Quando un adolescente cambia improvvisamente comportamento, si isola, sembra sopraffatto dalle emozioni o mette in atto condotte rischiose, come possiamo capire se si tratta di un disagio passeggero o di un segnale che richiede attenzione immediata?
In questa intervista tra il Dottor Marco Innamorati e GAM Medical affrontiamo un tema complesso e delicato: il legame tra ADHD, disregolazione emotiva, autolesionismo, comportamenti alimentari disfunzionali e rischio suicidario negli adolescenti.
Attraverso domande mirate e risposte chiare, l’obiettivo è aiutare genitori, insegnanti e professionisti a riconoscere i segnali precoci di sofferenza psicologica e a comprendere quando e come intervenire in modo tempestivo ed efficace.
Domande al Dottor Innamorati
GAM Medical: “Nel suo lavoro clinico, quali sono i segnali precoci più frequenti che possono indicare un rischio sia di autolesionismo sia di comportamenti alimentari disfunzionali negli adolescenti?”
Dottore M. Innamorati: “Negli adolescenti L’autolesionismo e i disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, nelle sue forme più gravi, potrebbero entrambi rappresentare un tentativo disfunzionale di gestire un dolore emotivo intollerabile. i primi cambiamenti visibili, legati alla gestione delle emozioni potrebbero essere una improvvisa tendenza a isolarsi socialmente e ritirarsi dai propri legami, che siano amicizie, legami familiari oppure le attività che prima si amavano. A questi comportamenti si possono accompagnare maggiore riservatezza. Dal punto di vista emotivo, sono possibili cambiamenti d’umore, con una prevalenza di emotività negativa, irritabilità estrema e persistente con scatti d’ira improvvisi. Segnali di stress importanti sono anche i cambiamenti nel sonno e l’uso di alcol e droghe. Questi segnali sono importanti quando segnano un cambiamento rispetto al comportamento precedente dell’adolescente.”
GAM Medical: “Come cambia il rischio di ideazione suicidaria negli adolescenti ADHD rispetto ai loro coetanei senza questo disturbo?”
Dottore M. Innamorati: “La ricerca suggerisce che gli adolescenti con ADHD possano manifestare più frequentemente ansia, depressione e ideazione suicidaria. La presenza di questi stati emotivi, insieme alla presenza di impulsività, aggressività e abuso di sostanze possono aumentare il rischio suicidario negli adolescenti ADHD.”
GAM Medical: “Qual è la connessione tra le difficoltà di regolazione emotiva tipiche dell’ADHD e l’insorgenza di comportamenti autolesivi?”
Dottore M. Innamorati: “Le difficoltà nella regolazione emotiva sono un mediatore dell’insorgenza di comportamenti autolesionistici o altre problematiche comportamentali. Possiamo vedere i comportamenti autolesionistici come tentativi disfunzionali di regolare le nostre emozioni. Delle situazioni frustranti possono essere percepite come insopportabili e il comportamento autolesionistico potrebbe essere usato come un “interruttore” rapido per abbassare l’intensità delle emozioni non gestibili.”
GAM Medical: “Nei pazienti con disturbi alimentari, in che modo l’impulsività — spesso presente nell’ADHD — influisce sulla gravità o sulla cronicità del disturbo?”
Dottore M. Innamorati: “L’impulsività può rendere più difficile il controllo alimentare. Ad esempio, nell’alimentazione cosiddetta emotiva (“emotional eating”), l’assunzione di alimenti, comunemente ad alto contenuto di grassi e zuccheri, può seguire particolari stati emotivi. L’impulsività è una sorta di cortocircuito tra lo stimolo ambientale ma anche emotivo interno e il comportamento che rende più difficile il pensiero che potrebbe suggerire di ritardare l’assunzione o il non ricorrere ad alimenti ipercalorici e spesso iper-processati. Poi, l’impulsività può ostacolare la capacità di pianificare e mantenere obiettivi a medio-lungo termine, quali ad esempio, un regime alimentare sano.”
GAM Medical: “Si osservano differenze nella manifestazione dei disturbi alimentari nelle persone ADHD rispetto alla popolazione generale?”
Dottore M. Innamorati: “Più che differenze, nelle persone con ADHD si può assistere più frequentemente a comportamenti alimentari disfunzionali e veri e propri disturbi dell’alimentazione. L’associazione con specifici disturbi dell’alimentazione e della nutrizione può essere più forte con alcuni, quali binge eating disorder e bulimia nervosa, dove c’è una perdita del controllo sull’alimentazione rispetto ad altri, quali l’anoressia nervosa. La presenza di stati emotivi negativi, quali depressione e ansia, può aumentare il rischio di sviluppare comportamenti alimentari disfunzionali.”
