviamo i tuoi dubbi

Purtroppo in Italia è indicato/consentito (label) nei bambini (sotto i 18 anni) e, in continuità di trattamento, quindi nel caso di prosecuzione della terapia dopo i 18 anni, anche negli adulti. La prima prescrizione del farmaco dopo i 18 anni viene considerata off- label (non indicata/consentita), questo a discapito di tutte le linee guida internazionali e dunque il farmaco è a carico dell’utente.

Il termine significa “fuori etichetta” e descrive la pratica, autorizzata dalla legge italiana, dell’utilizzo di alcuni farmaci per impieghi diversi da quelli per i quali sono stati autorizzati. Non esistendo alcuna indicazione terapeutica specifica per tali farmaci, non possono essere rimborsati dal sistema sanitario nazionale. Il farmaco è certamente legale in Italia, ma le assicurazioni non ne coprono il costo. Questi farmaci sono LABEL secondo le linee guida internazionali.

Non procrastinare!