Sai che esistono diverse condizioni organiche che possono mimare i sintomi dell’ADHD?
Spesso, quando si parla di diagnosi di ADHD, l’attenzione si concentra soprattutto sulla diagnosi differenziale rispetto ad altre condizioni psicologiche o del neurosviluppo che possono presentare caratteristiche simili, come l’autismo, la depressione, i disturbi specifici dell’apprendimento o i disturbi della condotta.
In realtà, esistono anche numerose condizioni mediche e organiche che possono produrre sintomi sovrapponibili a quelli dell’ADHD: difficoltà di attenzione, irrequietezza, impulsività, affaticamento cognitivo, difficoltà di organizzazione.
Questo aspetto diventa particolarmente rilevante quando la diagnosi viene formulata in età adulta. Nella diagnosi di ADHD in età adulta non è raro che il medico prescriva alcuni esami clinici prima o durante il percorso diagnostico.
Un esempio tipico sono gli esami della tiroide: alterazioni della funzione tiroidea, infatti, possono influenzare in modo significativo concentrazione, livello di energia, sonno e umore, dando luogo a sintomi che possono essere facilmente scambiati per ADHD.
In questo articolo vedremo quali sono alcune delle principali condizioni organiche che possono “mascherarsi” da ADHD e perché è fondamentale tenerle in considerazione all’interno di una valutazione accurata.

Il tuo punto di riferimento per l’ADHD
Se cerchi un aiuto concreto per affrontare l’ADHD, il nostro Centro Clinico è qui per te. Offriamo diagnosi accurate, trattamenti personalizzati e supporto continuo per aiutarti a vivere al meglio.
Problemi tiroidei: quando la tiroide “sembra” ADHD
La prima condizione organica da considerare, soprattutto quando si sta valutando una diagnosi di disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD) in età adulta, riguarda i disturbi della tiroide.
La tiroide è una piccola ghiandola ma ha un impatto enorme su energia, sonno, umore e velocità dei processi mentali. Quando funziona troppo (ipertiroidismo) o troppo poco (ipotiroidismo), i sintomi possono assomigliare in modo sorprendente a quelli attribuiti all’ADHD: difficoltà di concentrazione, irrequietezza, “mente annebbiata”, calo di performance, fatica a gestire i ritmi quotidiani.
Ecco perché, nei percorsi diagnostici seri, non è raro che il medico richieda esami del sangue mirati (in genere TSH, spesso anche FT3/FT4 e, in alcuni casi, anticorpi tiroidei).
Ipertiroidismo
Nell’ipertiroidismo l’organismo è come se fosse “accelerato”. Questo può tradursi in insonnia o sonno frammentato, irritabilità e una sensazione costante di tensione interna.
Spesso si osserva anche agitazione psicomotoria: difficoltà a stare fermi, nervosismo, bisogno di muoversi o di “fare qualcosa” continuamente.
In questo stato, è comune sperimentare difficoltà di concentrazione, non perché manchi la motivazione, ma perché il sistema nervoso è in una condizione di iperattivazione: il cervello passa rapidamente da uno stimolo all’altro, con la sensazione di avere “troppe cose in testa” e poca capacità di mantenere il focus.
Ipotiroidismo
All’estremo opposto, nell’ipotiroidismo l’organismo rallenta.
Qui i sintomi che possono confondere sono diversi ma altrettanto sovrapponibili: apatia, affaticabilità e una riduzione generale dell’energia mentale. Molte persone riferiscono ridotta attenzione, difficoltà a mantenere il filo, lentezza nel ragionamento e nel recupero delle parole.
Sono frequenti anche sonnolenza diurna e un senso di “peso” fisico e mentale che rende complicato organizzarsi, iniziare i compiti o portarli a termine.
Questo rallentamento cognitivo può essere scambiato per disattenzione “da ADHD”, quando in realtà è sostenuto da un problema ormonale che, una volta trattato, può migliorare in modo netto.

Prenota un colloquio gratuito per l’ADHD
Pensi che l’ADHD limiti la tua vita? Un colloquio gratuito con un nostro psicologo può chiarire molti dubbi, così potrai decidere se iniziare un percorso di diagnosi o trattamento.
