Perché l’uso quotidiano dei social media può ridurre l’attenzione dei bambini?

Tempo di lettura: 5 minuti

bambini e social media

L’uso quotidiano dei social media sta esponendo i bambini a una stimolazione continua che il loro cervello non è ancora pronto a gestire, con conseguenze sempre più evidenti sulla capacità di concentrarsi, apprendere e persino annoiarsi — un’abilità fondamentale per crescere.

In questo articolo analizzeremo come l’uso quotidiano dei social media possa influenzare la capacità di attenzione nei bambini, mettendo in evidenza i meccanismi cognitivi coinvolti, i possibili rischi per lo sviluppo e l’importanza di un utilizzo consapevole delle tecnologie digitali, senza demonizzarle ma comprendendone gli effetti.

In che modo i social media influenzano l’attenzione nei bambini?

Con il termine attenzione si intende “l’azione di rivolgere la mente a qualcosa e mantenerla(attirare, richiamare, concentrare, sviare l’a.); può essere di tipo sensoriale (guardare,ascoltare con a.) oppure di tipo intellettuale (riflettere con a.).” (Treccani, 2025).

I social media propongono contenuti brevi, dinamici e in continua successione, con notifiche e interruzioni frequenti progettate per catturare costantemente l’attenzione. Proprio perché il cervello del bambino è plastico e in formazione, risulta particolarmente sensibile agli stimoli ambientali, specialmente quando questi sono rapidi, intensi e ripetitivi.                     

Questa modalità di fruizione può abituare il bambino a cambiare focus rapidamente, rendendo più difficile mantenere la concentrazione su attività prolungate come la lettura, lo studio o il gioco strutturato. 

Inoltre, l’attivazione ripetuta dei circuiti di ricompensa — legata al rilascio di dopamina — può favorire la ricerca di gratificazioni immediate e aumentare comportamenti impulsivi, interferendo con lo sviluppo della tolleranza alla frustrazione e della capacità di pianificazione.

Le evidenze empiriche confermano tali preoccupazioni.  Secondo la ricerca “Association between Screen Time and Developmental and Behavioral Problems among Children in the United States: Evidence from 2018 to 2020 NSCH “ del 2023 di Guangbo Qu & Colleghi, condotto su un ampio campione di 101.350 bambini e adolescenti statunitensi di età compresa tra 0 e 17 anni, è stata analizzata l’associazione tra tempo trascorso davanti allo schermo nei giorni feriali e problematiche di sviluppo e comportamentali.                               I risultati hanno evidenziato che una quota significativa di bambini superava i limiti raccomandati di esposizione (70,3% tra 0 e 5 anni e 80,2% tra 6 e 17 anni) e che il tempo eccessivo davanti allo schermo risultava positivamente associato a disturbi comportamentali e della condotta, ritardi dello sviluppo, disturbi del linguaggio, difficoltà di apprendimento, disturbo dello spettro autistico (ASD) e disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

Nel complesso, questi dati suggeriscono che un uso eccessivo e non regolato dei media digitali possa interferire con i processi di sviluppo cognitivo e comportamentale, rafforzando l’importanza di un monitoraggio attento e di interventi preventivi precoci, soprattutto nelle fasi iniziali dello sviluppo.

Quali sono gli effetti dei social media sui bambini?

Negli ultimi anni i social media sono diventati parte integrante della vita quotidiana anche di bambini e adolescenti. Durante il lockdown, molti giovani si sono collegati autonomamente alle piattaforme social — in particolare Instagram, TikTok e YouTube — sia per mantenere i contatti con i coetanei sia per garantire la continuità scolastica attraverso la didattica a distanza. 

Tuttavia, se da un lato l’uso di Internet ha rappresentato uno strumento fondamentale di comunicazione e supporto educativo, dall’altro è necessario considerare che un’esposizione intensa e non regolata ai social media può essere associata a conseguenze negative, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.

Una revisione della letteratura condotta secondo le linee guida PRISMA, pubblicata su “International Journal of Environmental Research and Public Health” del 2022 di Bozzola & Altri, ha analizzato in 68 studi i rischi segnalati più frequentemente.

