Lo skin picking, cioè lo stuzzicamento della pelle, è un comportamento piuttosto comune e frequentemente riportato nelle persone autistiche.
Può manifestarsi in modo lieve e occasionale, oppure diventare ripetitivo, automatico, difficile da interrompere.
Di per sé, stuzzicarsi la pelle può essere potenzialmente problematico: esiste anche una diagnosi specifica, chiamata dermatillomania (o disturbo da escoriazione), che rientra nei disturbi correlati al DOC e che descrive proprio un comportamento persistente di picking con conseguenze clinicamente rilevanti.
Tuttavia, nel contesto dell’autismo, lo skin picking non sempre si colloca nello stesso modo.
Inserito in un quadro neurodivergente più ampio, può assumere significati diversi e rispondere a funzioni differenti.
Per questo, prima di interpretarlo esclusivamente come “un disturbo”, è utile chiedersi cosa stia comunicando o regolando quel comportamento, e in quale contesto compaia.

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Stuzzicarsi la pelle nell’autismo
Molte persone autistiche adulte, e molti genitori di bambini autistici, riportano un comportamento piuttosto comune: lo stuzzicamento della pelle.
Può manifestarsi in modi diversi: pizzicotti, grattarsi, piccoli “micro-pizzichi” fatti con le unghie. Può comparire in più zone del corpo, ad esempio su mani e dita, braccia, viso, cuoio capelluto, dietro al collo, spalle.
È un comportamento che può preoccupare, soprattutto quando diventa ripetitivo o quando lascia segni evidenti.
In parte, la prima domanda che ci si pone è se ci sia una causa organica.
Per esempio, molti genitori possono pensare a un problema fisico: un’allergia, una dermatite, prurito, secchezza cutanea o altre condizioni della pelle.
In altri casi, soprattutto in adolescenza, può essere più facile interpretarlo come un gesto “autolesivo” o come un segnale emotivo.
Da adulti, invece, capita spesso che questo comportamento venga associato subito a un disturbo specifico, come la dermatillomania (disturbo da escoriazione).
Tuttavia, nel contesto dell’autismo, non è sempre così semplice.
Lo skin picking non ha sempre lo stesso significato, né la stessa funzione, e inserirlo in un quadro più ampio può cambiare completamente la lettura del comportamento.

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Skin-picking autistico: cosa rappresenta?
Nel contesto dello spettro dell’autismo, lo skin picking (stuzzicamento della pelle) non va interpretato automaticamente come dermatillomania: un comportamento, da solo, non fa diagnosi e può assumere significati diversi a seconda del contesto, di cosa lo attiva e di cosa “produce” dopo.
Molto spesso, infatti, quello che dall’esterno sembra un comportamento compulsivo è in realtà una forma di stimming (auto-stimolazione/auto-regolazione): un gesto ripetitivo che aiuta il sistema nervoso a trovare equilibrio, soprattutto quando l’ambiente o le richieste interne diventano difficili da gestire. In questi casi lo skin picking può servire a:
- regolare l’attivazione (scaricare tensione quando c’è sovraccarico, o “tenersi su” quando c’è ipo-attivazione/noia);
- ottenere un input sensoriale prevedibile e controllabile (rispetto a stimoli esterni imprevedibili);
- sostenere l’attenzione durante compiti lunghi, monotoni o stressanti;
- gestire momenti di attesa, ansia, transizioni o overload sensoriale.
Questa distinzione è importante perché cambia anche l’approccio: se la funzione è regolatoria, l’obiettivo non è solo “farlo smettere”, ma capire cosa sta regolando e (se necessario) trovare alternative più sicure.
Alcuni segnali che orientano verso una funzione di stimming sono: aumento in situazioni specifiche (stress/attesa/overload), senso di sollievo immediato, una certa “flessibilità” (si riduce se cambia lo stato interno o se ci sono alternative).
Quando invece il comportamento è più vicino a un ciclo compulsivo, possono comparire: sensazione di “doverlo fare”, escalation, perdita di controllo, tentativi ripetuti e falliti di smettere, e un circuito ansia/vergogna che lo alimenta.

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Quando è il caso di intervenire sullo stuzzicamento della pelle autistico?
Quando parliamo di skin picking in una persona nello spettro autistico, la prima cosa da chiarire è questa: non è necessario intervenire sempre.
Lo stimming, in generale, non è un comportamento da “correggere”: molto spesso è una strategia utile di autoregolazione (sensoriale, emotiva, attentiva).
Togliere uno stimming solo perché “strano” o perché si nota, di solito è insensato e può anche essere dannoso, perché significa togliere una risorsa senza offrire un’alternativa.
Ha senso intervenire quando lo skin picking smette di essere un gesto lieve e diventa un comportamento-problema, cioè quando crea un rischio o un danno concreto per la persona (o, più raramente, per gli altri). In particolare, è il caso di intervenire se:
- compaiono lesioni, abrasioni, escoriazioni, sanguinamento o dolore;
- il rischio di infezioni aumenta (ferite aperte, pelle infiammata, cicatrici);
- il comportamento diventa molto frequente e difficile da interrompere, con sofferenza o interferenza significativa nella vita quotidiana;
- c’è un peggioramento legato a prurito, dermatiti o altre condizioni cutanee (in quel caso è importante anche escludere o trattare cause organiche).
In questi casi, l’obiettivo non è “eliminare lo stimming”, ma renderlo più sicuro.
Spesso l’approccio più efficace è lavorare sulla sostituzione: aiutare bambino, adolescente o adulto a trovare un comportamento alternativo che risponda alla stessa funzione (scaricare tensione, avere input sensoriale, sostenere attenzione, gestire attesa/ansia), ma con un impatto molto minore sul corpo.
Una terapia comportamentale può aiutare proprio in questo: identificare i trigger (quando succede, dove, in quali stati), riconoscere i segnali precoci e costruire alternative pratiche e realistiche.
È utile ricordare anche che gli stimming non sono immutabili: alcune persone li mantengono per tutta la vita, altre li modificano spontaneamente nel tempo, e altre ancora riescono a cambiarli con un percorso guidato.

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NB. lo skin picking può anche essere legato a una comorbidità (come la dermatillomania), a una reazione di stress o a un comportamento autolesivo: per questo è importante rivolgersi a professionisti della salute mentale; noi di GAM Medical siamo specializzati nella diagnosi e nel trattamento dell’autismo e sappiamo riconoscere queste differenze.