ADHD e carenza di acido folico: quando la difficoltà di attenzione ha una causa organica
Un’altra condizione organica che può mimare la sintomatologia dell’ADHD è la carenza di acido folico (vitamina B9).
L’acido folico è coinvolto in processi fondamentali per il funzionamento del sistema nervoso, tra cui la produzione di cellule del sangue e diversi meccanismi legati al metabolismo cerebrale.
Quando i livelli sono bassi, alcune persone sperimentano un insieme di segnali che possono essere facilmente scambiati per disattenzione “cronica” o difficoltà di gestione mentale tipiche del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività.
Tra i sintomi più comuni troviamo irritabilità e una maggiore fragilità emotiva: ci si può sentire più “sotto pressione”, meno tolleranti allo stress e più reattivi del solito.
Sul piano cognitivo, possono comparire difficoltà attentive (focalizzarsi, restare concentrati, seguire una conversazione lunga), insieme a un deficit di memoria, spesso descritto come dimenticanze frequenti, fatica a recuperare informazioni o a ricordare cosa si stava per fare.
Molte persone riferiscono anche un vero e proprio rallentamento mentale, una sensazione di “nebbia” o di cervello meno scattante: i pensieri sembrano più lenti, l’organizzazione è più faticosa, e anche compiti semplici richiedono più energia del normale.
In un percorso di valutazione, soprattutto in età adulta, è importante ricordare che una carenza vitaminica non spiega sempre tutto, ma può contribuire in modo significativo ai sintomi e peggiorare un quadro già presente.
Per questo, se l’attenzione e la memoria sono cambiate nel tempo o se la stanchezza mentale è marcata, può avere senso discutere con il medico la possibilità di controllare i livelli di folati così da non attribuire automaticamente all’ADHD ciò che potrebbe dipendere anche da un fattore correggibile.
ADHD e carenza di ferro: quando stanchezza e disattenzione non sono ADHD
La carenza di ferro è un’altra condizione organica molto comune che può mimare alcuni sintomi tipici dell’ADHD, soprattutto in età adulta.
Il ferro è essenziale non solo per il trasporto dell’ossigeno nel sangue, ma anche per il corretto funzionamento del cervello: livelli bassi possono compromettere l’attenzione, la memoria e la capacità di mantenere uno sforzo mentale prolungato.
Non a caso, molte persone con carenza di ferro descrivono una persistente sensazione di stanchezza mentale, difficoltà a concentrarsi e una ridotta resistenza cognitiva, sintomi che possono facilmente essere interpretati come disattenzione “da ADHD”.
Dal punto di vista clinico, la carenza di ferro può manifestarsi con affaticabilità, ridotta attenzione, difficoltà di concentrazione, calo della memoria e una sensazione di “brain fog”.
In alcuni casi, soprattutto quando la carenza è più marcata o associata ad anemia, possono comparire anche irritabilità e ridotta tolleranza allo stress.
Tutti questi aspetti possono interferire con la vita quotidiana, il lavoro e lo studio, creando un quadro funzionale molto simile a quello osservato nel disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD).
In un percorso di valutazione dell’ADHD, è quindi importante considerare la carenza di ferro come possibile fattore contributivo o alternativo, soprattutto se i sintomi sono comparsi o peggiorati nel tempo, se sono presenti stanchezza fisica marcata o se vi sono fattori di rischio noti (mestruazioni abbondanti, diete restrittive, problemi gastrointestinali).
Un semplice esame del sangue (ferritina, emocromo) può aiutare a chiarire il quadro e a evitare che una condizione potenzialmente correggibile venga scambiata per un disturbo del neurosviluppo.

Pensi di essere ADHD?
Compila il test di autovalutazione! Ti darà un’indicazione sull’opportunità di approfondire con diagnosi e terapia. Bastano 3 minuti per avere il risultato.