GAM Medical: “Nella sua esperienza, quali fattori psicologici o ambientali accomunano gli individui che presentano contemporaneamente ADHD e comportamenti autolesivi o condotte alimentari estreme?”
Dottore M. Innamorati: “Le persone che presentano contemporaneamente queste condizioni sono accumunate dalla presenza di alcuni fattori psicologici e ambientali comuni. Dal punto di vista psicologico, c’è una maggiore incapacità di regolare le proprie emozioni con meccanismi funzionali, una maggiore necessità di scaricare velocemente gli stati emotivi non gestibili diversamente e maggiore impulsività. Ci può essere una maggiore intolleranza alla frustrazione e alle emozioni negative. I fattori ambientali e familiari sono importanti sia nell’aiutare la persona ADHD a sviluppare maggiore resilienza sia nel creare potenziali situazioni di fragilità emotiva. Poi, eventi relazionali quali stress scolastico, situazioni di vittimizzazione possono portare all’insorgere di stati emotivi intensi e negativi e alla messa in atto di comportamenti disfunzionali.”
GAM Medical: “Quali strategie di prevenzione del suicidio ritiene più efficaci in ambito scolastico, soprattutto per studenti che mostrano frustrazione o difficoltà attentive?”
Dottore M. Innamorati: “La scuola è una delle arene sociali più importanti per gli adolescenti. Qui l’adolescente può incontrare fonti di stress che mettono a rischio la capacità di regolare i propri comportamenti e qui può mostrare segnali di disagio che possono passare inosservati o non essere compresi. Gli interventi scolastici possono avere un duplice obiettivo: aiutare a riconoscere segnali di disagio e aiutare gli studenti nello sviluppare abilità di problem-solving e di fronteggiamento degli stressor emotivi e relazionali. Questi interventi possono essere diretti sia agli studenti e sia agli adulti che operano all’interno della scuola. In tale modo, gli adolescenti possono diventare più resilienti e gli adulti più capaci di cogliere i segnali di disagio eventualmente presenti nei loro alunni.”
GAM Medical: “Quando un giovane manifesta comportamenti autolesivi, quali sono i primi passi che genitori e insegnanti possono intraprendere, ancora prima dell’intervento specialistico?”
Dottore M. Innamorati: “L’atteggiamento della famiglia verso la fragilità, la salute e la malattia mentale è determinante per l’atteggiamento dell’adolescente rispetto al chiedere aiuto e usufruire di un aiuto esterno, anche quello di un professionista. La reazione degli adulti di riferimento quando vengono a sapere che il proprio figlio sta mettendo in atto dei comportamenti autolesionistici è caratterizzato da un misto di forti emozioni (paura, senso di colpa, tristezza, rabbia) che possono portare a reazioni negative nei confronti dell’adolescente e spingerlo verso una maggiore chiusura. La preoccupazione è giustificata ma gli adulti dovrebbero evitare reazioni estreme, dovrebbero vedere il comportamento come un tentativo di “andare avanti” in un ragazzo che sta affrontando un momento di estrema difficoltà e dolore emotivo. È il suo modo maldestro di affrontare la difficile situazione che sta vivendo. Il dolore dovrebbe essere riconosciuto senza dare validità al comportamento. In base alla gravità del comportamento, si deve far capire al ragazzo che è necessario chiedere un aiuto medico e psicologico/psichiatrico. L’importante è evitare che il ragazzo si chiuda nuovamente in sé stesso ed evitare di minimizzare i segnali di disagio che ha inviato, anche se il comportamento autolesionistico non ha prodotto danni medici rilevanti.”
GAM Medical: “Come comunica ai pazienti e alle loro famiglie la differenza tra autolesionismo non suicidario e rischio suicidario, evitando sia di minimizzare sia di creare allarmismi?”
Dottore M. Innamorati: “Autolesionismo e comportamenti suicidari condividono varie caratteristiche e si differenziano per un aspetto fondamentale, nel comportamento suicidario il fine dichiarato è di porre termine alla propria vita, nel comportamento autolesionistico gli obiettivi sono diversi, ad esempio terminare una emozione vissuta come intollerabile. Questi comportamenti, per quanto possano portare a esiti medici non gravi, non possono essere trascurati. Sono entrambi dei segnali che l’adolescente sta vivendo un momento di immenso dolore psicologico che non riesce a gestire diversamente ma che non è più in grado di sopportare basandosi sulle sue risorse attuali. Chi mette in atto un comportamento suicidario non vuole morire, vuole porre fine al dolore psicologico che sta vivendo. Creare legami con il ragazzo è importante come lo è creare le condizioni per ricevere un aiuto professionale. Avere pensieri di morte in una fase della propria vita non significa che si avranno sempre. Il ragazzo può essere aiutato a migliorare le proprie capacità di gestire le proprie difficoltà e i propri stati mentali negativi, a sviluppare capacità più adattive di fronteggiamento delle proprie emozioni.”