Alcuni di questi possono essere positivi, altri negativi ma possono coinvolgere aspetti cognitivi, emotivi, sociali e fisici dello sviluppo.

Il loro uso intenso e non regolato può:

  • aumentare ansia, depressione e disturbi del sonno;
  • favorire dipendenza e difficoltà attentive;
  • esporre a cyberbullismo e rischi per la privacy;
  • influenzare negativamente l’autostima e le relazioni sociali. 

Quali evidenze scientifiche collegano l’uso dei social media alle difficoltà attentive nei bambini?

Numerose ricerche empiriche hanno analizzato la relazione tra uso dei media digitali e difficoltà attentive in età evolutiva. Uno studio longitudinale condotto su un ampio campione di bambini in età scolare ha evidenziato come l’uso dei social media sia associato a un aumento progressivo dei sintomi di disattenzione nel tempo.

Secondo la ricerca “Digital Media, Genetics, and Risk for ADHD Symptoms in Children: A Longitudinal Study “del 2026 di Nivins & Altri,i risultati mostrano che il tempo medio trascorso quotidianamente sui social media è correlato a un incremento significativo dei comportamenti inattentivi, anche controllando variabili quali il sesso, la diagnosi di ADHD e la predisposizione genetica.

Al contrario, non sono emerse associazioni significative tra i sintomi di disattenzione e altre forme di esposizione ai media digitali, come la visione di video o l’uso dei videogiochi.

Questi dati suggeriscono che le caratteristiche specifiche dei social media, quali la continua alternanza di stimoli e la rapida gratificazione, possano incidere in modo particolare sui processi attentivi e di autoregolazione, rafforzando l’ipotesi che un uso prolungato e non mediato possa interferire con lo sviluppo delle funzioni esecutive nei bambini.

In questo senso, risulta fondamentale il ruolo dell’adulto nel guidare un uso consapevole dei social media, al fine di sostenere lo sviluppo delle competenze autoregolative nei bambini.

Social media: attenzione e bambini
Social media: attenzione e bambini

Il ruolo dell’educazione digitale nello sviluppo dell’attenzione

L’educazione digitale svolge un ruolo centrale nello sviluppo dell’attenzione nei bambini, poiché contribuisce a mediare il rapporto tra un cervello ancora in formazione e l’ambiente digitale. 

In una fase della crescita in cui le capacità attentive ed esecutive sono in piena evoluzione, guidare i bambini verso un uso consapevole delle tecnologie diventa fondamentale per evitare un’esposizione eccessiva e dannosa.

Un’educazione digitale efficace promuove l’autoregolazione, insegna a riconoscere tempi di utilizzo adeguati e favorisce attività che richiedono concentrazione prolungata, contrastando la tendenza alla distrazione continua. 

In particolare l’ articolo su International Journal of Environmental Research and Public Health del 2022 di Bozzola & Altri, ci spiega come la consapevolezza pubblica e medica deve aumentare su questo argomento e devono essere trovate nuove misure di prevenzione, a partire da operatori sanitari, assistenti e siti web/sviluppatori di applicazioni. I pediatri dovrebbero essere consapevoli dei rischi associati a un uso problematico dei social media per la salute dei giovani e identificare i segni di sentinella nei bambini, prevenendo esiti negativi, anche attraverso il coinvolgimento congiunto di famiglia e scuola. 

In questo percorso, il supporto di professionisti specializzati nel benessere della mente può fare la differenza: GAM Medical, clinica psicologica italiana potrà aiutarti nella comprensione delle esigenze di ogni bambino e alla costruzione di strategie educative personalizzate, a sostegno del benessere dei minori e delle loro famiglie.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://publications.aap.org/pediatricsopenscience/article/2/1/1/205729/Digital-Media-Genetics-and-Risk-for-ADHD-Symptoms?autologincheck=redirected
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36011593/
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36924568/
  • https://www.treccani.it/vocabolario/attenzione/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

Psicologia generale

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