Mindfulness in terapia: moda o strumento utile? Benefici e limiti

Tempo di lettura: 4 minuti

mindfulness e benefici

Negli ultimi anni la mindfulness è diventata una parola molto diffusa, spesso associata a benessere, riduzione dello stress e crescita personale.
Ma la mindfulness in terapia è davvero uno strumento clinico utile o rischia di essere solo una moda del momento

In questo articolo analizzeremo cosa si intende per mindfulness in ambito terapeutico, quali benefici sono supportati dalle evidenze scientifiche e quali limiti è importante conoscere per un utilizzo consapevole.

Perché la mindfulness è entrata nella pratica clinica?

Con il termine mindfulness si intende una pratica di consapevolezza che mira a portare attenzione intenzionale e non giudicante all’esperienza del momento presente. In ambito clinico, la mindfulness non coincide con una tecnica di rilassamento generica, né con un esercizio spirituale, ma viene utilizzata all’interno di protocolli strutturati.

In terapia, la mindfulness può essere integrata come:

  • strumento di consapevolezza emotiva;
  • supporto alla regolazione dell’attenzione;
  • modalità per osservare pensieri e sensazioni senza reagire automaticamente;
  • elemento complementare ad altri approcci psicoterapeutici.

È importante chiarire che la mindfulness non è una terapia in sé, ma un insieme di pratiche che possono essere integrate in percorsi clinici più ampi, con obiettivi specifici e tempi definiti.

L’interesse clinico verso la mindfulness nasce dall’osservazione che molte forme di sofferenza psicologica sono mantenute da processi automatici, come rimuginio, evitamento e reazioni impulsive alle emozioni. La mindfulness si propone di interrompere questi automatismi aumentando la consapevolezza del funzionamento interno.

Secondo l’articolo del 2013”meta-analisi Mindfulness-based interventions for mental health” di Khoury et al., gli interventi basati sulla mindfulness mostrano benefici moderati su ansia, depressione e stress, soprattutto quando inseriti in protocolli strutturati e guidati da professionisti formati.

Questi risultati hanno contribuito alla diffusione della mindfulness come strumento clinico, non come soluzione universale, ma come risorsa potenzialmente utile per alcune persone e per alcuni obiettivi terapeutici.

Quali sono i benefici della mindfulness?

Quando utilizzata in modo appropriato, la mindfulness può offrire benefici specifici. Tuttavia, è importante distinguere tra ciò che è supportato dalla ricerca e ciò che viene spesso promesso in modo eccessivo.

Tra i benefici più documentati si osservano:

  • riduzione della reattività emotiva, con maggiore capacità di osservare le emozioni senza esserne travolti;
  • miglioramento della regolazione attentiva, soprattutto in persone con tendenza alla ruminazione;
  • maggiore consapevolezza corporea, utile nei disturbi psicosomatici;
  • riduzione dello stress percepito, in contesti di sofferenza psicologica lieve o moderata.

Secondo la ricerca del 2010 “The effect of mindfulness-based therapy on anxiety and depression” di Hofmann et al., la mindfulness può contribuire a ridurre sintomi ansiosi e depressivi, soprattutto come parte di un intervento integrato e non come unica strategia.

È fondamentale sottolineare che i benefici non sono automatici e dipendono da fattori come motivazione, contesto terapeutico e modalità di applicazione.

I limiti della mindfulness: quando non è sufficiente o non indicata?

Nonostante la popolarità, la mindfulness presenta limiti importanti che meritano attenzione. Non tutte le persone traggono beneficio dalle stesse pratiche, e in alcuni casi l’utilizzo non adeguato può risultare poco efficace o addirittura controproducente.

Alcuni limiti da considerare includono:

  • difficoltà a restare in contatto con l’esperienza interna senza attivazione eccessiva;
  • aumento temporaneo della consapevolezza di stati emotivi dolorosi;
  • frustrazione legata alla percezione di “non riuscire a meditare”;
  • utilizzo come forma di evitamento (“devo accettare tutto”) invece che di elaborazione.

In presenza di traumi complessi, dissociazione o grave disregolazione emotiva, la mindfulness richiede adattamenti specifici e una guida clinica attenta. In questi casi, proporla come pratica standard può non essere appropriato.

Mindfulness: strumento clinico o moda culturale?

La diffusione della mindfulness nella cultura popolare ha contribuito a renderla accessibile, ma anche a semplificarne eccessivamente il significato. Spesso viene presentata come soluzione rapida a problemi complessi, alimentando aspettative poco realistiche.

In ambito terapeutico, il rischio della “moda” emerge quando:

  • la mindfulness viene proposta senza una valutazione clinica;
  • viene utilizzata in modo standardizzato, senza adattamento;
  • viene separata dal contesto relazionale della terapia;
  • viene suggerita come sostituto di un percorso strutturato.

La mindfulness è più utile quando non viene idealizzata, ma integrata con altri strumenti, rispettando i limiti e le risorse della persona.

Come usare la mindfulness in terapia in modo consapevole?

Un utilizzo clinico responsabile della mindfulness richiede chiarezza sugli obiettivi e sui confini dello strumento. In terapia, la mindfulness non serve a “stare sempre calmi”, ma a migliorare il rapporto con l’esperienza interna.

Un approccio consapevole prevede:

  • una valutazione iniziale del funzionamento emotivo;
  • pratiche brevi e guidate, soprattutto all’inizio;
  • integrazione con il lavoro sui pensieri e sulle relazioni;
  • monitoraggio degli effetti nel tempo.

Per valutare se la mindfulness sta funzionando, due indicatori semplici possono essere: una maggiore capacità di riconoscere gli stati interni e una riduzione delle reazioni automatiche, anche in presenza di emozioni difficili.

mindfulness e terapia
mindfulness e terapia

Mindfulness in terapia: per chi può essere utile?

La mindfulness può essere uno strumento utile per:

  • persone con ansia o stress persistente;
  • difficoltà di regolazione emotiva lieve o moderata;
  • tendenza al rimuginio
  • bisogno di aumentare consapevolezza e flessibilità.

Non è invece una soluzione universale e non sostituisce interventi clinici specifici quando sono necessari.

Ti stai chiedendo se la mindfulness possa essere utile per te?

Capire se la mindfulness sia uno strumento adatto dipende dal tuo funzionamento, dai tuoi obiettivi e dal contesto in cui viene proposta. In terapia, non esistono tecniche valide per tutti, ma strumenti da scegliere con attenzione.

GAM Medical, centro di psichiatria e psicoterapia italiano, offre la possibilità di prenotare un colloquio gratuito come primo momento di orientamento clinico, all’interno di percorsi di psicoeducazione e supporto psicologico personalizzato, in cui la mindfulness può essere integrata in modo mirato e responsabile, quando indicata, all’interno di un progetto terapeutico condiviso.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  •  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23796855/
  •  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20350028/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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