ADHD e diabete mellito: quando le difficoltà cognitive dipendono dalla glicemia
Il diabete mellito è un’altra condizione organica che può mimare o amplificare alcuni sintomi tipici dell’ADHD, in particolare quelli legati all’attenzione, alla memoria e alla regolazione dell’energia mentale.
Il cervello è altamente sensibile alle variazioni dei livelli di glucosio nel sangue, e sia le iperglicemie sia le ipoglicemie possono avere un impatto diretto sulle funzioni cognitive e sul comportamento.
Nelle persone con diabete non ben compensato, sono frequenti sintomi come difficoltà di concentrazione, ridotta attenzione sostenuta, affaticamento mentale e una sensazione di “confusione” o rallentamento del pensiero.
Le oscillazioni glicemiche possono anche influenzare l’umore, aumentando irritabilità, nervosismo e difficoltà nella regolazione emotiva, aspetti che possono essere facilmente interpretati come impulsività o instabilità tipiche dell’ADHD.
Durante gli episodi di ipoglicemia, in particolare, possono comparire disorientamento, difficoltà decisionali e calo improvviso delle prestazioni cognitive.
Questo quadro diventa ancora più rilevante in età adulta, quando una diagnosi di ADHD può arrivare in un momento in cui sono già presenti altre condizioni mediche.
Se i sintomi attentivi variano molto nel corso della giornata, peggiorano in relazione ai pasti o si associano a stanchezza intensa e cali improvvisi di energia, è importante considerare anche un possibile problema di regolazione glicemica.
In questi casi, esami come glicemia a digiuno, emoglobina glicata e valutazioni metaboliche più approfondite possono aiutare a chiarire se le difficoltà cognitive siano attribuibili all’ADHD, al diabete mellito, o a una combinazione dei due.

Hai il sospetto che l’ADHD ti stia influenzando la vita?
Se credi che l’ADHD possa limitarti, un percorso diagnostico ti aiuterà a ottenere chiarezza e a capire come affrontarlo al meglio.
ADHD e disfunzioni surrenali: quando stress e ormoni imitano i sintomi dell’ADHD
Le disfunzioni surrenali rappresentano un’altra possibile condizione organica che può mimare o accentuare i sintomi del disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, soprattutto per quanto riguarda attenzione, regolazione emotiva ed energia mentale.
Le ghiandole surrenali producono ormoni fondamentali come cortisolo e adrenalina, che regolano la risposta allo stress, il ritmo sonno–veglia e la capacità di mantenere concentrazione e attivazione nel corso della giornata.
Quando questo sistema è alterato, l’impatto sul funzionamento cognitivo e comportamentale può essere significativo.
In situazioni di iperproduzione o disregolazione del cortisolo, la persona può sperimentare irrequietezza, difficoltà a rilassarsi, iperattivazione, irritabilità e problemi di concentrazione, un quadro che può ricordare l’iperattività o l’impulsività tipiche dell’ADHD.
Al contrario, quando la risposta surrenalica è ridotta o inefficace, possono emergere stanchezza persistente, difficoltà a mantenere l’attenzione, calo della motivazione e una sensazione di “esaurimento mentale”, con ridotta tolleranza allo stress e difficoltà a portare a termine i compiti quotidiani.
Queste alterazioni diventano particolarmente rilevanti in persone esposte a stress cronico, ritmi di vita irregolari o periodi prolungati di sovraccarico psicofisico.
In questi contesti, i sintomi possono essere fluttuanti: alcune giornate sembrano “buone”, altre sono caratterizzate da confusione mentale, distrazione e crolli energetici, rendendo difficile distinguere tra ADHD e una problematica legata alla regolazione ormonale.
Per questo, in un percorso diagnostico accurato, può essere utile valutare anche il funzionamento dell’asse surrenalico, soprattutto quando i sintomi sono strettamente collegati allo stress, al sonno o ai ritmi circadiani.
ADHD e apnea ostruttiva del sonno: quando la disattenzione nasce dal sonno
L’apnea ostruttiva del sonno è una delle condizioni organiche che più frequentemente può mimare i sintomi dell’ADHD, soprattutto negli adulti.
