L’ansia passa da sola?

Tempo di lettura: 4 minuti

L'ansia passa da sola?

Ti sei mai chiesto se l’ansia, prima o poi, possa risolversi semplicemente aspettando?

Molte persone convivono con stati ansiosi più o meno intensi sperando che si tratti di una fase temporanea destinata a ridursi spontaneamente. In questo articolo analizzeremo se l’ansia può davvero passare da sola, quando questo può accadere e perché, in molti casi, tende invece a mantenersi nel tempo.

In questo articolo cercheremo di chiarire quando l’ansia può effettivamente ridursi spontaneamente e quando, invece, è sostenuta da meccanismi che ne favoriscono la persistenza. Comprendere queste differenze può aiutare a orientarsi tra attesa e intervento, riducendo il rischio di rimandare un supporto utile.

L’ansia può davvero ridursi spontaneamente?

In alcune circostanze l’ansia può effettivamente attenuarsi senza un intervento specifico. Questo avviene soprattutto quando è una risposta proporzionata a eventi chiari, delimitati e temporanei, e quando non si instaurano meccanismi che la mantengono attiva.

Può accadere, ad esempio, quando:

  • la fonte di stress è ben identificabile e limitata nel tempo;
  • la persona dispone di buone risorse di adattamento emotivo;
  • il livello di ansia rimane moderato;
  • non si sviluppano evitamenti sistematici;
  • il contesto di vita torna stabile e prevedibile.

In queste condizioni, l’ansia tende a ridursi progressivamente con il venir meno dello stimolo stressante. Secondo lo studio del 2005 “Lifetime prevalence and age-of-onset distributions of DSM-IV disorders in the National Comorbidity Survey Replication” di Kessler R.C. et al., non tutti gli stati ansiosi seguono un decorso persistente: in una quota di casi i sintomi possono attenuarsi nel tempo, in particolare quando il funzionamento globale viene recuperato e non si sviluppano strategie di evitamento o ipervigilanza.

Perché spesso l’ansia non passa da sola?

Secondo lo studio del 2012 “Cognitive processes in anxiety disorders” di Hirsch & Mathews, l’ansia tende a mantenersi quando viene alimentata da specifici processi cognitivi e comportamentali. Anche quando l’evento scatenante non è più presente, l’ansia può continuare a essere sostenuta dal modo in cui la persona interpreta e gestisce le proprie sensazioni.

Tra i principali fattori di mantenimento si osservano:

  • l’evitamento delle situazioni temute, che riduce il disagio nel breve termine ma lo rafforza nel tempo;
  • il rimuginio costante, che mantiene l’attenzione focalizzata su possibili pericoli futuri;
  • l’ipercontrollo delle sensazioni corporee, che aumenta la percezione di minaccia;
  • interpretazioni catastrofiche di normali reazioni fisiologiche.

Questi meccanismi creano un circolo vizioso in cui l’ansia diventa indipendente dall’evento che l’ha originata. In tali condizioni, aspettare che l’ansia passi da sola può significare, involontariamente, permetterle di consolidarsi.

L’ansia è una risposta fisiologica e psicologica normale, parte integrante del funzionamento umano. Serve a segnalare una possibile minaccia e a preparare l’organismo all’azione, aumentando attenzione, vigilanza e prontezza. In condizioni di equilibrio, questo sistema si attiva e si disattiva in modo flessibile.

Il problema nasce quando il meccanismo di allerta non si spegne. Anche dopo che l’evento stressante è terminato, l’organismo continua a funzionare come se il pericolo fosse presente, mantenendo uno stato di attivazione costante. In queste condizioni, l’ansia tende a strutturarsi e a mantenersi nel tempo, piuttosto che ridursi spontaneamente.

Quando ciò accade, l’ansia non è più una reazione passeggera, ma un assetto stabile del sistema nervoso. Può manifestarsi attraverso preoccupazione continua, ipervigilanza, difficoltà di rilassamento e sintomi fisici ricorrenti, interferendo con il lavoro, le relazioni e la qualità della vita. Aspettare che passi da sola, in questi casi, raramente porta a una risoluzione, perché i meccanismi che la mantengono restano attivi.

Proprio per questo, quando l’ansia diventa persistente, è fondamentale un intervento mirato, che aiuti a comprendere cosa sta alimentando lo stato di allerta e a ripristinare un funzionamento più equilibrato. Un percorso strutturato consente di interrompere il circolo dell’ansia e di ridurne l’impatto in modo concreto e duraturo.

Secondo lo studio del 2017 “Anxiety disorders” di Bandelow et al., i disturbi d’ansia non trattati tendono spesso a seguire un decorso cronico o ricorrente. L’ansia persistente può incidere in modo significativo sul funzionamento quotidiano, limitando progressivamente le aree di vita considerate sicure.

Nel tempo, l’ansia può:

  • ridurre la libertà di movimento e di scelta;
  • interferire con le relazioni sociali e affettive;
  • compromettere la qualità del sonno;
  • ridurre energia e capacità di concentrazione;
  • aumentare il rischio di altri disturbi psicologici.

Quando l’ansia diventa una presenza costante, la convinzione che “prima o poi passerà” rischia di ritardare la richiesta di aiuto, rendendo più complesso interrompere i meccanismi che la mantengono attiva.

Se ho l’ansia, quando devo intervenire? 

La differenza tra un’ansia che si riduce e una che persiste non dipende solo dal tempo, ma dal modo in cui viene affrontata. Intervenire non significa eliminare ogni forma di ansia, ma ridurne l’impatto e recuperare margini di flessibilità.

Tra gli elementi che possono favorire un cambiamento si includono:

  • la psicoeducazione, per comprendere il funzionamento dell’ansia;
  • la riduzione graduale dell’evitamento;
  • il lavoro sui pensieri anticipatori e catastrofici;
  • strategie di regolazione fisiologica e grounding;
  • il supporto professionale, per una valutazione personalizzata.

Per valutare se un percorso sta funzionando, due indicatori semplici possono essere una diminuzione dell’influenza dell’ansia sulle decisioni quotidiane e una maggiore tolleranza al disagio, anche quando l’ansia è presente.

ansia persistente
ansia persistente

L’ansia passa da sola o va accompagnata?

L’ansia può ridursi spontaneamente in alcune circostanze, ma quando diventa persistente è spesso necessario accompagnarla con strumenti adeguati. Comprendere i meccanismi che la mantengono è il primo passo per scegliere come intervenire in modo consapevole.

GAM Medical, clinica specializzata in ansia, propone percorsi di psicoeducazione e supporto psicologico personalizzato, con obiettivi condivisi e monitoraggio graduale, per aiutare le persone a gestire l’ansia in modo sostenibile e rispettoso dei propri tempi.

Questo è contenuto divulgativo e non sostituisce le diagnosi di un professionista. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo.

Fonti:

  • https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3444754/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28867934/ 
  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15939837/

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Psichiatra ADHD Gincarlo Giupponi

Supervisione scientifica:
Questo articolo è stato revisionato dal Dott. Giancarlo Giupponi, psichiatra e psicoterapeuta, vicedirettore del Servizio Psichiatrico di Bolzano e presidente regionale della Società Italiana di Psichiatria. Oltre a garantire l’accuratezza clinica dei contenuti, il Dott. Giupponi supervisiona la selezione dei test e dei questionari disponibili sul sito, verificandone la conformità agli standard scientifici internazionali (DSM-5, OMS, strumenti clinicamente validati).
Scopo del contenuto: divulgativo, non diagnostico.

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