GAM Medical: “Quali innovazioni terapeutiche recenti considera più promettenti per affrontare situazioni complesse in cui si intrecciano impulsività, disregolazione emotiva, alimentazione disordinata e rischio suicidario?”
Dottore M. Innamorati: “Queste situazioni complesse richiedono interventi sistemici in cui siano presenti prevenzione, relazioni con i familiari e con i pari supportive e interventi che possano direttamente lavorare sulle fonti di fragilità e contemporaneamente affrontare le acuzie, rappresentate da eventuali comportamenti autolesionistici suicidari e non, abuso di sostanze e aggressività etero-diretta. Nel campo degli interventi psicologici e psicoterapici, al giorno di oggi ci sono alcune terapie che hanno dato maggiori riscontri di efficacia quali la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia dialettico-comportamentale ma anche alcuni interventi psicodinamici specifici come la terapia basata sulla mentalizzazione. Esistono comunque anche altri interventi promettenti ma l’importante è che l’intervento affronti direttamente i pensieri suicidari. Inoltre, nella scelta è importante anche considerare le possibili comorbidità, quali la presenza di disturbi dell’umore, psicosi o abuso di sostanze.”


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Come affrontare il disagio giovanile?
Affrontare il disagio giovanile significa, prima di tutto, saper intercettare precocemente i segnali di sofferenza, soprattutto quando emergono cambiamenti evidenti nel comportamento, nell’umore o nel funzionamento quotidiano dell’adolescente. Difficoltà nella regolazione emotiva, impulsività, ritiro sociale e instabilità dell’umore non dovrebbero essere letti come semplici “fasi di crescita”, ma come possibili campanelli d’allarme che richiedono attenzione e ascolto. Riconoscere tempestivamente questi segnali consente di intervenire prima che il disagio si strutturi, riducendo il rischio di esiti più gravi e favorendo percorsi di sviluppo più adattivi.
Un ruolo chiave è svolto dalla costruzione di una rete di supporto solida e coerente, capace di coinvolgere famiglia, scuola e servizi sanitari. La presenza di adulti significativi che sappiano accogliere il disagio emotivo senza sminuirlo, giudicarlo o rispondere in modo punitivo rappresenta un potente fattore protettivo. Un ambiente relazionale attento e contenitivo può infatti trasformarsi in uno spazio sicuro in cui l’adolescente si sente legittimato a esprimere la propria sofferenza e a chiedere aiuto.
Quando il disagio si associa a condizioni come ADHD, impulsività marcata o difficoltà emotive concomitanti, diventa fondamentale una presa in carico specialistica integrata. Interventi psicologici strutturati, affiancati dal coinvolgimento della famiglia e, quando necessario, da una valutazione psichiatrica, permettono di lavorare in modo mirato sui fattori di rischio e sulle risorse dell’adolescente. Questo approccio integrato non solo riduce la gravità dei sintomi, ma contribuisce anche a prevenire l’evoluzione del disagio verso quadri clinici più complessi, promuovendo benessere, autonomia e continuità nel percorso di crescita.
L’intervista mette in luce un punto fondamentale: dietro i comportamenti autolesivi, alimentari estremi o impulsivi non c’è mai “solo un problema di comportamento”, ma un dolore emotivo profondo che chiede di essere ascoltato e compreso. Intervenire precocemente, creare reti di supporto e affidarsi a professionisti della salute mentale qualificati può fare la differenza nel percorso di un adolescente e della sua famiglia.
Quando segnali di disagio emergono in un figlio, in uno studente o in un giovane vicino, è essenziale che non vengano minimizzati o rimandati. Un intervento tempestivo può rappresentare un fattore decisivo nel ridurre il rischio di esiti più gravi e nel restituire all’adolescente strumenti più efficaci per affrontare le proprie difficoltà emotive.
Il Centro ADHD e di Psicologia GAM Medical propone percorsi di valutazione clinica, supporto psicologico e interventi specialistici rivolti a bambini, adolescenti e adulti, attraverso un approccio integrato, personalizzato e basato sulle evidenze scientifiche. Un intervento tempestivo e qualificato rappresenta un fattore chiave di prevenzione e tutela della salute mentale.