Si tratta di un disturbo in cui la respirazione si interrompe ripetutamente durante il sonno, causando micro-risvegli continui e una frammentazione del riposo notturno.
Anche se la persona può non ricordare questi risvegli, il risultato è un sonno non ristoratore che ha un impatto diretto sulle funzioni cognitive e sul comportamento diurno.
Le conseguenze più comuni includono sonnolenza diurna, ridotta attenzione sostenuta, difficoltà di concentrazione, rallentamento cognitivo e problemi di memoria.
Molte persone descrivono una persistente sensazione di “mente annebbiata”, scarsa lucidità e difficoltà a organizzare le attività quotidiane, tutti aspetti che possono essere facilmente attribuiti all’ADHD.
In alcuni casi, la privazione cronica di sonno può anche aumentare irritabilità, impulsività e difficoltà nella regolazione emotiva, rendendo il quadro ancora più simile a quello di un disturbo da deficit di attenzione.
Questo è particolarmente rilevante perché l’apnea ostruttiva del sonno è spesso sottodiagnosticata, soprattutto negli adulti che non presentano il classico profilo “a rischio” o che attribuiscono la stanchezza a stress o ritmi di vita intensi.
Se i sintomi attentivi migliorano nei giorni in cui si dorme meglio, se è presente russamento abituale, risvegli notturni, mal di testa mattutini o un marcato calo di energia durante il giorno, è importante considerare anche questa possibilità.
La diagnosi si basa su valutazioni specialistiche e su esami come la polisonnografia, che permettono di distinguere tra ADHD, apnea del sonno o una loro possibile coesistenza.
ADHD o celiachia?
Un’altra condizione organica che può mimare o influenzare le caratteristiche dell’ADHD è la celiachia. In alcune persone, infatti, i sintomi neurologici e cognitivi associati alla celiachia, come difficoltà di concentrazione, “brain fog”, ipercinesia o deficit di attenzione, possono sovrapporsi in modo significativo a quelli tipici dell’ADHD, rendendo più complessa la diagnosi differenziale.
Se vuoi approfondire questo tema, ne abbiamo parlato in modo più dettagliato nel nostro articolo del blog dal titolo “ADHD e Celiachia: il Ruolo del Glutine nelle Aree Comuni”, dove esploriamo le possibili connessioni tra le due condizioni e cosa significa per chi si trova ad affrontare entrambi i profili diagnostici.
L’importanza di escludere le condizioni organiche quando si valuta l’ADHD
Come si può facilmente immaginare da quanto abbiamo visto finora, è fondamentale escludere le condizioni organiche che possono spiegare meglio i sintomi dell’ADHD.
I segnali dell’ADHD sono certamente caratteristici, ma non sono esclusivi di questo disturbo: difficoltà attentive, impulsività, affaticamento mentale, disorganizzazione e instabilità emotiva possono comparire in molte condizioni diverse.
Per questo motivo, nel corso di una diagnosi differenziale accurata dell’ADHD, è essenziale non limitarsi a considerare solo le condizioni psicologiche o psichiatriche, ma includere anche una valutazione delle possibili cause organiche che possono contribuire o addirittura determinare il quadro clinico.
In GAM Medical siamo una clinica specializzata in ADHD in età adulta e offriamo percorsi diagnostici strutturati proprio con questo obiettivo: comprendere a fondo l’origine dei sintomi.
All’interno dei nostri percorsi, i professionisti coinvolti, come gli psichiatri esperti in ADHD, non si limitano alla valutazione clinica e psicodiagnostica dell’ADHD, ma, quando indicato, prescrivono esami medici utili a escludere o identificare eventuali condizioni organiche.
Questo significa che, durante il percorso diagnostico, potete aspettarvi un approccio completo e integrato, pensato per arrivare a una diagnosi il più possibile accurata e realmente utile per il trattamento.

L’ADHD ti sta mettendo alla prova ogni giorno?
Un trattamento mirato può aiutarti a gestire meglio i sintomi dell’ADHD, migliorando la tua qualità della vita e restituendoti il controllo delle tue azioni.



